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RUBRICA per PALLAVOLIAMO- CrossOver- I sogni son desideri...

Cari lettori di Pallavoliamo,oggi sono passati esattamente 3 mesi dalla mia operazione al tendine rotuleo e questo stop forzato continua ad insegnarmi molto.
L’ultima cosa che ho appreso è che esiste una linea sottile tra “desiderare con aspettativa”e “desiderare con determinazione”. Desiderare con aspettativa è quasi pretendere che l’universo realizzi ciò che desideriamo, è volere che le cose succedano al più presto, è aspettarsi che le cose accadano perchè le vogliamo fortemente. Desiderare con determinazione è, invece, essere disposti a darsi tutto il tempo ed il lavoro necessario per realizzare e raggiungere un obiettivo.
Desiderare qualcosa con determinazione permette di evitare la frustrazione se il desiderio tarda ad arrivare, e di affrontare il tutto invece con maggiore forza ed energia e soprattutto con la piena fiducia nelle proprie capacità.
Questo è quello che è utile ricordarmi quando Gino fa male, e mi richiede ulteriore pazienza, tempo e prudenza.

Ma veniamo al dunque: quello che vi propongo oggi non è la classica intervista ad un personaggio del mio settore a cui siete abituati, ma una riflessione nata dalle recenti finali scudetto indoor e da qualche lettura degli ultimi giorni.
Mi sono imbattuta in queste domande:
“Qual è il messaggio che dai al mondo? Che messaggero sei?”
Naturalmente per prima cosa ho rivolto questi interrogativi a me stessa. Ho avuto modo di riflettere bene in questo periodo sul perché faccio quello che faccio, che cosa mi spinge a lottare per i miei obiettivi, qual è il vero motivo e lo scopo di tutto questo.
E nelle risposte che mi sono data ho scovato anche il mio desiderio di voler essere d’esempio. Sento ancora fortemente la responsabilità di portare valore a questo sport, alla nostra federazione e alla famiglia degli atleti professionisti di cui faccio parte.
Credo che per un’atleta sia giusto rendersi conto che c’è sempre qualcuno che ti osserva, dai più giovani ai meno giovani e che non è importante la categoria in cui giochi (se non in termini di visibilità) ma il modello che rappresenti e la consapevolezza che il tuo modo di vivere lo sport può fare la differenza per qualcuno.
Lo sport è da sempre una lingua universale, un veicolo di grandi emozioni, un contenitore di vita, esperienze, relazioni, è un grande mezzo di educazione e comunicazione. E le fasi finali di un campionato sono certamente le più calde, le più seguite e le più ricche di emozioni.
Quali sono i messaggi che avete colto da questi play off di pallavolo? A me hanno colpito queste due situazioni.

La prima riguarda l’Imoco Volley Conegliano. Ho seguito qualche loro partita in questa fase finale della stagione e mentre osservavo la squadra in campo e vedevo crescere in loro la determinazione , mi risuonava in mente la frase: “Si può fare!”. La squadra è stata in grado di conquistare la finale scudetto acquisendo partita dopo partita la fiducia in un sogno e trascinando con sé tante persone. Ha dimostrato sul campo quanto è potente l’atteggiamento mentale di chi desidera ardentemente raggiungere un risultato e vola altissimo sulle ali di un entusiasmo che incrementa sicurezza e unità d’intenti.
Mi hanno trasmesso delle emozioni intense, hanno mosso in me i sentimenti “di pancia e di cuore”, i motivi che mi hanno spinto fin da piccola, a giocare a Pallavolo prima e a Beach Volley poi.
Hanno alimentato ulteriormente la mia voglia di tornare in campo più agguerrita di prima.
Ammirare queste ragazze crederci e lottare fino alla fine, inventare soluzioni di fronte all’infortunio di una titolare, è stato un forte esempio di tenacia e coraggio. Vedere un palazzetto pieno di gente completamente coinvolta, appassionata e grata per questa squadra, sapere che alle spalle c'è una società seria è diventato, credo per tanti, un simbolo potente, che potrebbe aver fatto ricredere anche i più pessimisti, quelli che pensano che il nostro sport abbia iniziato una lenta ed inesorabile discesa verso il basso. Fino a che i messaggi trasmessi saranno questi, sono certa che si troveranno sempre cuori che pulsano allo stesso ritmo per un sogno, sponsor che investono per un progetto, società che lavorano sodo, team che guardano verso la stessa direzione, palazzetti gremiti di persone che applaudono vincitori e vinti per il bellissimo spettacolo offerto.
La seconda situazione è quella di Jack Sintini, palleggiatore di Trento protagonista di una bellissima storia di guarigione, che probabilmente molti di voi avranno già visto in video: un messaggio di gratitudine e di umiltà. Un giocatore che un anno fa lottava per la vita, oggi si è cucito lo scudetto al petto, giocando da titolare proprio la partita che contava. Dopo aver ringraziato compagni, staff, società ed equipe medica invita a “Non perdere mai la speranza perché il sole può tornare a splendere”, un emozionato consiglio a non mollare mai perché quando anche solo una persona ci riesce, ci possono riuscire in tanti. E proprio per essere d'esempio con la sua storia, Jack ha fondato un' Associazione che raccoglie fondi per la ricerca medica contro Leucemie e Linfomi.

Se ognuno di noi nel suo piccolo si chiedesse "che genere di messaggio voglio inviare al mondo? " sono certa che sarebbe più forte la consapevolezza che, ogni persona ha delle grandi responsabilità verso se stessa e verso gli altri, che in ogni mestiere esiste il nobile modo di diventare un esempio, che ogni talento può essere messo al servizio anche delle buone intenzioni.
Alla prossima
Momi


RUBRICA per Volleymania- Frammenti tricolore solidali


Ciao ragazzi, ho tante avventure accadute in questi ultimi mesi da raccontarvi! Quindi cominciamo subito: oggi si parla di Beach Volley e Solidarietà.
Il primo evento al quale vorrei dare spazio è quello a cui ha partecipato l’intera Nazionale Femminile di Beach Volley in Emilia “Uno gnocco per una tensostruttura”: siamo state invitate a disputare un torneo che raccogliesse fondi per noleggiare una copertura per il campo da beach di S. Prospero, unica sede rimasta disponibile a causa del terremoto, nella quale i ragazzi del luogo potessero svolgere attività sportive. C’eravamo tutte: Marta, Greta, Laura, Daniela, Vicktoria, Giada e 4 ragazze del giovanile, tra cui le due campionesse d’Italia under 20, Lissandro e Glauco. Ho affrontato questo appuntamento con lo spirito di chi sa che cosa rappresenta e lo mette a disposizione: il beach volley è il nostro mezzo di comunicazione, è lo strumento che ci rende un esempio agli occhi di chi ci guarda, è il veicolo attraverso il quale possiamo contribuire a nobili cause. La formula del torneo è stata studiata dal nostro coach Lissandro in modo simpatico: le 4 atlete seniores hanno fatto coppia ciascuna con una delle 4 atlete Under 20 e si sono scontrate in semifinali e finali; Marta, Greta e Giada hanno invece fatto da arbitri delle gare! Ho giocato con la campionessa italiana under 20 Lodovica Langellotti…e abbiamo simbolicamente vinto il torneo!
Questa esperienza mi ha coinvolto molto, ho visto persone commosse e grate per la nostra presenza. Sapete, sono riuscita a provare emozioni simili alle loro qualche anno fa, quando la mia famiglia è stata colpita da un incidente aziendale (un incendio): so cosa significa perdere un lavoro, vedere tutto andare in fumo, togliere dalle macerie ciò che rimane, lasciare andare quello che per anni è stato tuo e per cui hai faticato, ma che non puoi più recuperare. Ho conosciuto lo sconforto, le lacrime, l’incredulità, le domande, le responsabilità e la fragilità di un padre, ma ho conosciuto anche la forza, la concretezza e la voglia di ripartire subito di una famiglia unita che nella difficoltà ha capito che l’Azione era l’unica strada da percorrere. Però un luogo di lavoro non è una casa: perdere il tetto sopra la propria testa significa perdere la tua sicurezza più profonda, il punto di ritrovo per le persone che ami, il tuo rifugio, la certezza, il riparo. Quello no, non so che cosa significhi, per questo sono vicina a tutte le persone che ancora vivono dentro ad una tenda o che per mesi hanno avuto il timore di tornare nelle loro case per paura di nuove scosse. Ma so anche che noi uomini abbiamo dentro risorse infinite e che sappiamo rimboccarci le maniche per trovare ed attuare soluzioni: la vita di ognuno è colpita da terremoti, di grado più o meno intenso, l’importante è ripartire a testa alta sapendo affrontare gli eventi con coraggio e determinazione.
La compagna iridata Under 20 di Lodovica, Elisa Bellodi è stata speciale protagonista dell’evento poiché residente nella zona interessata del sisma: pensate che fino a poco tempo fa andava a scuola nel pomeriggio perché le strutture sane erano poche ed era necessario che le classi si dessero dei turni. Colgo l’occasione per ringraziare la sua famiglia per l’ospitalità e la gentilezza con cui ci ha accolte. Un grazie anche alla struttura dello Sporting Club di Carpi che ci ha permesso di disputare due allenamenti tecnici durante il weekend. Ho apprezzato molto lo spirito di generosità di queste persone: a volte pensiamo di non aver niente da offrire, ma ci dimentichiamo del potere enorme che hanno l’intenzione e l’amore che mettiamo nel fare le cose.
 
Seconda cartolina: ho passato qualche giorno a casa, nella mia Crespano del Grappa e ho avuto il piacere di essere madrina ad una cena di beneficenza a favore della LILT (Lega Italiana Lotta Tumori) in un ottimo ristorante della pedemontana. Oltre alle favolose pietanze che Gerry (proprietario del locale e simbolo di chi ha sconfitto la Malattia) ci ha preparato, tutte incentrate su prodotti del nostro territorio, è stato dato spazio a sindaci, assessori, imprenditori e primari di ospedali per sensibilizzare una prevenzione che ci salva la vita o che in molti casi ritarda l’evoluzione delle malattia. Ho rappresentato la categoria degli atleti, che per professione sono abituati ad aver cura del proprio corpo tramite l’attività fisica, la sana alimentazione ed annuali check-up; ho contribuito mettendo un top del World Tour all’asta, un simbolo con il quale rappresento la mia provincia di nascita nel mondo, e in questo frangente utile alla causa LILT.
 
 
La terza cartolina che vi presento non riguarda esattamente la solidarietà, ma è un'esperienza che mi ha riempito il cuore di gratitudine e che desidero condividere con voi.
 
Ho conosciuto Don Daniele su facebook e da tempo mi invitava a far visita al suo patronato di Este. Finalmente a novembre ne ho avuto l’occasione e sono andata a conoscerlo personalmente. Quello che ho trovato ad accogliermi ha superato ogni aspettativa: erano coinvolte le tre società storiche di pallavolo di Este, ragazze, genitori, dirigenti e allenatori. Don Daniele ha allestito la chiesa dove ha celebrato la S. Messa a tema Pallavolo/Beach Volley: sull’altare un cesto di palloni, una rete, un elastico, una borraccia, un paio di ginocchiere, le divise da gioco. Con la sua abilità di esprimere in metafore il Vangelo ha saputo celebrare una messa ricca di significato, molto coinvolgente e assolutamente alla portata di ragazze giovani impegnate nello sport. Ha montato un video con le mie fotografie e mi ha permesso di dialogare con i partecipanti all’incontro raccontando le mie esperienze nel mondo del Beach Volley. E’ stato uno scambio che mi ha arricchita molto e nuovamente ha preso in me coscienza il fatto di volermi comportare da esempio, sia per chi mi segue, sia per chi viene a contato con me anche solo pochi minuti.
Ho conosciuto un patronato con una struttura pazzesca, palestre, aree sportive, campi da gioco; ricco di ragazzi (circa 500) impegnati nelle più diverse attività sportive, un punto di ritrovo, di aggregazione tra diverse età ed esprimo nuovamente la mia stima a chi rende possibile fa funzionare tutto questo e che contribuisce allo sviluppo sano dei giovani.
Sono stata omaggiata di una targa e di un paio di ginocchiere… si certo, sanno che non le uso in campo, ma il significato con cui mi sono state consegnate è pienamente condiviso e lo porto con me da molto tempo: “Nella vita bisogna osare e mettersi in gioco, che non vuol dire essere spavaldi o temerari, ma buttarsi usando mente e cuore, cercando sicurezza nelle proprie capacità (giusta autostima, non superbia) e nelle persone amiche (per un cristiano Gesù Cristo) che come le ginocchiere possono aiutarti a risollevarti anche dopo le cadute più brutte e donarti l’entusiasmo e la speranza per ricominciare e osare ancora!
E’ come lasciarsi andare tra le braccia della persona che ami… se ti fidi veramente, ti butterai completamente e godrai a pieno questa meravigliosa sensazione… se hai dei dubbi, rimani un po’ tesa… rischi di farti male e di fare male all’altro e sicuramente rischi di non gustare al meglio tutto questo!” (cit. Don Daniele).

 
Affrontate le vostre sfide quotidiane con coraggio, coscienza e cuore!
A presto
Momi


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