Senza fretta, ma senza sosta.
Amo lo sport di alto livello perché è duro, selettivo e non ammette sconti. Ti mette a nudo: quando sei in campo, sotto pressione, non puoi indossare nessuna maschera.
Sei li, solo, a lottare contro i tuoi limiti. I peggiori, i più infimi, i più difficili da sconfiggere.
Ogni giorno ti sfidi per raggiungere la tua eccellenza. Ogni giorno, per crescere, esci dalla tua zona di comfort con grande intensità e provi stanchezza, frustrazione, delusione, scoramento.
Ma stai li e non scappi. Lavori sodo.
E questa è la prima prova di coraggio.
Dopo una buona dose di pugni in faccia qualcosa cambia. Comprendi che tutto quello che hai provato ti serviva a maturare una nuova consapevolezza. Ti era necessario per testare di quale pasta sei fatto.
Allora chiedi a te stesso di fare quel centimetro in più rispetto a ieri. Di spingerti oltre. Senti che lo vuoi e lo puoi fare. Seconda prova di coraggio.
Insisti, e insisti. Sbagli, cadi, torni indietro. È buio, ma insisti di nuovo perché il fuoco che hai dentro è ancora lì e ti esorta a non mollare. Ci credi, per primo. Anche quando intorno a te potrebbe non farlo più nessuno. Insisti. Insisti ancora.
Terza prova di coraggio.
E poi... migliori... e pezzo dopo pezzo costruisci la tua identità di giocatore.
Ti rendi conto che sei sulla strada giusta quando punti in ogni momento a diventare il meglio di ciò che sei.
Senza fretta, ma senza sosta.
#BeaBeacher #èquestalavitachesognavodabambino
RUBRICA- CrossOver- Fioccano Palloni!
Ciao ragazzi! Come avete passato la Pasqua?
Io sono tornata
tre giorni dalla mia famiglia, dove ho fatto scorta di "aria di casa" e il pieno di Playoff seguendo le semifinali indoor maschili e femminili.
Il giorno di pasquetta ho avuto il piacere di assistere come madrina all' inaugrazione di un nuovo centro federale di Beach Volley al coperto ( il Point Beach di Mussolente, Vi)... situato vicino al mio paese di origine. La struttura è molto valida (3 campi al coperto e due fuori) quindi ci tengo a segnalarvela nel caso foste della zona o se passando li come capita a me, aveste necessità di allenarvi.
Il giorno di pasquetta ho avuto il piacere di assistere come madrina all' inaugrazione di un nuovo centro federale di Beach Volley al coperto ( il Point Beach di Mussolente, Vi)... situato vicino al mio paese di origine. La struttura è molto valida (3 campi al coperto e due fuori) quindi ci tengo a segnalarvela nel caso foste della zona o se passando li come capita a me, aveste necessità di allenarvi.
Finalmente ci siamo. La nuova stagione del World
Tour si apre ufficialmente con le prime due tappe in oriente! 4 saranno le
nostre coppie impegnate a disputare l'Open e il grande Slam in Cina.
Io e Giulia invece abbiamo altre due settimane di lavoro a Roma in preparazione al nostro primo torneo dall' altro "lato di mondo", in Messico. Non vedo l'ora di immergermi nuovamente nel clima del beach volley internazionale, dove so che incontrerò i migliori atleti del mondo di questa disciplina, pronti a darsi battaglia nel sano spirito agonistico.
Io e Giulia invece abbiamo altre due settimane di lavoro a Roma in preparazione al nostro primo torneo dall' altro "lato di mondo", in Messico. Non vedo l'ora di immergermi nuovamente nel clima del beach volley internazionale, dove so che incontrerò i migliori atleti del mondo di questa disciplina, pronti a darsi battaglia nel sano spirito agonistico.
Anche se le splendide giornate hanno iniziato a fare capolino consentendoci
durante il nostro collegiale a Ostia di allenarci in costume, oggi parliamo di neve!
Eh, no...non siamo esattamente fuori tema in quanto le nostre ospiti di
CrossOver sono due delle protagoniste del circuito
internazionale di Snow Volley!
Nato ufficialmente nel 2009, lo Snow Volleyball Tour powered by Amway, (che si svolge tra Germania, Svizzera, Austria e Italia) sta prendendo sempre più piede sulle Alpi come versione invernale del beach volley ed è ormai un appuntamento fisso anche per l'Italia, essendo tornato per il secondo anno consecutivo ad animare Plan de Corones (Alto Adige), dove si è disputata nel weekend del 29-30 marzo la quarta tappa del torneo 2014.
Il circuito sta suscitando sempre maggiore interesse anche tra testate giornalistiche televisive quali SkySport con Icarus e Mediaset con XXL. A prova di questo, anche atleti di beach volley del calibro del bronzo olimpico Martins Plavins, sono stati protagonisti del tour...in verità avevano invitato anche me! :)
Non mi resta che lasciare la parola a Sabrina
Cutrì e Sofia Andreoni, team targato
Sportoutdoor24, che condivideranno con noi qualche curiosità di questa loro
esperienza.
1. Come si gioca a Snow Volley? In che cosa si differenzia dal Beach Volley (per modalità, regole, punteggi, svolgimento del torneo) e in che cosa invece è simile?
1. Come si gioca a Snow Volley? In che cosa si differenzia dal Beach Volley (per modalità, regole, punteggi, svolgimento del torneo) e in che cosa invece è simile?
E’ tutto uguale al beachvolley, sono solo più tolleranti verso il palleggio e non valutano il muro come tocco (avvicinandosi più alla pallavolo indoor). Campo e procedure sono identiche. Lo svolgimento del torneo è limitato ai tempi sciistici: per non farci alzare all’alba e riuscire a terminare con l’ultima discesa della funivia, le tempistiche sono ridotte. I set, finali a parte, sono ai 15. Un’organizzazione ancora in via di evoluzione, ma sicuramente efficiente.
2. Che effetto fa giocare tra la neve circondati dalle montagne piuttosto che su una calda spiaggia?
Un effetto spettacolare e a volte mozzafiato, vista la bellezza del panorama. Giocare con le montagne innevate e tutto questo bianco intorno è davvero incredibile, sembra davvero di stare sul tetto del mondo in un atmosfera molto rilassante, nonostante la competizione. L’altitudine non l’abbiamo sofferta neanche sottosforzo.
3. Che tipo di abbigliamento avete usato? Quali calzature? Come era il pallone?
Abbigliamento coprente, per noi ragazze un po’ freddolose, ma si poteva quasi azzardare una t-shirt e un pantalone più corto visto il meteo favorevole. Come calzature abbiamo recuperato delle scarpe da calcio: l’importante è che ci siano i tacchetti: più profondi sono, meglio è. IL pallone era un wilson, leggermente più pesante del mikasa usuale.
Quasi dimenticavamo: abbiamo messo anche le ginocchiere, l’atterraggio sul campo non è certo soft come sulla sabbia.
4. Che cosa vi ha colpito di più della manifestazione?
L’organizzazione impeccabile, la disponibilità, l’internazionalità. La voglia di divertirsi e fare divertire. La sportività e la gentilezza, senza dimenticare la competizione.
5. Come avete approcciato l'instabilità che possono creare ghiaccio e neve in uno sport con dei movimenti come i nostri? Avete adottato qualche tecnica per non scivolare?
Non abbiamo avuto molto tempo di studiare una tecnica particolare. Ci siamo buttate, in senso metaforico, sperando di non scivolare troppo. Abbiamo puntato alla precisione nel primo tocco e a fare delle scelte mirate in difesa, lasciando scoperte delle zone di campo che anche in tuffo non avremmo raggiunto a causa dell'instabilità creata dalla neve
Studieremo a tavolino una soluzione per la prossima occasione! :)
6. Quante coppie erano iscritte? Da dove provenivano?
Per le femmine invece quest’anno si sono limitati ad un torneo esibizione che inizialmente prevedeva 4 squadre, a cui ci siamo all’ultimo aggiunte noi: 3 italiane e due squadre polacche. Noi abbiamo perso per un soffio contro le polacche che sono arrivate seconde e anche con le vincitrici: purtroppo per problemi di tempo non sono state disputate le semifinali, hanno deciso di fare solo la finale primo-secondo, ci siamo così accontentate del terzo posto. Ma l’anno prossimo hanno già deciso che daranno più spazio al femminile, organizzando un torneo vero e proprio.
7. Consigliereste questa esperienza ai vostri amici? Per quale motivo?
La consiglieremmo a chiunque perché è davvero un evento sportivo innovativo ma soprattutto di grande festa e sportività. L’internazionalità ad oggi regala un plusvalore a tutta la manifestazione, si fa presto a gemellarsi. Inoltre è un’esperienza che non tutti hanno avuto ancora l’occasione di provare, la curiosità che aleggia intorno è altissima e tutti sono disponibilissimi.
(E poi se parteciperanno magari li chiamerà Giulia Momoli per intervistarli :) )
8. Che sensazione da tuffarsi sulla neve per recuperare un pallone?
Meno piacevole di sicuro rispetto alla sabbia. Anche perché senza guanti, rischi un po’ di bruciarti le mani se scivoli sul terreno. Il tuffo dovrebbe essere più simile a quello indoor. Inoltre quando ti rialzi non sei più così asciutto, quindi sei istintivamente meno invogliato a tuffarti su tutti i palloni.
9. In che cosa avete trovato delle difficoltà e che cosa invece è stato più semplice rispetto al tradizionale beach volley?
Il salto è più agevolato, perché il terreno è compatto e si sfrutta maggiormente anche la rincorsa. La parte innovativa è il pericolo di scivolare, elemento che non sei più abituato a valutare. Le scarpe aiutano, ma fino ad un certo punto; muoversi velocemente è molto più faticoso e meno immediato, credo sia necessario giocare molto più spesso prima di abituarsi.
10. Ha mai nevicato durante una vostra partita? Se si, come è stato giocare "sotto la neve"?
Per fortuna abbiamo trovato due giornate meravigliose, senza uno scorcio di nuvole. Le precedenti tappe non sono state così fortunate, l’ultima finale si era svolta sotto la neve, con visibilità ridotta, guanti obbligatori…. Non deve essere stato altrettanto divertente.
11. Quale è stato il momento più piacevole/ divertente?
Senz’altro giocare nel campo centrale con tutto il pubblico che tifava e le cheerleader che danzavano. Ma anche la gara con il monosci (in cui eravamo meno “dotate”, diciamo così), le interviste, e il rilassarsi a prendere il sole quasi come fossimo in spiaggia non è stato da meno.
12. Come definireste questa avventura in tre aggettivi?
Indimenticabile, entusiasmante, bianca.
Grazie mille per la vostra testimonianza ragazze!
Sicuramente, non appena ne avrò la possibilità, parteciperò ad un torneo di
Snow Volley: sono curiosissima di giocare tra la neve! J
Alla prossima,
Momi
Qui il link originale dell'articolo su Pallavoliamo.it:
http://www.pallavoliamo.it/rivista-on-line/crossover/
100 Happy Days #Day1
Ho deciso di aderire alla sfida 100 Happy Days (pubblica nel tuo social preferito una foto di ciò che ti ha reso felice, per 100 giorni di fila con questo hashtag) perché:
- Credo che la felicità vada condivisa affinché possa essere contagiosa
- Abbiamo un sacco di motivi per cui essere felici anche se a volte ci concentriamo più su quello che non abbiamo o che non abbiamo più piuttosto che dare il giusto valore e significato a tutto ciò che riempie la nostra vita.
- Quello che facciamo ha un impatto per noi, per gli altri, per l' ambiente
- La felicità non è qualcosa che si ha, ma che si fa: è un processo che mettiamo in atto fatto di scelte, di comportamenti e di azioni.
- Credo che la felicità vada condivisa affinché possa essere contagiosa
- Abbiamo un sacco di motivi per cui essere felici anche se a volte ci concentriamo più su quello che non abbiamo o che non abbiamo più piuttosto che dare il giusto valore e significato a tutto ciò che riempie la nostra vita.
- Quello che facciamo ha un impatto per noi, per gli altri, per l' ambiente
- La felicità non è qualcosa che si ha, ma che si fa: è un processo che mettiamo in atto fatto di scelte, di comportamenti e di azioni.
Oggi c'è stata la consegna del materiale tecnico Diadora per la nuova stagione, e non potevo che iniziare da qui.
Dal significato che questa preziosa Maglia Azzurra continua ad avere nella mia vita e del sogno quotidiano che mi permette di vivere.
Continua ad essere un onore e una meravigliosa responsabilità indossarla.
Dal significato che questa preziosa Maglia Azzurra continua ad avere nella mia vita e del sogno quotidiano che mi permette di vivere.
Continua ad essere un onore e una meravigliosa responsabilità indossarla.
#100HappyDays #Day1 #EndorfinaisAFriendOfMine #ImABeachVolleyballPlayer #Diadora
Seguimi su facebook! https://www.facebook.com/giuliamomimomoli
Che cosa significa Kaizen?
Nel 1984 un economista giapponese, Imai Masaaki portò in occidente la filosofia del kaizen , o del miglioramento continuo .
La parola kaizen è un termine giapponese e si compone di due termini , kai (strada) e zen (saggezza), strada verso la saggezza. Applicare la filosofia del kaizen significa cambiare spesso la propria strategia o il proprio modo di pensare, per migliorarsi incessantemente.
Il Kaizen, nella visione orientale, interpreta in modo ecologico la ricerca dei limiti che ciascun atleta sperimenta nella pratica sportiva. Possiamo dire che tutti noi, anche se non siamo atleti, siamo curiosi di conoscere fino a dove possiamo spingerci rispetto a una certa azione o rispetto a un obiettivo personale o professionale. Cercare di superare i propri limiti e migliorarsi continuamente è una normale e fisiologica esigenza dell' essere umano.
Il processo che sta alla base del miglioramento continuo del kaizen si realizza attraverso piccoli passi ed è rappresentabile con la metafora di una scala sulla quale si può salire in modo lento e graduale.
Ad ogni passo corrisponde un piccolo miglioramento. Percorrendo la scala fino in cima si raggiunge lo stato desiderato di eccellenza rispetto all' obiettivo posto.
Coloro i quali adottano questa filosofia di vita non smettono mai di salire la scala perché trovano sempre una spinta al miglioramento e quindi una possibilità di crescita.
RUBRICA - CrossOver - Per essere Pronti...
"La migliore
preparazione per domani è fare il tuo meglio oggi."
(H. Jackson Brown Jr.)
Ciao ragazzi, bentornati su CrossOver.
Immagino siate abituati a vedere e tifare i vostri giocatori
preferiti, di Pallavolo e Beach Volley in
campo durante la gara… cioè nella
circostanza in cui devono esprimere il loro meglio. La partita è in assoluto il
momento più piacevole, più divertente e più emozionante… il momento in cui
concretizziamo tutto quello che abbiamo allenato nel periodo precedente. Ma
sono poche le telecamere che seguono gli allenamenti
tecnici sul campo e ancora meno quelli fisici
in sala pesi. In realtà, come sapete, il lavoro da fare per arrivare a
giocare una partita è tanto, e, assolutamente indispensabile.
Per usare una metafora automobilistica, prima che la macchina possa correre in pista per
gareggiare al top con gli avversari, l’assetto deve essere studiato e predisposto
minuziosamente, dalla pressione degli pneumatici, al livello di carburante… ogni
componente va calibrato nei dettagli affinché la macchina possa sfruttare al
massimo i suoi punti di forza.
Dunque, la fase di
preparazione alla stagione, quella in cui esattamente ci troviamo ora noi
del beach volley, e in seguito quella del mantenimento, sono davvero
fondamentali. Ora ci si allena ad essere
più forti, più potenti, più reattivi, più veloci, più resistenti… tutte
qualità che saranno indispensabili durante i tornei per performare al meglio. Quanto più impegno metteremo adesso, tanto
più troveremo benefici tra qualche mese in campo.
Scopriamo qualche
dettaglio a riguardo con il nostro ospite di oggi, Andrea Pozzi.
Andrea è l’attuale
preparatore atletico della Nazionale Indoor Maschile con la quale ha vinto
due argenti europei (2011 e 2013), il bronzo
ai Giochi Olimpici di Londra del 2012 e un bronzo alla World League del
2013. Segue gli azzurri della pallavolo dal 2011 e da quest’anno mette a
disposizione la sua esperienza tecnica anche alle nostre nazionali di Beach
Volley.
1. A che cosa serve la preparazione fisica?
- La preparazione fisica serve a migliorare la performance, prevenire infortuni e/o le piccole patologie
inevitabili di tutti gli sport.
2. Come mai hai scelto
di seguire, oltre quella Indoor Maschile, anche le due Nazionali di Beach
Volley?
- Ho deciso di affrontare questa esperienza perchè ero curioso di studiare e di cimentarmi
in questo sport così diverso dal mio di appartenenza (il Volley)
3. Quali sono le
differenze salienti nella preparazione fisica tra la Pallavolo e il Beach
Volley? E quali sono invece gli aspetti che rimangono inalterati?
- Esistono molti
fattori comuni tra i due sport, si parla di discipline uniche nel panorama
mondiale, pensate: non posso trattenere la palla, devo passarla ad un
compagno/a, dunque non può esistere un giocatore che fa la differenza ma è il
gioco di squadra a farlo. Chiaramente non bisogna pensare che il Beach Volley
sia Pallavolo sulla sabbia, quindi anche i
protocolli di preparazione vanno differenziati. Considerate, ad esempio, la
battuta. Nel Beach si batte una volta ogni 4 turni, nel Volley una ogni 12, quindi
ci sono differenze numeriche rilevanti che poi determinano un lavoro di
preparazione diverso, sia rispetto le quantità
sia su altri aspetti come la reattività. Tecnicamente infatti, nel beach volley
forza esplosiva e forza reattiva
chiedono dell’allenamento in più in fase di preparazione atletica, rispetto
all’indoor dove se ne fa già tanto per differenza di superficie, durante le
sedute tecniche.
4. Quando guardi un
atleta, riesci già a vedere il suo cambiamento?
- Devo dire che facendo questo lavoro da qualche anno mi
rendo conto di avere sempre più un
occhio di qualità e quindi riesco a proiettarmi già il cambiamento
dell’atleta. Naturalmente è necessaria la costante
valutazione di come rispondono alcuni muscoli a determinati carichi.
5. Quanto tempo è giusto dedicare alla preparazione fisica
dell’atleta?
- Negli ultimi 20 anni tutti gli sport hanno visto un
incremento notevole delle prestazioni fisiche (si parla di sport più fisici che
tecnici ormai) e, considerando che si deve inserire nel protocollo di
preparazione fisica anche la gestualità tecnica, direi che più del 50% del nostro tempo deve essere dedicato a questo.
6. Su quali
caratteristiche in particolare lavori per rendere un giocatore un Top Player?
- Mi piace individualizzare
al massimo i programmi di lavoro ed enfatizzare
i punti di forza dell'atleta stesso
7. Come fai a capire
che un atleta è pronto, che qualcosa va cambiato o che è tempo di incrementare
o diminuire il lavoro?
- Devo dire che il discorso esperienza conta molto, ma non sarebbe necessario a capire tutto, quindi
mi avvalgo di strumentazioni sofisticate
che utilizzo quotidianamente e ascolto molto le sensazioni degli atleti (che rimangono i migliori
preparatori di se stessi)
8. Che cosa ti piace
di più del tuo ruolo? Quali aspetti realmente ti appassionano?
- Sento di essere
nato per questo lavoro, ho girato il mondo e imparato lingue e culture
diverse, mi appassiono studiando e ho sempre fame di apprendere e di sperimentare
9. Ci sono strumenti particolari che possono aiutare il
preparatore atletico in questa fase così delicata ed importante?
- I test di salto, di
potenza e lo stato della qualità muscolare sono fondamentali nella
costruzione della performance
10. Come motivi i tuoi atleti a dare sempre il massimo in
sala pesi, nonostante la stanchezza, lo stress, gli acciacchi fisici…?
- Il lavoro condito al
divertimento mi sembra sempre una buona medicina
11. C’è uno sport in particolare che ti
piacerebbe allenare/preparare?
- Sono contento di queste due mie passioni, forse porterei qualcosina
di innovativo nel calcio.
12. Se volessi usare una metafora, come definiresti il tuo
ruolo nei confronti di un giocatore?
- Credo che il preparatore sia una sorta di "bagnatore" per l'atleta: un cattivo
preparatore usa un secchione d'acqua per bagnare l'atleta, con tutti i problemi
che esso comporta (artrite raffreddore, etc); quello bravo invece, usa una
pistoletta ad acqua, combinando quindi una qualità
mirata alle giuste dosi.
13. Come sai che stai
facendo un buon lavoro?
- Lo leggo dagli occhi e dalla fiducia degli atleti/e
14. Quali sono le differenze sostanziali nel lavoro per l'
atleta uomo e quello per l'atleta donna?
- Le differenze più grandi sono da riscontrare a livello ormonale, l'uomo grazie al
testosterone è più esplosivo e quindi può lavorare più sulla forza massima, la
donna invece ha bisogno di maggiori esercitazioni di forza esplosiva e reattiva.
15. Come crei il
legame di fiducia con un tuo atleta? Quanto è importante ai fini del lavoro
secondo te?
- Provo ad essere me
stesso e sono onorato del fatto che
un atleta si fidi delle mie competenze, grazie a questo posso osare.
Grazie mille Andrea!
Un abbraccio a tutti voi,
alla prossima
Momi
http://www.pallavoliamo.it/rivista-on-line/crossover/
La storia si ripete
A volte la storia si ripete per insegnarci qualcosa che non avevamo ancora appreso.
Le situazioni ci si ripropongono fino a che non ne traiamo la lezione.
Fateci caso. Perché solo con questa consapevolezza, spesso attraverso momenti dolorosi, riusciamo ad interrompere degli schemi automatici, a volte comodi, ma davvero poco funzionali.
Mi piace pensare che ogni cosa che succede accade per il nostro bene, per renderci migliori e perché siamo in grado di superarla.
Possiamo Splendere. Ancora di più.
Le situazioni ci si ripropongono fino a che non ne traiamo la lezione.
Fateci caso. Perché solo con questa consapevolezza, spesso attraverso momenti dolorosi, riusciamo ad interrompere degli schemi automatici, a volte comodi, ma davvero poco funzionali.
Mi piace pensare che ogni cosa che succede accade per il nostro bene, per renderci migliori e perché siamo in grado di superarla.
Possiamo Splendere. Ancora di più.
Come ottenere Successo?
"Giovani o vecchi, poveri o re, bianchi o neri, maschi o femmine... tutti possono usare il suo segreto a proprio vantaggio; perché di tutte le regole e i discorsi e le scritture sul successo e su come ottenerlo, soltanto un metodo non ha mai fallito, questo: se qualcuno ti chiede di fare un miglio con lui... FANNE DUE.
Fa un altro miglio!
L'unico mezzo sicuro per ottenere successo è OFFRIRE UN SERVIZIO MIGLIORE IN QUANTITA' E QUALITA' DI QUELLO CHE CI SI ATTENDE DA TE, QUALUNQUE SIA IL COMPITO CHE TI VIENE AFFIDATO.
Questo è il comportamento seguito da tutte le persone di successo , fin dall'inizio dei tempi.
Di conseguenza io ti dico che il modo più sicuro di condannarti alla mediocrità è compiere soltanto il lavoro per cui sei pagato. Non puoi obbligare il successo a venire da te, puoi soltanto meritarlo."
Og Mandino- Il più grande miracolo del mondo
Fa un altro miglio!
L'unico mezzo sicuro per ottenere successo è OFFRIRE UN SERVIZIO MIGLIORE IN QUANTITA' E QUALITA' DI QUELLO CHE CI SI ATTENDE DA TE, QUALUNQUE SIA IL COMPITO CHE TI VIENE AFFIDATO.
Questo è il comportamento seguito da tutte le persone di successo , fin dall'inizio dei tempi.
Di conseguenza io ti dico che il modo più sicuro di condannarti alla mediocrità è compiere soltanto il lavoro per cui sei pagato. Non puoi obbligare il successo a venire da te, puoi soltanto meritarlo."
Og Mandino- Il più grande miracolo del mondo
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