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RUBRICA- Volleymania- Momi..rimetto, la forza per superare un infortunio


Ciao ragazzi! Dai che è quasi primavera…vi sento scalpitare!


Vi è mai capitato di andare incontro ad uno stop forzato dai vostri allenamenti o programmi a causa di un infortunio? Bè io ne ho da poco fatto esperienza e oggi vi racconto nel dettaglio che cosa mi è successo e come ho deciso di affrontare la vicenda.
Da un anno soffrivo di una tendinite cronica del rotuleo del ginocchio destro che nonostante le cure fatte non sembrava regredire. Anzi, con la ripresa degli allenamenti in Nazionale la situazione è peggiorata fino a impedirmi di allenarmi correttamente. Quindi con lo staff e i dottori abbiamo deciso che l’unico modo per poter permettere al mio tendine degenerato di recuperare ed evitare di rompersi continuando a giocare era quello di operarlo. Ho subìto un intervento durato pochi minuti ma al ginocchio servirà un periodo dai 2 ai 4 mesi per recuperare.
Per un atleta l’infortunio è sempre un momento delicato della carriera. Non voglio paragonare una sciocchezza del genere agli interventi che vengono fatti quotidianamente per curare patologie ben più gravi, io qui parlo da professionista sportiva, quindi ogni mio commento va relazionato a questa attività. Ovviamente noi usiamo il nostro corpo come strumento di lavoro e quando capita di doversi fermare, è necessario gestire bene ogni contesto, da quello fisico per sapere come rientrare al più presto, a quello mentale per non subire l’infortunio come un “periodo negativo”.
E quale occasione migliore di questa per mettere alla prova le tecniche che sto imparando nel mio Master in Coaching? (percorso di studi per diventare “Mental Coach”, ne parlo qui
http://www.giuliamomoli.blogspot.it/2013/01/rubrica-crossover-mens-sana.html)
Devo ammettere di essere molto orgogliosa di come sto affrontando questa situazione, appena ricevuto il responso dall’ortopedico mi sono data subito da fare per trovare tutti i buoni motivi per cui uno stop del genere potrebbe essermi utile come persona e come atleta. E, posto che io amo tremendamente quello che faccio e che questo gioco non mi stanca mai, ho dovuto fare un gran lavoro di ristrutturazione mentale!

Quello su cui ho ragionato è che un’esperienza del genere ti consente di tornare più solido e più ricco di prima perché nel periodo che ti separa dall’allenamento sulla sabbia hai occasione di lavorare fisicamente e mentalmente sui limiti, sul dolore, sugli obiettivi e per farlo hai bisogno di pazienza, sacrificio, forza, determinazione, coraggio e aggressività…E tante altre risorse che continuerò ad allenare fino al giorno in cui riprenderò la palla in mano.

La stagione si prospetta ricca di impegni tra Mondiale, Europei, Giochi del Mediterraneo e questo mi stimola a voler tornare al più presto. Inoltre quest’anno i tornei del Tour finiranno a dicembre, ci sarà da divertirsi! Non voglio bruciare le tappe, soprattutto in questa fase iniziale dove la fretta è una cattiva compagna, ma farò tutto il possibile (e anche di più) per rientrare in campo alla grande.
Come vi scrivevo sto adottando delle tecniche e sto facendo degli esercizi che mi permettono di allenarmi con la mente e accelerare i tempi di recupero del mio ginocchio. Ho stabilito con i miei amici di corso i tempi di rientro….vi farò sapere quanto ci andremo vicini! ;)
Non posso ancora guidare e avrò le stampelle per altri 8 giorni, quindi da Falconara mi sono spostata a Roma, dove Marco può accompagnarmi a fare terapia. Sono concentrata al massimo nella fisioterapia che al momento sto effettuando con Filippo D’Elia, fisioterapista dell’MRoma Volley. Ogni seduta di riabilitazione faccio passi in avanti, piccoli progressi, qualche grado di piegamento, il sollevamento della gamba tesa, il muscolo che risponde in modo diverso. E’ davvero una gran soddisfazione migliorare!
E Gino, così è stato soprannominato il mio ginocchio, si sta comportando davvero bene. Tra l’altro in un momento di creatività ho deciso di scrivere un libro (con l’intenzione di essere d’esempio e d’aiuto) su questo infortunio e su come si possano affrontare costruttivamente le sfide che ci vengono presentate dalla vita. Pensavo di integrare i capitoli in cui racconto la mia storia e le situazioni in cui mi imbatto quotidianamente davvero diverse da come ero abituata, con capitoli in cui un addetto ai lavori (un mental coach di professione) spiega nel dettaglio le tecniche che sto utilizzando.
Infine, mi sono concentrata a cercare l’alimentazione ideale per questo periodo: una dieta antiinfiammatoria, volta a togliere tutti gli alimenti che possono disturbare il mio processo di recupero e a favorire quelli invece necessari ad accelerarlo (se vi interessa la trovate qui:
http://www.giuliamomoli.blogspot.it/p/animatamente.html ).
Niente va lasciato al caso, giusto?
Concludo ringraziando di cuore tutte le persone che mi sono state vicine in questo momento non previsto, ma certamente non capitato a caso, e che mi hanno mandato la loro bellissima energia. Grazie a loro ho affrontato l’operazione super convinta che sarebbe andato tutto bene e con una carica emotiva incredibile. Grazie a Marco, Lissandro, Glauco e alle ragazze della Nazionale, grazie a Sergio, medico federale, al Centro Kara e a Claudio, il chirurgo che mi ha operata. Grazie infinite al meraviglioso e prezioso gruppo di Ekis, alla mia famiglia, alla famiglia di Marco, ai miei nipotini e a tutti i miei super amici. Mi sento davvero molto fortunata a poter godere del loro affetto.


Vi lascio, se ancora non lo aveste visto, questo video che parla di Passione, Gioia, Coraggio, Successo e Sacrificio.
Io l’ho trovato davvero “Inspirational”.

http://www.youtube.com/watch?v=nqpKVteRSCI

A presto, Momi

RUBRICA-CrossOver-Quando il Beach Volley fa scuola

Ciao ragazzi, è la vigilia del mio intervento al ginocchio: domani mi sottoporrò ad un operazione al tendine rotuleo che da mesi e mesi mi limita e mi impedisce di allenarmi a regime. E quando ti dicono che è l’ultima chance per stare meglio, cosa fai? Accetti la sfida, ovvio! Per un atleta l’infortunio è sempre un momento delicato, ma sono sicura che riuscirò a trarre dei benefici da questo periodo lontana dalla sabbia. Tornerò presto, più motivata e agguerrita che mai ;)

In attesa di arricchirmi di questa nuova esperienza, oggi voglio introdurvi ad alcune delle opportunità che ci sono in Italia per praticare Beach Volley. Questo mese parleremo di 2 scuole della nostra penisola che oltre alle già affermatissime Beach Volley Academy di Roma e Open Beach di Milano, stanno svolgendo un ottimo lavoro. Ho intervistato Luca Tomassi, responsabile di Urban Beach di Roma, e Thomas Casali, per Beach Volley University di Cesenatico.

Buona lettura! J
Urban Beach:
1. Quando e come è nata l'idea di aprire la vostra scuola?
1. La voglia di aprire un centro sportivo ed in particolare una scuola di beach volley l'ho sempre avuta e devo ringraziare Claudia Ciavarelli e tutta la dirigenza del Volleyro se questo sogno si è potuto realizzare… in effetti siamo solo all'inizio e i nostri progetti sono molto ambiziosi

2. Perché il beach volley?
2. Sin da quando ho avvicinato questa disciplina sportiva sia come giocatore di medio livello che come allenatore ho avuto subito l'impressione che fosse una disciplina sportiva molto divertente e con la grande capacità di far aggregare le persone in maniera diversa da molte altre discipline. Inoltre è uno sport in forte crescita in tutto il mondo nonché una grandissima mia passione personale

3. Cosa offre la vostra struttura?
3. La nostra struttura offre una serie di campi da gioco nel bel mezzo della città di Roma con sabbia di alta qualità e ben riscaldata, permettendo a tutti di avere per così dire il mare sotto casa, e garantisce soprattutto un’altissima qualità relativa al livello di preparazione degli allenatori sia per i corsi dei principianti che per quelli seguiti da atleti più evoluti

4. Che prospettive ci sono nella tua scuola per una persona che decide di dedicarsi al beach volley?
4. Le prospettive che la nostra scuola può offrire ad un atleta sono molteplici. I nostri corsi sono strutturati sia per atleti che hanno voglia di trovare serenità, divertimento e relax nel giusto clima competitivo, sia per atleti che partecipano con grande successo ai campionati italiani assoluti e giovanili

5. Che obiettivi hanno i vostri allievi?
5. Gli obiettivi possono essere molto diversi tra loro: abbiamo una scuola giovanile di altissimo livello e su quella puntiamo per ciò che riguarda la costruzione del beach volley come sport del futuro, poi abbiamo un gran numero di praticanti e appassionati che costituiscono per noi una vera e propria gioia nel vederli giocare crescere e imparare ed essere soddisfatti di loro stessi pur non partecipando a livelli di alta competizione sportiva

6. Quali risorse mettete a disposizione dei vostri atleti?
6. In questo periodo della vita italiana purtroppo le risorse da mettere a disposizione degli atleti non sono molte, la nostra politica giovanile però ci permette di far partecipare gratuitamente (senza ulteriori costi per le famiglie) i ragazzi giovani al di sotto dei 20 anni a tutti i tornei che noi organizziamo internamente alla nostra scuola. Per il resto ciò che possiamo offrire è la certezza di avere un'alta qualità del lavoro svolto sulla sabbia.

7. Come è organizzato il vostro staff?
7. Sotto la mia personale responsabilità e di Claudia Ciavarelli tutti gli allenatori periodicamente si confrontano sul lavoro svolto fino a quel momento e su quello da svolgere. Ogni allenatore è responsabile tecnico del proprio gruppo di allenamento: la struttura dirigenziale è ben rappresentata da Laura Bruschini personaggio del beach volley italiano che non ha bisogno di presentazioni; tra i nostri allenatori di maggiore richiamo abbiamo certamente Dionisio Lequaglie e Fosco Cicola. Anche loro non hanno bisogno certo di ulteriore presentazione.

8. A che tipo di tornei partecipate e organizzate?
8. I tornei ai quali partecipiamo e organizziamo sono di tutti i tipi: vanno dai tornei amatoriali per i ragazzi che hanno appena cominciato, fino ai tornei federali di massimo livello nazionale. Tra le nostre atlete figurano anche Debora e Jessica allegretti che nel recente passato hanno ottenuto successi a livello assoluto sia in Italia che nelle competizioni internazionali giovanili

9. Un pregio della tua scuola?
9. Credo che un grande pregio della nostra scuola sia dovuto al fatto che ogni atleta che partecipa ad un nostro corso è al centro della nostra attenzione e la qualità della nostra proposta tecnica è alta e indirizzata ad ogni singolo partecipante senza esclusione o preclusioni per nessuno. Di questo i nostri atleti sono molto contenti, lo sentono e ci dimostrano affetto ogni giorno dando il meglio di loro e dimostrando gratitudine nei confronti della scuola e degli allenatori

10. Come vedi la tua scuola nel futuro? Che progetti ambiziosi hai?
10. La nostra scuola nel futuro deve essere un centro di aggregazione per le persone che vogliono svolgere sport in particolare il beach volley a qualsiasi livello e per questo la nostra offerta formativa deve essere varia. Il mio personale progetto è molto ambizioso.... ma non è adesso il momento di descriverlo! Ora, insieme a Claudia, devo lavorare giorno dopo giorno per veder crescere la nostra scuola continuando a regalare un semplice sorriso alle persone che la frequentano.

Per saperne di più: http://www.urbanbeach.it/


Beach Volley University:

1. Quando e come è nata l'idea di aprire la vostra scuola?
1. La Bvu nasce nel luglio 2009 per mano di Thomas Casali e Marcello Abbondanza in occasione dell’ organizzazione della tappa del campionato italiano a Cesenatico. Il progetto Bvu nasce però da lontano come finalizzazione dell'attività di un gruppo di beachers romagnoli decisi a trasformare la loro passione in qualcosa di più strutturato rispetto alla sola attività agonistica. Dal 2009 l'attività agonistica romagnola si riunisce sotto il cappello della nuova società, alla quale partecipano gli atleti di punta romagnoli tra cui l'attuale campione italiano in carica, Gianluca Casadei. A settembre viene inaugurato il primo corso di beach volley x amatori ai quali partecipano circa 30 persone allenate dagli atleti che compongono il team agonistico.

Da quel momento in poi è un susseguirsi di iniziative, di eventi e di attività che portano in brevissimo tempo la Bvu ad essere una società di riferimento a livello nazionale. Tuttora l’unica ad avere scuola per amatori, team agonistici maschili e femminili e la struttura per organizzare eventi di rilevanza nazionale.

Oggi la Bvu conta circa 150 allievi, nel 2011 è stata la società di beach volley più titolata d'Italia (piazzando inoltre nelle finali 3 team sul podio: argento nel seniores maschile, bronzo nel seniores femminile e argento nell'under 20 maschile) e nel 2012 ha conquistato con Gianluca Casadei lo scudetto tricolore.

2. Perché il beach volley?
2. Le anime portanti della Bvu sono accomunate da una grande passione: beach volley! Il beach volley inteso non solo come sport ma anche come stile di vita. Lo spirito del beacher, estroverso, gioioso, intraprendente e facilmente adattabile al mondo esterno è quello che ha permesso alla BVU di raggiungere gli importanti obiettivi degli ultimi anni.

3. Cosa offre la vostra struttura?
3. La Bvu offre una scuola x amatori con tecnici federali di primissimo livello, quattro strutture invernali in cui fare attività (per un totale di 18 campi coperti utilizzabili), un area estiva con 15 campi a disposizione da maggio ad ottobre presso la spiaggia libera di Cesenatico, oltre all'organizzazione di tornei e camp in Italia e all'estero.
 Per i team agonistici la Bvu mette a disposizione preparatori atletici, medici, nutrizionisti oltre al supporto tecnico, logistico ed economico.

4. Che prospettive ci sono nella tua scuola per una persona che decide di dedicarsi al beach volley?
4. La Bvu è in grado di soddisfare le aspettative di qualunque appassionato, da quelli che vogliono semplicemente divertirsi ed imparare a giocare, a quelli che vogliono intraprendere la strada dell'attività agonistica.

5. Che obiettivi hanno i vostri allievi?
5. Gli obiettivi principali degli allievi Bvu sono il miglioramento della qualità del proprio gioco, il divertimento e la scoperta dei segreti e delle modalità di gioco di questo bellissimo ma difficilissimo sport.

6. Come è organizzato il vostro staff?
6. Lo staff è composto da un gruppo dirigenziale di 4 persone (Thomas Casali, Marcello Abbondanza, Gianluca Casadei e Luca Vonti) che si occupano comunque della formazione e da uno staff di 8 allenatori/allenatrici più vari collaboratori.

7. A che tipo di tornei partecipate e organizzate?
7. Gli atleti Bvu partecipano a tutte le competizioni, dalle tappe del world tour (lo scorso anno con Gianluca Casadei, Eugenio Amore, Matteo Martino), al campionato italiano, fino ai tornei amatoriali di attività promozionale.
 La Bvu negli ultimi 3 anni ha organizzato due tappe del campionato italiano assoluto, una decina di tappe open, altrettante regionali e una trentina di tornei amatoriali.

8. Un pregio della tua scuola?
8. I principali pregi della Bvu sono la grande attenzione nei confronti dei propri allievi ed una grande dinamicità che sfocia in tante opportunità di gioco ed aggregazione.

9. Come vedi la tua scuola nel futuro? Che progetti ambiziosi hai?
9. L'obiettivo principale è la crescita. Sia per espandere la scuola su altri centri della romagna, sia come numero e qualità di eventi organizzati. In generale la BVU punta molto sui giovani e da quest'anno il settore agonistico sarà principalmente dedicato alla crescita e alla formazione dei giovani talenti sia al maschile che al femminile. In ottica futura vorremmo diventare un centro di riferimento per la federazione nazionale, mettendo a disposizione la nostra organizzazione e le nostre strutture per la crescita del movimento nazionale giovanile.

Per saperne di più: http://www.beachvolleyuniversity.it/
Alla prossima!
Momi

RUBRICA per Pallavoliamo- CrossOver- Come pensano i Campioni?

Cari lettori di Pallavoliamo.it oggi la nostra rubrica di Crossover tratterà un argomento che mi sta molto a cuore. Qualche mese fa ho deciso di intraprendere una nuova strada oltre al Beach Volley, iscrivendomi con grande entusiasmo ad un percorso di studi per diventare “Mental Coach” . Da sportiva mi hanno sempre affascinato le letture volte al miglioramento personale, alla ricerca dell’eccellenza e allo sviluppo delle molteplici capacità della mente che sono in ognuno di noi. Più di tutto mi ha incuriosito la scoperta che esiste una sorta di "ricetta" per il successo, comune alle persone che ottengono grandi risultati in diversi ambiti della vita. Quindi mi sono iscritta al Master in Coaching di Ekis (azienda di Reggio Emilia specializzata nello sviluppo delle risorse umane) un percorso che mi insegnerà tecniche, strumenti, abilità e strategie per accrescere le mie potenzialità e quelle delle altre persone. D’ora in avanti la mia attività di atleta professionista e questo percorso di formazione progrediranno insieme interagendo tra loro e alimentandosi a vicenda: molti degli strumenti che sto imparando mi saranno utili nel Beach Volley e, viceversa, le molteplici esperienze di questi anni di sport, che come ben sapete ritengo una grande palestra di vita, saranno la fonte a cui attingerò per nutrire il mio cammino di formazione e da cui creerò nuove opportunità.
Trovo l’ambiente della crescita personale davvero affascinante, pieno di risorse concrete, utili strumenti, e ricco di persone coerenti e brillanti che quotidianamente puntano all’eccellenza.




A questo proposito nell’articolo di oggi interagiremo con Alessandro Mora, Master Trainer in PNL (Programmazione Neuro Linguistica) e Mental Coach, amico e grande professionista del quale ho già avuto l’opportunità di seguire qualche corso. Con Alessandro affrofondiremo alcune curiosità riguardanti il Coaching Sportivo:

Prima di tutto, cos’è nello specifico il coaching? 

Coaching significa affiancare l’atleta nel raggiungere i suoi obiettivi più importanti, dandogli strumenti concreti ed efficaci dal punto di vista mentale. Se pensi che ogni atleta investe centinaia di ore in campo ad allenare l’aspetto tecnico-tattico, centinaia di ore in palestra ad allenare la parte fisica e atletica... è curioso notare come solo pochissimi allenano l’aspetto mentale. Infatti se poi chiedi ad un giocatore perché ha perso/vinto quella finale, la maggior parte delle volte ti risponde con motivazioni non legate alla tecnica o al fisico bensì all’area mentale o emozionale: non ero lucido, ho avuto paura, mi è venuto il “braccino”, non me la sentivo di rischiare, non ero concentrato, avevo troppa pressione addosso, l’allenatore non si fida di me, i compagni non mi mettono nelle condizioni di..., c’è troppa tensione, avevo paura di sbagliare... e potrei continuare per ore a scrivere cose che, da atleti, conosciamo tutti molto bene. Se chiedi a 100 giocatori quanto sia importate la mente in 100 ti rispondono che è fondamentale. Il punto è che se non alleni queste “abilità mentali” è difficile che ti vengano fuori in gara nei momenti topici. Questo è ciò di cui mi occupo da Mental Coach.

Quindi anche la mente si può allenare?

Assolutamente sì. In un certo senso anche la mente si comporta come un “muscolo”: più la alleni e più diventa forte e arrivi a creare degli “schemi”, dei modi di pensare che ti verranno in aiuto nel momento del bisogno. L’idea è di creare proprio delle abitudini di pensiero e di comportamento che ti possano essere utili, in modo tale che il tuo cervello diventi un acceleratore di risultati (e non un freno come spesso capita).

Nel coaching si sente spesso parlare di strumenti come la Pnl. Visto che tu sei Master Trainer e fai parte del Top Team degli assistenti del dott. Bandler (il co-creatore della Programmazione Neuro Linguistica) ci spieghi esattamente cos’è e come funziona?

La PNL è semplicemente una serie di tecniche che ti permettono di pensare in modo più efficace per raggiungere i tuoi obiettivi. Il dott. Bandler iniziò negli anni ‘70 a studiare le persone che ottenevano risultati straordinari nei vari campi, con l’obiettivo di capire cosa faceva la differenza tra queste persone e tutti gli altri. E si rese conto che, tra le altre cose, chi eccelle in qualcosa pensa proprio in modo diverso rispetto a chi ottiene risultati “normali”. Soprattutto quando ha iniziato a studiare il mondo dello sport.

Quindi la differenza tra un campione e un giocatore “normale” è che, a parità di capacità fisiche e tecniche, utilizzano la mente in maniera differente? 

Esattamente. Se metti da parte il “talento” (e sai benissimo che il talento da solo non basta per essere un campione), ti puoi rendere perfettamente conto che un vero campione ha una marcia in più. Lo noti da come parla, da come si muove e, in definitiva, da come pensa.

Data la tua esperienza di coaching con tantissimi atleti professionisti nei vari sport, qual è una cosa che ad esempio accomuna il pensiero dei campioni?
Ad esempio una delle caratteristiche che ho scoperto essere molto comune tra i grandi campioni nei vari sport, è che si ricordano perfettamente tutto ciò che hanno fatto alla grande e tendono invece a dimenticarsi ciò che non è andato bene. Nella loro mente danno peso solo alle cose positive che hanno fatto e in questo modo il loro inconscio è allenato a riproporgliele più frequentemente. Al contrario molti atleti prendono i ricordi meravigliosi di ciò che hanno fatto nella loro carriera e li intrecciano con le immagini di alcuni clamorosi errori o brutte gare che hanno fatto. In questo modo creano una trama confusa, fanno un patchwork di esperienze che portano a uno stato mentale ed emozionale di poca fiducia in loro stessi e che non è decisamente ottimale per affrontare la gara successiva. La mente invece va allenata, così come il fisico e la tecnica, a “guardare nella direzione giusta” affinché il cervello abbia chiaro dove vuole andare e produca quelle sostanze utili per portartici.

Che tipo di strumenti utilizzi per allenare mentalmente un tuo giocatore?

Be’ se ad esempio sto lavorando proprio sull’atteggiamento e i pensieri “negativi” (il classico focus sull’errore), uno degli esercizi che faccio fare nel post-gara agli atleti che seguo come mental coach è proprio quello di prendere tutti i ricordi positivi della gara appena trascorsa e farne un “montaggio mentale”: il film dei momenti super! E quando invece la loro mente va su un errore o qualcosa che è andato male li faccio allenare a rimpicciolire l’immagine mentale ed allontanarla. Tutto ciò, ripetuto nel tempo, crea un’abitudine di pensiero potenziante. Attenzione: ciò non significa che in palestra non debbano essere consapevoli degli che errori fanno, altrimenti non possono lavorarci sopra. Sto parlando puramente dal punto di vista mentale, in modo da creare un stato d’animo e mentale che permetta loro di lavorare nel migliore dei modi e ottenere il massimo dei risultati.

Chi si rivolge a te? Per quale motivo ci si rivolge ad un mental coach?

Nel mondo ideale si rivolgono a noi tutti quegli atleti che vogliono migliorare le loro prestazioni e performare al meglio con l’obiettivo di vincere un campionato, un torneo importante (come i Mondiali e le Olimpiadi) oppure giocare meglio come squadra... E negli ultimi anni sta capitando sempre di più. Tuttavia, ancora troppo spesso, le persone si rivolgono a noi quando le cose stanno andando male e non sanno più cosa fare: non riescono a stare al livello a cui appartengono, non ce la fanno più a battere come prima, hanno perso il loro “swing”, ecc. e in quelle circostanze iniziano a dirsi cose stupide tipo “non sono abbastanza bravo”, “non riesco più a farcela”, “va tutto male”, “sono troppo vecchio”... e la cosa peggiore è che finiscono per crederci! E questo può essere l’inizio della fine... oppure l’inizio del nostro lavoro. Quindi, sebbene mi piacerebbe iniziare da un’altra parte, ogni tanto inizio da qui e vado proprio a lavorare su queste convinzioni estremamente limitanti.


Spieghiamo bene in che cosa si differenzia un motivatore dalla figura del mental coach:
Vedi, la motivazione è semplicemente un effetto del nostro lavoro. Quando dai strategie mentali che funzionano ad un atleta e questo comincia ad ottenere più risultati e gioca meglio, è evidente che lo vedi ogni giorno più carico e motivato. Così come lo sarebbe se un bravo tecnico gli insegnasse un colpo vincente o un bravo preparatore gli facesse una scheda che lo porta a saltare 10 centimetri in più... Quindi in realtà la parola “motivatore” è estremamente riduttiva. Per capirci, il nostro lavoro non è far credere alle persone di essere invincibili o urlare nelle loro orecchie “dai ce la puoi fare!”. Insegniamo agli atleti come utilizzare la mente al top e li alleniamo a farlo costantemente.

In che cosa consiste l’allenamento mentale? Quanto dura? Come è strutturato? Dove si può fare? 

Dipende da caso a caso e dall’obiettivo per cui un atleta o una squadra ci contatta. Può durare pochissime sessioni nel caso di una tematica specifica da risolvere (un atleta che vuole imparare a gestire lo stato d’animo, un allenatore che vuole comunicare in modo efficace, ecc.) fino a quegli atleti o squadre che ci chiedono di seguirli per tutta la stagione fino al raggiungimento dell’obiettivo. In questo secondo caso (sempre in base a ciò che dobbiamo fare) seguiamo il team o gli atleti circa una volta ogni due settimane per un paio d’ore. E da una volta all’altra l’atleta dovrà allenare gli strumenti che gli abbiamo insegnato. Perché anche quando si parla di allenamento mentale la parola chiave è “allenamento”. Se bastasse solo una sessione con me si chiamerebbe “miracolo” mentale... ma per questo mi sto ancora attrezzando :) Il dove lavoriamo varia da ciò su cui stiamo lavorando: alcune sessioni possono essere fatte tranquillamente in una stanza, spogliatoio o comunque in un luogo tranquillo dove possiamo lavorare. Altre sessioni vengono invece fatte direttamente in campo per avere un feedback diretto del risultato.

Prima parlavi di team. Quando lavori in un team, qual è la tua figura di riferimento? A chi rispondi?

Per come la vedo io, quando lavoro in un team, il mio punto di riferimento è sempre il tecnico. Io sono un braccio armato dell’allenatore. Sono il professionista dell’allenamento mentale. Ma la leadership rimane sempre a lui. Così come il preparatore atletico (riutilizzando l’esempio di prima) si occupa della performance fisica degli atleti, io mi lavoro a diversi livelli sugli aspetti mentali, comunicativi, di gestione dello stress, di lavoro efficace di squadra, ecc. A “diversi livelli” significa che posso lavorare con la società, con lo staff, con l’allenatore e con gli atleti: con uno solo, più di uno o con tutti questi protagonisti del team! Perciò concordo gli obiettivi con il tecnico e condivido con lui la strategia che intendo seguire, in modo da essere sempre allineati.

Grazie Alessandro! :)
Se vi interessa approfondire l'argomento vi lascio di seguito due link nei quali troverete tanti spunti utili e molte risposte ad ogni vostra curiosità.
http://www.ekissportcoaching.com/
E il Blog di Ale http://www.pnlekis.com/

Un abbraccio ad ognuno di voi, alla prossima,

Momi


http://www.pallavoliamo.it/publishedpage.aspx?issueid=9dc0953f-962a-43cc-8641-074066b4b27f&pageid=1d17d34a-8c37-44ae-b253-1921262c0ded

RUBRICA per Pallavoliamo- Crossover- Un viaggio nel beach volley


Ciao ragazzi, inizia il nostro viaggio attraverso i pensieri e le azioni delle persone che popolano l’amato mondo del Beach Volley. Siete pronti?
Partiamo subito dai Giocatori, oggi voglio proporvi 3 Top Players delle Olimpiadi di Londra:  April Ross, americana, medaglia d’argento, Juliana Felisberta da Silva, brasiliana, medaglia di bronzo e il nostro Paolo Nicolai, quinto posto.
Non mi soffermo sul ricco Palmares di questi tre splendidi  atleti; ho fatto loro qualche domanda  con la speranza che tra le righe scoviate utili spunti di riflessione o che semplicemente soddisfiate delle vostre curiosità. Buona lettura!

8 domande a April Ross (USA):
1. Quali sono le tue migliori 3 caratteristiche?

April: Penso che le mie migliori qualità siano di saper essere di supporto agli altri, avere una mente aperta a nuove opinioni ed esperienze e di riuscire a mantenere la calma nella maggior parte delle situazioni.
2. Se potessi rubare anche due caratteristiche in altri atleti che ammiri quali sarebbero?

April: Ammiro di Jen, la mia compagna, il fatto di essere molto estroversa e socievole e di fare amicizia in ogni parte del mondo, ammiro di Sara Montagnoli (giocatrice austriaca, rappresentante degli atleti) che cura gli interessi di tutti e lavora duramente per assicurarsi che il nostro sport sia positivo per i giocatori.
3. Cosa dici a te stesso prima di entrare in campo? E al tuo compagno?

April: Provo a darmi fiducia contro la squadra con cui stiamo giocando prima della partita, quindi visualizzo nella mia testa tutto quello che loro fanno bene e come posso fare per fermarlo, poi visualizzo noi che facciamo tutto quello di cui abbiamo bisogno per vincere, faccio questo più e più volte prima della partita, quindi non mi dico molto, ma visualizzo tantissimo. Principalmente alla mia compagna costruisco fiducia dandole feedback positivi durante il riscaldamento così che lei si senta bene mentre entriamo nel match.
4. Come si riesce a mantenere la motivazione per stare sempre al Top? Che cosa ti spinge maggiormente verso i tuoi obiettivi?

April: Penso che la prima cosa che mi mantiene motivata è che amo realmente il beach volley, sarebbe davvero dura viaggiare e competere a questo livello se non lo facessi. Amo il modo in cui mi fa vivere , mi piacciono la libertà e l’opportunità di girare il mondo. Mi piacciono le persone che fanno questo sport e sono competitiva di natura, quindi mi diverte giocare i tornei e cercare di provare ogni volta al mio team che è il migliore. Penso anche sempre all’ obiettivo finale che è una medaglia d’oro alle Olimpiadi, e questa è un grande motivazione.
5. Ci sono degli esempi che hai seguito nella tua vita e che ti hanno portato a diventare quello che sei?

April: Penso che i miei modelli principali siano stati i miei genitori, persone molto amorevoli e che hanno lavorato sodo.  Son coloro che mi hanno insegnato l’importanza di lavorare duramente e senza questa lezione so che non avrei mai avuto il successo che ho ottenuto.
6. Quanto conta l'alimentazione nelle tue prestazioni?

April: Credo che la nutrizione sia davvero importante in preparazione, probabilmente il terzo aspetto dopo la preparazione fisica e quella mentale, quindi nel periodo pre-stagionale provo a mangiare più salutare che posso, molta frutta, verdure e pesce, tutto naturale. Tuttavia, una volta che sono al torneo ritengo di dover mangiare quello che il mio corpo mi dice di avere bisogno, quindi se voglio un dolce la sera lo prendo, tutto con moderazione però! Durante il torneo è veramente importante non privarsi di alimenti utili, mi assicuro sempre di mangiare abbastanza per tenermi in energia.
7. Quali sono le tre cose che in valigia porti sempre con te?

April: Mi porto sempre le scarpe da ginnastica perché anche se giochiamo senza scarpe sono necessarie per andare in palestra e per gli allenamenti su strada, ho anche un ombrello perché sembra sempre piovere ai nostri tornei! Portiamo le proteine in polvere da usare nelle bevande dopo l’allenamento per rivitalizzare i nostri muscoli. Vado sempre fuori peso con il bagaglio…quindi potrei andare avanti a descrivervi cosa porto in valigia! Di solito mi porto anche un bell’ abito nel caso uscissimo a cena  o andassimo al party dei giocatori a fine torneo.
8. Qual è il miglior insegnamento che hai tratto dallo sport in questi anni di carriera?

April: Che la fiducia in se stessi è la cosa più importante e la qualità più difficile da guadagnare. Non viene facilmente, mi ci è voluto un sacco di lavoro per acquisire la fiducia che ho oggi . Attraverso la lotta per ogni punto e l’avere successo ho guadagnato molta fiducia, non solo nel campo, ma nella vita e adesso posso vedere quanto è importante questo aspetto e quanto possa aiutare le persone. Ho imparato anche che non puoi mai mollare (anche qui sia in campo che nella vita) perché non sai mai che cosa potrebbe succedere. Stavamo perdendo abbastanza malamente contro le numero uno al mondo nella semifinale olimpica (Juliana-Larissa), ma eravamo determinate a non mollare e non so come è accaduto, ma siamo tornate in partita e abbiamo vinto… e quella per me è stata la massima  lezione del “non arrendersi mai”.
7 Domande a Juliana (BRA):

1. Quali sono le tue migliori 3 caratteristiche?
Juliana: Onestà , allegria e determinazione.

2. Se potessi rubare anche due caratteristiche in altri atleti che ammiri quali sarebbero?
Juliana: Pazienza e sangue freddo.

3. Cosa dici a te stesso prima di entrare in campo? E al tuo compagno?
Juliana: Cerco di concentrarmi e provo a mettere in pratica quello che ho allenato,  alla mia compagna faccio in modo di dare forza e fiducia.

4. Come si riesce a mantenere la motivazione per stare sempre al Top? Che cosa ti spinge maggiormente verso i tuoi obiettivi?
Juliana: perché  amo quello che faccio e sono guidata da sfide, ho imparato una cosa che tengo nel cuore sempre: il segreto della felicità è amare il dovere e fare di esso un piacere. " O segredo da felicidade è amar o dever e fazer dele um prazer ".

5. Ci sono degli esempi che hai seguito nella tua vita e che ti hanno portato a diventare quello che sei?
Juliana: Ho avuto vari idoli, ho sempre fatto in modo di avvicinarmi alle qualità che hanno caratterizzato i campioni, ma senza perdere mai la mia essenza.

6. Quanto conta l'alimentazione nelle tue prestazioni?
Juliana: La nutrizione per un atleta di alto livello è fondamentale, il supplemento alimentare deve essere parte dell'alimentazione  perché  aiuta nel recupero fisico che è tanto importante per uno sport che esige molto dall’ atleta.

7. Quali sono le tre cose che in valigia porti sempre con te?
Juliana: Il mio Ipod , un buon libro e un cuscino.


8 domande a Paolo Nicolai (ITA):

1. Quali sono le tue migliori 3 caratteristiche?
Paolo: Calma, concentrazione/attenzione, serietà. Infatti per natura riesco a mantenere la calma in quasi tutte le situazioni e questo mi permette di mantenere la concentrazione sulla gara o sull'allenamento, riuscendo a essere attento ai particolari. Inoltre nel mio lavoro sono molto serio.

2. Se potessi rubare anche due caratteristiche in altri atleti che ammiri quali sarebbero?
Paolo: Andrei in Germania e cercherei di rubare il più possibile. Sono impressionato dalla loro efficacia, ovvero la capacità di raggiungere risultati, e dalla loro efficienza, la capacità di ottimizzare al meglio le risorse a disposizione per raggiungere i traguardi.
Poi ruberei la classe da Roger/Dalhausser. Ho ancora davanti agli occhi la loro reazione dopo la sconfitta subita contro di noi a Londra. Non hanno cercato scuse e hanno impedito a giornalisti e co. di trovarne. Si sono complimentati con noi e hanno fatto si che nessuno togliesse luce alla nostra vittoria.

3. Cosa dici a te stesso prima di entrare in campo? E al tuo compagno?


Paolo: Io e Lupino abbiamo fatto nostro il motto usato da Micheal Jordan in Space Jam: "Andiamo a divertirci!". Solo a Londra ho aggiunto qualche parola prima di scendere in campo per attenuare la grande pressione che c'era. Mi sono guardato intorno prima di iniziare il riscaldamento e ho detto a Daniele:" questo è il nostro premio per tutti i sacrifici fatti. Godiamocelo!"

4. Che cosa ti ha spinto a dedicarti al Beach Volley?
All'inizio era una prova, poi sono arrivati dei risultati....ed eccomi ancora qui :-)

5. Ci sono degli esempi che hai seguito nella tua vita e che ti hanno portato a diventare quello che sei?
Paolo: Non c'è un esempio , cerco di prendere tante piccole cose da tutti. Infatti ascolto moltissimo e cerco di prendere spunto da ciò che sento. Leggo biografie o libri dei "primi della classe" (sportivi e non). Sono convinto che le persone che riescano a raggiungere l'eccellenza nel proprio campo abbiano tutte qualcosa in comune.
Detto questo cerco di crearmi una mia strada, tenendo ben presenti i consigli della mia famiglia e dei miei allenatori.


6. Come riesci a conciliare lo sport di alto livello con i tuoi affetti personali? A che cosa rinunci?

Ho una famiglia eccezionale e una ragazza fantastica. Riescono a capire che sto rincorrendo un sogno e mi supportano. Io in cambio quando ho un attimo libero cerco di dedicarlo a loro.

7. Chi è lo sportivo che più ammiri e che vedi giocare con maggior piacere?
Micheal Jordan. Mi affascina da quando sono bambino...

8. Cosa consiglieresti ad un giovane che vuole giocare a beach volley?
Ad un giovane cercherei di far capire che il beach volley é uno sport olimpico e in quanto tale è uno sport di primo livello. Questo perché è importante che chi voglia dedicarsi a questa disciplina non si senta parte di un mondo di seconda fascia. Quindi lo inviterei ad approcciarsi con grande serietà al nostro sport...il resto glielo dirà il beach volley stesso.


Interessante, non credete?

RUBRICA per Volleymania- Frammenti tricolore solidali


Ciao ragazzi, ho tante avventure accadute in questi ultimi mesi da raccontarvi! Quindi cominciamo subito: oggi si parla di Beach Volley e Solidarietà.
Il primo evento al quale vorrei dare spazio è quello a cui ha partecipato l’intera Nazionale Femminile di Beach Volley in Emilia “Uno gnocco per una tensostruttura”: siamo state invitate a disputare un torneo che raccogliesse fondi per noleggiare una copertura per il campo da beach di S. Prospero, unica sede rimasta disponibile a causa del terremoto, nella quale i ragazzi del luogo potessero svolgere attività sportive. C’eravamo tutte: Marta, Greta, Laura, Daniela, Vicktoria, Giada e 4 ragazze del giovanile, tra cui le due campionesse d’Italia under 20, Lissandro e Glauco. Ho affrontato questo appuntamento con lo spirito di chi sa che cosa rappresenta e lo mette a disposizione: il beach volley è il nostro mezzo di comunicazione, è lo strumento che ci rende un esempio agli occhi di chi ci guarda, è il veicolo attraverso il quale possiamo contribuire a nobili cause. La formula del torneo è stata studiata dal nostro coach Lissandro in modo simpatico: le 4 atlete seniores hanno fatto coppia ciascuna con una delle 4 atlete Under 20 e si sono scontrate in semifinali e finali; Marta, Greta e Giada hanno invece fatto da arbitri delle gare! Ho giocato con la campionessa italiana under 20 Lodovica Langellotti…e abbiamo simbolicamente vinto il torneo!
Questa esperienza mi ha coinvolto molto, ho visto persone commosse e grate per la nostra presenza. Sapete, sono riuscita a provare emozioni simili alle loro qualche anno fa, quando la mia famiglia è stata colpita da un incidente aziendale (un incendio): so cosa significa perdere un lavoro, vedere tutto andare in fumo, togliere dalle macerie ciò che rimane, lasciare andare quello che per anni è stato tuo e per cui hai faticato, ma che non puoi più recuperare. Ho conosciuto lo sconforto, le lacrime, l’incredulità, le domande, le responsabilità e la fragilità di un padre, ma ho conosciuto anche la forza, la concretezza e la voglia di ripartire subito di una famiglia unita che nella difficoltà ha capito che l’Azione era l’unica strada da percorrere. Però un luogo di lavoro non è una casa: perdere il tetto sopra la propria testa significa perdere la tua sicurezza più profonda, il punto di ritrovo per le persone che ami, il tuo rifugio, la certezza, il riparo. Quello no, non so che cosa significhi, per questo sono vicina a tutte le persone che ancora vivono dentro ad una tenda o che per mesi hanno avuto il timore di tornare nelle loro case per paura di nuove scosse. Ma so anche che noi uomini abbiamo dentro risorse infinite e che sappiamo rimboccarci le maniche per trovare ed attuare soluzioni: la vita di ognuno è colpita da terremoti, di grado più o meno intenso, l’importante è ripartire a testa alta sapendo affrontare gli eventi con coraggio e determinazione.
La compagna iridata Under 20 di Lodovica, Elisa Bellodi è stata speciale protagonista dell’evento poiché residente nella zona interessata del sisma: pensate che fino a poco tempo fa andava a scuola nel pomeriggio perché le strutture sane erano poche ed era necessario che le classi si dessero dei turni. Colgo l’occasione per ringraziare la sua famiglia per l’ospitalità e la gentilezza con cui ci ha accolte. Un grazie anche alla struttura dello Sporting Club di Carpi che ci ha permesso di disputare due allenamenti tecnici durante il weekend. Ho apprezzato molto lo spirito di generosità di queste persone: a volte pensiamo di non aver niente da offrire, ma ci dimentichiamo del potere enorme che hanno l’intenzione e l’amore che mettiamo nel fare le cose.
 
Seconda cartolina: ho passato qualche giorno a casa, nella mia Crespano del Grappa e ho avuto il piacere di essere madrina ad una cena di beneficenza a favore della LILT (Lega Italiana Lotta Tumori) in un ottimo ristorante della pedemontana. Oltre alle favolose pietanze che Gerry (proprietario del locale e simbolo di chi ha sconfitto la Malattia) ci ha preparato, tutte incentrate su prodotti del nostro territorio, è stato dato spazio a sindaci, assessori, imprenditori e primari di ospedali per sensibilizzare una prevenzione che ci salva la vita o che in molti casi ritarda l’evoluzione delle malattia. Ho rappresentato la categoria degli atleti, che per professione sono abituati ad aver cura del proprio corpo tramite l’attività fisica, la sana alimentazione ed annuali check-up; ho contribuito mettendo un top del World Tour all’asta, un simbolo con il quale rappresento la mia provincia di nascita nel mondo, e in questo frangente utile alla causa LILT.
 
 
La terza cartolina che vi presento non riguarda esattamente la solidarietà, ma è un'esperienza che mi ha riempito il cuore di gratitudine e che desidero condividere con voi.
 
Ho conosciuto Don Daniele su facebook e da tempo mi invitava a far visita al suo patronato di Este. Finalmente a novembre ne ho avuto l’occasione e sono andata a conoscerlo personalmente. Quello che ho trovato ad accogliermi ha superato ogni aspettativa: erano coinvolte le tre società storiche di pallavolo di Este, ragazze, genitori, dirigenti e allenatori. Don Daniele ha allestito la chiesa dove ha celebrato la S. Messa a tema Pallavolo/Beach Volley: sull’altare un cesto di palloni, una rete, un elastico, una borraccia, un paio di ginocchiere, le divise da gioco. Con la sua abilità di esprimere in metafore il Vangelo ha saputo celebrare una messa ricca di significato, molto coinvolgente e assolutamente alla portata di ragazze giovani impegnate nello sport. Ha montato un video con le mie fotografie e mi ha permesso di dialogare con i partecipanti all’incontro raccontando le mie esperienze nel mondo del Beach Volley. E’ stato uno scambio che mi ha arricchita molto e nuovamente ha preso in me coscienza il fatto di volermi comportare da esempio, sia per chi mi segue, sia per chi viene a contato con me anche solo pochi minuti.
Ho conosciuto un patronato con una struttura pazzesca, palestre, aree sportive, campi da gioco; ricco di ragazzi (circa 500) impegnati nelle più diverse attività sportive, un punto di ritrovo, di aggregazione tra diverse età ed esprimo nuovamente la mia stima a chi rende possibile fa funzionare tutto questo e che contribuisce allo sviluppo sano dei giovani.
Sono stata omaggiata di una targa e di un paio di ginocchiere… si certo, sanno che non le uso in campo, ma il significato con cui mi sono state consegnate è pienamente condiviso e lo porto con me da molto tempo: “Nella vita bisogna osare e mettersi in gioco, che non vuol dire essere spavaldi o temerari, ma buttarsi usando mente e cuore, cercando sicurezza nelle proprie capacità (giusta autostima, non superbia) e nelle persone amiche (per un cristiano Gesù Cristo) che come le ginocchiere possono aiutarti a risollevarti anche dopo le cadute più brutte e donarti l’entusiasmo e la speranza per ricominciare e osare ancora!
E’ come lasciarsi andare tra le braccia della persona che ami… se ti fidi veramente, ti butterai completamente e godrai a pieno questa meravigliosa sensazione… se hai dei dubbi, rimani un po’ tesa… rischi di farti male e di fare male all’altro e sicuramente rischi di non gustare al meglio tutto questo!” (cit. Don Daniele).

 
Affrontate le vostre sfide quotidiane con coraggio, coscienza e cuore!
A presto
Momi


http://www.volleymaniaweb.com/?p=46927

RUBRICA per Pallavoliamo- CROSSOVER-Un viaggio nel Beach Volley

Ciao ragazzi, sono Giulia Momoli, beacher di professione dal 2006, attuale campionessa d’Italia in carica insieme a Lucia Bacchi.
Questa rubrica parlerà naturalmente di Beach Volley, un mondo in continua evoluzione che sa regalare grandi emozioni. Chi di voi non ha seguito almeno una partita di Beach Volley nelle ultime Olimpiadi? Sarete d’accordo con me nel dire che il campo all’ Horse Guards Parade di Londra gremito di gente era un vero spettacolo!? Personalmente me lo sarei goduto meglio dall’interno… calcando quella perfetta sabbia bianca … chi ha orecchie per intendere intenda! ;)
Vi porterò con me attraverso il World Tour, il Campionato Europeo e il Campionato Italiano: cercherò di farvi conoscere questo sport in tutti i suoi aspetti, approfondendo ciò che lo differenzia dalla pallavolo, ma lo farò in modo un po’ nuovo, rispetto al diario che scrivo per Volleymaniaweb.com
Qui vestirò i panni di una Reporter per curiosare tra le realtà italiane e straniere: vi metterò in contatto con chi ha fatto di questo sport una professione (quindi atlete, atleti e allenatori professionisti), con chi sta sviluppando il Beach Volley in Italia grazie a delle vere e proprie scuole, con chi organizza eventi e tornei e, perché no?, anche con chi lavora ai piani alti, per rendere le informazioni a disposizione di tutti.Tratteremo con persone specializzate nel settore argomenti riguardanti ogni area dell’allenamento: dalla parte tecnica, a quella fisica, a quella tattica senza dimenticare gli aspetti fondamentali della preparazione mentale e la cura della alimentazione.
Sappiate che il Beach Volley in inverno non va in letargo, quindi attendo le vostre richieste sui personaggi di cui vorreste saperne di più e le vostre curiosità sugli aspetti che desiderate approfondire. Contattatemi qui: momi@pallavoliamo.com e sarò ben felice di accontentarvi!
Per concludere: che cosa rappresentano per me lo sport e nello specifico il beach volley?
Lo sport è passione, dedizione, amore per i gesti quotidiani, è lo strumento migliore che ho avuto per conoscere me stessa in ogni sfumatura, particolare ed imperfezione x' è proprio nei momenti di difficoltà e sotto stress che emerge la nostra personalità. E’ una continua lotta con il nemico interiore che vuole sconfiggerti, che ti vuole così con i tuoi difetti, che vuole impedirti di crescere, di migliorare. Il beach volley mi ha permesso di girare il mondo, visitare luoghi straordinari, conoscere persone e culture nuove. E’ uno sport in cui devi contare profondamente su te stesso e lavorare insieme al tuo compagno ripetutamente e più volte al giorno per rafforzare le tue qualità e limitare i punti deboli. Scendi in campo senza allenatore (il grosso del lavoro lui e lo staff lo fanno prima) quindi è necessario essere in grado di valutare al meglio ogni situazione; tua la responsabilità di ogni vittoria, di ogni sconfitta, non ci sono sostituzioni o qualcuno che ti tolga dai carboni ardenti, se non la forza della squadra che giorno dopo giorno hai costruito. Ogni conquista, seppur piccola è una vittoria, ogni passo avanti è la tua soddisfazione quotidiana. Credo che ognuno sia sempre alla ricerca di qualcosa che lo realizzi, che lo faccia sentire compiuto, di un obiettivo per il quale battersi, un'occasione di rivincita, un qualcosa verso la quale indirizzare sforzi e passione. La mia ricerca mi ha portato a scoprire che desideravo essere un’atleta a 360°: nei pensieri, nelle parole e nelle azioni. E il modo migliore per farlo è predispormi ad arricchirmi ogni giorno.


E’ molto più di un gioco, è un tatuaggio sulla pelle.

Vi aspetto con grande entusiasmo su “CrossOver"!

http://www.pallavoliamo.it/

http://www.pallavoliamo.it/publishedpage.aspx?issueid=2466bd4e-a6d2-4447-aef7-951e4a4e5627&pageid=38e50819-74cc-40bc-b728-5f0e3d561d32

RUBRICA per Volleymania- Frammenti d'estate

Ciao amici di Volleymania, nonostante le temperature in discesa, oggi vorrei descrivervi qualche altro flash della mia estate, nello specifico il torneo in Russia e l’accoglienza tricolore del mio Paese.

Subito dopo la finale scudetto di Pescara sono volata nei pressi di Kaliningrad a disputare la finale del campionato dei paesi dell’Europa dell’Est (EEZVA) con Evgenia Ukolova, atleta della Nazionale Russa allenata da Marco Solustri. Vi spiego perché ho potuto fare questa cosa: in Russia ogni giocatore ha un Club di appartenenza dal quale è stipendiato, pertanto, nonostante Evgenia abbia già una partner con la quale ha disputato World Tour e Olimpiadi (Ekaterina Khomyakova), quando gareggia nel suo Paese lo deve fare con chi appartiene al suo Club, oppure, come in questo caso, chiedendo una Wild Card per poter giocare con una straniera. Durante il World Tour in Polonia Evgenia mi propose il torneo e io accettai con entusiasmo il suo invito. In passato avevo già giocato con due ragazze straniere: una tappa del campionato svizzero con Isabelle Forrer e due del campionato italiano con l’ormai italianissima ma di origine olandese Patricia Labee. E’ sempre motivante disputare un torneo con una nuova compagna, soprattutto se si deve comunicare in inglese! Ci si mette in discussione, ci si rende disponibili a giocare in ogni ruolo e in un altro lato dal campo… insomma vale la pena allenare la flessibilità!
Dunque dico ok, la Nazionale Italiana mi da il permesso di partecipare, il Club russo mi fa arrivare l’itinerario del viaggio via mail, io e il mio fidanzato facciamo un visto per la Russia d’urgenza per poter partire e… via.
La sensazione sull’aereo è stata fin da subito di grande eccitazione: ero felice di partire e di vivere questa esperienza all’estero con una compagna russa. Veramente non avevo la più pallida idea di che cosa avrei incontrato e di come sarebbe stato, ricordo che mi stupì ancora una volta il mio atteggiamento di curiosità e di voglia di mettermi in gioco: partivo senza alcun tipo di certezza, unicamente per il gusto di scendere in campo e di scrivere una nuova pagina di vita. Questo mi faceva sentire tanto libera quanto predisposta a ottenere il meglio da questa uscita.


 Ho scoperto che i russi sanno essere davvero gentili e premurosi. Si sono presi cura di me dalla A alla Z dimostrandomi il piacere di farlo e accogliendomi come si fa con un vecchio amico, fin da subito, nonostante due alfabeti così diversi tra loro. A proposito di questo, non so se lo riuscite a vedere bene dalla foto, ma alla conferenza stampa il mio nome era scritto in russo… forte, vero?!
Evgenia è una ragazza solare e divertente e insieme ci siamo trovate molto bene. Oltre a lei ho stretto amicizia con alcuni ragazzi della federazione russa con i quali lo scambio è stato immediato, la conoscenza facile e la comunicazione in inglese divertente e coinvolgente.
L’organizzazione era modesta ma ordinata ed è filato tutto liscio.. tranne la musica della festa del sabato sera a tutto spiano! La mia stanza era sopra il campo centrale, la festa accanto.. quindi in realtà era come averli dentro la camera! ;-)
Musica a parte questa esperienza mi ha permesso di avvicinarmi alle loro abitudini e alla fine della settimana, ciò che mi sembrava strano all’inizio, era diventato ordinario. La cena, ad esempio, veniva servita in una scuola ed era particolare non per i cibi serviti (comunque diversi dai nostri) ma per i piatti pieni già posizionati sul tavolo prima dell’ ingresso in sala. Di fronte a noi tante tavole già imbandite, ci si sedeva dove il pasto era ancora intatto; un piatto unico di carne o pasta, uno yogurt, un dolcetto e del the… uguale per tutti, senza possibilità di cambiare o scegliere…quindi o te lo facevi andare bene, o ti alzavi con fame ;-)




Il torneo era strutturato come un Grande Slam: 6 pool da 4 squadre di buon livello perché tutti gli atleti partecipanti fanno beach volley tutto l’anno. Abbiamo disputato 7 ottime gare cedendo solo in finale al tie break, ma conquistando un bellissimo argento. Ho trovato un pubblico molto coinvolto e appassionato che simpatizzava per la nostra squadra; in tanti mi hanno detto che gradivano il modo di esultare di noi italiani e il fatto che giochiamo con grinta e sorridendo. Probabilmente abbiamo un modo più espansivo di manifestare le nostre emozioni . Quindi la settimana a Kalingrad… è stata un’esperienza assolutamente positiva!
Passando a una seconda brevissima cartolina, al mio rientro a casa, a settembre inoltrato, sono stata accolta in modo a dir poco caloroso.




All’ingresso del paese, a Palazzo Reale ho trovato uno striscione in mio onore da parte del Comune di Crespano del Grappa e a casa mia, oltre la bandiera all’ingresso, la mia famiglia aveva preparato tutto in versione tricolore: la casa aveva un particolare verde- bianco -rosso in ogni angolo (una ghirlanda, un mazzo di fiori, dei drappi, dei cuori…); perfino a Spike, il nostro cane, era stato messo un simpatico fiocchetto al collo! La mamma aveva curato veramente ogni dettaglio e anche la tavola da pranzo sposava il tema della bandiera italiana.
Qualche domenica dopo il sindaco mi ha omaggiato di una targa: sapere di essere un orgoglio per loro e un esempio di tenacia per i giovani che si avvicinano allo sport è per me un onore e una responsabilità che mi assumo con impegno.
Condividere con famiglia e amici la mia soddisfazione ha dato un gioioso valore aggiunto al tutto.


E’ proprio vero ciò che scrisse Goethe. “Mira alla luna. Anche se la manchi atterrerai tra le stelle.”
A presto!
Momi

 

RUBRICA per Volleymania- Frammenti tricolore- Parte 2

Ciao amici di Volleymania, come procede il vostro autunno?
Per me è ufficialmente cominciato il periodo di riposo, momento in cui mi dedicherò alle persone che trascuro durante l’anno a causa della distanza e dei grossi ritmi di lavoro.
Approfitterò del tempo libero per stare con la mia famiglia e gli amici che vivono nella mia zona di origine (Crespano del Grappa) e per svolgere delle attività che ho programmato e concentrato in questo mese: in settimana parteciperò ad una cena di beneficienza a favore della Lega Italiana Lotta Tumori sezione di Treviso e sarò ospite alla prima partita in casa di campionato di A1 della Imoco Volley Conegliano allo storico Palaverde. Il programma prevede poi una visita al patronato e alle società sportive di Este, un weekend con i miei fratelli a Roma e qualche giorno a Parigi con Marco. Parteciperò anche a un convegno intitolato “Impara dai Campioni” un corso su come affrontare le sfide nel modo migliore e vincerle. Quindi… un sacco di cose interessanti, ma queste sono storie che vi racconterò più avanti. Per oggi torniamo alle cartoline estive che vi avevo promesso: l’argomento del giorno è la finale tricolore di Pescara.
A luglio, l’infortunio alla mano sinistra di Daniela accaduto durante la partita per il quinto posto al Grande Slam di Berlino, mi ha indotta a cercare una compagna per continuare il mio cammino stagionale. Fortunatamente la federazione mi ha affiancato Laura Giombini, con la quale ho disputato 4 tappe del World Tour e vinto la tappa del Campionato Italiano a Ostia, ma questa non poteva essere una soluzione continuativa in quanto la sua compagna per il progetto federale era Vicktoria Orsi Toth. E quindi, dopo aver pensato anche di non partecipare alle tappe restanti del campionato italiano, mi sono rivolta a Lucia Bacchi.

 
Bibione è stata la nostra prima uscita stagionale insieme: sulla spiaggia dove ho imparato a camminare (ho trascorso a Bibione un lungo periodo della mia infanzia), con zii, sorella, cugini e amici a tifarci in tribuna siamo arrivate seconde, in un interminabile torneo di 7 partite! Ovviamente dispiaciute per non aver vinto, ma consapevoli dei nostri mezzi, ci siamo riviste due settimane dopo (sempre senza alcun allenamento insieme a causa di impegni reciproci) e a Pescara abbiamo giocato 5 partite senza perdere neanche un set, conquistando la possibilità di abbracciarci al tricolore e indossare il top con lo scudetto. Siamo riuscite a mettere in campo ognuna il giusto mix di esperienza, qualità tecnica e motivazioni; abbiamo condito il tutto con una naturale intesa e stima reciproca che ci ha rese partita dopo partita sempre più unite e determinate. Non è stato un weekend facile, direi tutt’altro. Vincere non è mai scontato e dietro ad ogni partita c’è un mondo che chi non vive da protagonista spesso non intuisce. A volte ti trovi a combattere contro te stesso: devi stare molto attento al tuo dialogo interno, a ciò che ti chiedi, a quello che ti aspetti perché i tuoi pensieri influiscono nella prestazione, quindi meglio siano edificanti! Non devi permettere a troppe emozioni di entrare in partita con te, quello che conta è essere concentrati su ogni singolo pallone per riuscire a fare ciò per cui ti sei duramente allenato. Grazie ad un amico prezioso che mi ha ricordato chi sono e che cosa faccio, sono entrata in campo per vivere una festa e onorare al meglio lo sport che amo sopra ad ogni cosa. Questo scudetto è stato diverso dal primo (Ostia 2007): riguardandomi in televisione mi sono sorpresa a vedere una Giulia determinata ad andare dritta verso l’obiettivo, senza esitazioni. Ricordo che ho voluto assaporare tutto, dalla presentazione della partita al fischio finale. La sola cosa che mi sono sentita di fare una volta caduta l’ultima palla è stata applaudire Lucia provando un grande senso di gratitudine.
Lo scudetto faceva parte di uno degli obiettivi che mi ero posta dopo la mancata qualificazione olimpica e raggiungerlo è stato davvero appagante. La vittoria ha avuto per me un sapore speciale e ringrazio ancora una volta Lucia per aver contribuito e condiviso questo traguardo. E’ una grande atleta e una persona grintosa, sensibile e concreta: lo scudetto di beach volley cucito nel petto le sta proprio bene.
I nostri fidanzati, Marco e Sergio, erano con noi quel weekend. Dopo la premiazione siamo rimasti al mare a brindare insieme fino a poco prima del buio, ci siamo gustati quel momento con grande semplicità, in compagnia di un ottimo aperitivo e di fronte ad una spiaggia silenziosa.

Dopo la doccia ci siamo incontrati per andare a cena, io avevo comprato due bandiere dell’Italia, una per me e una per Lucia, sulle quali abbiamo scritto la data della vittoria e i nostri nomi.
Il mattino dopo sono scesa con Marco a fare colazione. Sul tavolo del ristorante ho trovato un bellissimo mazzo di fiori avvolto da dei nastri verdi, bianchi e rossi e il pacco di quotidiani dentro i quali si trovavano i nostri articoli sul risultato del giorno precedente.
In mezzo ai fiori un biglietto nel quale Lucia mi ringraziava di cuore… che dire… belle emozioni, ricordi di sport, amicizia e condivisione che custodirò per sempre.
Concludo invitandovi a visitare il mio blog all’indirizzo:
http://giuliamomoli.blogspot.it
Sarei lieta di ricevere le vostre opinioni ed eventuali domande o richieste riguardo il beach volley e, perché no, anche altro.

A presto, Momi