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Grazie al mio lavoro

Cosa riempie davvero il mio cuore?
Concludere una sessione di coaching con il proprio coachee che ti dice "ti voglio tanto bene".
O sapere che una tua coachee ha perdonato, e ha chiamato il padre dopo 5 mesi che non ne aveva notizie.
O, ancora, sentirmi dire "grazie per avermi preparata e dato la carica di aprirmi ed accogliere pienamente quello che questi 4 giorni di corso mi hanno regalato! Mi sento nuova, più luminosa."
È una splendida sensazione... e sapete una cosa?
Non me ne vergogno e trovo che scriverlo non sia una mancanza di umiltà!
Tutti abbiamo bisogno di sentirci amati, utili, importanti e gratificati.
Tutti.
Il mio lavoro mi nutre, mi nutre d'Amore.
E ne sono così grata e orgogliosa!
Adoro le persone entusiaste.
Adoro le persone che guidano con l'esempio.
Adoro chi ha il coraggio di mettersi in discussione per liberare profondamente il proprio valore.
Adoro chi si vuole sganciare dalle zavorre a cui è stato legato per anni.
Adoro chi Ama.
Chi Ama la Vita.
Chi Ama le persone.
E chi Ama se stesso.
Adoro chi sa dire "grazie", quel grazie che viene dal cuore, autentico, pulito, sacro.
Perché nel farlo dona energia nuova, abbraccia la tua anima, guarisce le ferite, purifica dalla noncuranza, accoglie la tua vera essenza, e fa traboccare il calice della gioia.



Diventare papà

Non è facile per un uomo diventare papà durante la gravidanza.

La donna cambia fisicamente, e attraversa un lungo cammino di consapevolezza per 9 mesi.
A volte ha la nausea, convive con gli sbalzi ormonali, il malessere, il cambiamento, la gioia di sentire il suo bambino muoversi nel grembo, la gratitudine, la continua scoperta.
I suoi ritmi variano, la sua visione delle cose anche. ...
Ogni donna in gravidanza attraversa un portale dal quale non torna più indietro.

Il papà vive tutto da fuori.
Sembra lo spettatore curioso di un miracolo che matura e che presto si compirà.
Il suo ruolo è quello delicatissimo e importantissimo di affiancare la madre.
Ruolo particolare, necessario.
E non facile.

L'uomo supporta, sopporta. Noi gli chiediamo di capire qualcosa che non solo non riesce a vedere, ma non riesce nemmeno a sentire.
Si può unicamente fidare di noi, delle nostre descrizioni, delle sensazioni e dell'amore con cui giorno dopo giorno portiamo avanti l' esperienza più preziosa.

Sapevo già che TU saresti stato speciale. Lo sapevo da quando lo scorso agosto, durante uno dei nostri primissimi momenti magici insieme, mi hai detto: "Tu sarai la madre dei miei figli".

Fin dall'inizio della gravidanza hai voluto essere presente in ogni modo possibile.
Hai protetto il nostro segreto, e me con lui, accompagnandomi attraverso ogni nuova scoperta.
Ti offendevi un pochino quando le persone alla lieta notizia si congratulavano con me e non con te. Come a dare per scontato il tuo ruolo, quasi a dire "è per la mamma la vera sfida, è la mamma, contenitore sacro, che va protetta, accudita, amata...".
Invece tu stavi già facendo egregiamente la tua parte.

Alcuni momenti ti hanno messo a dura prova.
Ma io so in che modo ci sei stato.

Mi hai amata in ogni forma possibile, da quando all'inizio restavi fuori dalla porta del bagno mentre vomitavo e aspettavi che, bianca come un cencio e ricurva su me stessa, avessi finito per chiedermi "Come stai?", a quando avevo l'energia di una ragazzina felice.
Hai cucinato per me, hai sistemato la casa, mi hai scritto lettere d'amore, mi hai portata a nutrirmi di luoghi bellissimi e speciali.
Mi hai protetta dalla noncuranza e dal dolore, riservandomi solo cose belle, e scegliendo di offrirmi il meglio.
Hai rinunciato ad alcuni impegni, hai trascurato anche il lavoro, c'eri alle visite, c'eri ad ogni mia richiesta di aiuto, dubbio o paura.
Lo hai fatto per me, per noi, per la nostra creatura.
E non è stato facile, per questo ti rinnovo il mio Grazie.

Mai come in questo periodo della mia vita mi sono sentita accudita.

Mi hai fatto compagnia nelle notti insonni, mi hai accarezzato i capelli, mi hai stretta a te nei miei momenti di sconforto, mi hai cullata e avvolta con il tuo amore.
Hai cantato per noi, mi hai fatta ballare, ingelosire, commuovere.
Hai asciugato centinaia di lacrime, guardandomi senza parlare, nè giudicare, nè indagare, lasciando solo che io mi abbandonassi e che ritrovassi la pace in te.
E dentro la nostra sfera magica.
Abbiamo parlato tanto, compreso insieme, demolito vecchi schemi, costruito nuove modalità.

Quando la sera sulla nostra poltrona gialla mi fai distendere su di te, nell'unica posizione che il mio corpo sembra tollerare adesso, io mi sento a Casa.
E non mi dici mai che ti peso o che sei scomodo, anche se hai un cuscino in faccia, o una gamba a penzoloni perché occupo tutto lo spazio e non ci stai.

Le tue braccia mi sostengono, e io mi posso abbandonare ad ogni mia scelta sicura, perché so che con te sarà bellissimo.

Tu sei Casa.
Tu sei l'Amore.

Grazie. Ti amo.



Il mio corpo di donna

Ho ancora del cammino da fare come Donna verso la profonda accettazione di me stessa, e questa gravidanza mi sta dando l'occasione di riflettere e lavorare intimamente su svariati frammenti del mio essere.
È come se Madre Natura, da incredibile Coach, mi offrisse l'opportunità di mettermi di fronte a dei blocchi per conoscermi ad uno stadio insolito, per sciogliere i nodi, mutare ancora, e prepararmi a quello che verrà.

Parliamo di corpo. 
Di questo strumento portentoso che per anni mi ha supportata e sopportata nel mio lavoro di atleta e nella mia esistenza umana.
Di questo complesso e ingegnoso sistema di perfezione ed eccellenza che instancabile mi ha fornito tutto ciò di cui avevo e ho bisogno.

Eppure, nonostante io mi sia sempre presa cura di lui ascoltandolo, allenandomi, mangiando bene, non prendendo medicine, sento che nei suoi confronti non sono mai stata sufficientemente serena. 
Nè rispettosa.
Nè grata come avrei dovuto.

Ciò che vedevo riflesso allo specchio, o ritratto in una fotografia difficilmente mi appagava perché non ha mai rispettato i miei canoni di bellezza e di armonia.
Mi sono sempre sentita inadeguata, fin da quando ero bambina.

Vedevo le altre così diverse, così belle, così pronte per essere libere e amate nel mondo. 
Io mi sentivo a disagio.
Non ero abbastanza.
Lo vedevo io, lo vedevo nel confronto con gli altri, lo ascoltavo dai commenti di chi ignaro e inconsapevole con le piccole lame taglienti delle sue superficiali opinioni incideva la mia pelle nel profondo.

Così, negli anni, ho imparato a rivolgere a me stessa giudizi severi e svilenti.
I seni troppo piccoli, i fianchi troppo larghi, un sedere odioso, un viso che non riesce a trasmettere quello che ho dentro e decine di altri difetti che mi sembravano enormi chiazze d'olio su un candido foglio.

Ed eccoci ad oggi, entrata nel sesto mese di gravidanza.
Un momento delicato, sensibile, vulnerabile. Dove non ho più paura di dire quello che penso.

Fatico ad amare questo mio corpo che cambia.

Amo già smisuratamente la vita che cresce nel mio grembo, sono consapevole del Dono che mi attraversa e il mio bimbo sa che la questione è della sua mamma e non riguarda lui, glielo ho voluto spiegare bene.

Nonostante io mi senta sacra, nonostante io sappia che la Natura si muove sempre con divina intelligenza, nonostante io mi stia preparando per accogliere, ammorbidirmi, servire e nutrire, a volte devo farmi forza per accettare ciò che è così diverso dalla mia condizione originaria.

O ideale dovrei dire.

Sí perché la cosa ridicola e che spinge la mia riflessione attuale è che comunque il mio corpo non mi piaceva!
Nemmeno quando giocavo ed ero in formissima!
Nemmeno quando mi allenavo 5 ore al giorno!
Guardo oggi le mie foto e noto tantissime differenze: vedo un fisico atletico, magro, sano e mi chiedo "come è possibile che tu qui non ti piacessi, non ti sentissi bene con il tuo corpo, ti criticassi aspramente? È assurdo!"
Eppure era così.

Allora mi rendo conto di quanto il processo sia nella nostra testa. 
Di quanto la nostra percezione sia fragile, scostante, a tratti ingannevole, lunatica.
Delle volte noi Donne siamo davvero ingiuste.
Implacabili arbitri di noi stesse. 

E mentre cammino nel mistero e nel miracolo della gravidanza, non mi resta che chiedere perdono a questo corpo e promettergli piú pensieri d'amore, più carezze, più sorrisi di intima complicità.

Per ogni futura volta che vedrò nascere in me una nuova smagliatura, le gambe gonfie, una macchia sul viso, un chilo in più, la ritenzione idrica, gli occhi stanchi, i lineamenti che cambiano, io reciterò guardandomi allo specchio: 
"Mi dispiace, Perdonami, Grazie, Ti amo."

Una frase che ringrazia il suo esistere così come è, prezioso, e che esprime sincera gratitudine, pentimento, amore e gentilezza.


"Che cosa succede se io bacio tutti i luoghi del tuo corpo che ti hanno insegnato ad odiare?
Cosa succede se poso le mani su di te e le lascio così, abbastanza a lungo finchè il mio calore aderisce al tuo e tu dimentichi che fra la mia pelle e la tua c’è spazio?
Che cosa succede se mi piace tutto ciò che ti hanno detto di detestare e passo le mie giornate a sporcare il tuo cervello ben lavato?
Che succede se ti mostro nuove immagini di te stessa che hai accuratamente evitato di vedere allo specchio?
E se ti dicessi che tutto quello che dicono è sbagliato e iniziassi a riempire le tue orecchie con parole vere in una lingua che conosci ma hai smesso di parlare?
Che cosa succede se pianto nuovi fiori nei luoghi ispidi dentro di te e ti insegno i loro nomi e le stagioni della loro fioritura?
Che cosa succede se ti chiedo di non reciderli e permettere che invadano le tue vie e decorino tutta la tua vita?
Succede che non ti permetto di dimenticare mai che non sei altro che bellezza."

Tyler Knott Gregson


Tu sei per me...

Un terreno solido su cui poggiare i piedi e continuare a costruire,
la testa vicino al cielo per essere ispirati dalla giusta Guida.
Un'aria frizzante che respira, pulisce, nutre.
Il rosso dell'amore vero,
Il bianco dell'anima buona....
La luce che risveglia e indica la strada.
La mano che sostiene, accompagna, dona, e accarezza.

Quanta ricchezza di dettagli, l'Amore.
#TVA

Grazie Vita!

Ogni tanto mi fermo.
Ti contemplo e ti dico "Grazie".

Ti ho sempre chiesto tanto, Vita.
E tu sei riuscita a darmi di più.


Il Grillo intrappolato

È il 5 di dicembre, le decorazioni natalizie sono già piuttosto diffuse in giro, ed è sabato sera.
Probabilmente un sabato sera particolare.
Uno di quelli che resteranno nel cuore.
Gli ultimi 4 sabati li ho passati fuori, per i corsi e, onestamente, temevo di non trovarti al mio ritorno. 
Invece sei ancora qui, Grillo che accompagni con la tua musica ogni nostra sera da mesi e mesi.
Ti sei incastrato nel piccolo giardino interno, scendendo dal tetto.
E ora forse non riesci più ad uscire per realizzare la tua natura.
Eppure non hai smesso di viverla!
Sei sopravvissuto per giorni e giorni nutrendoti di piccoli insetti e di non so quale vegetazione.
Sarai stanco, forse infreddolito... ma mai, giunto il calare del sole, ti sei dimenticato di deliziare noi e i nostri ospiti con la tua Allegria.
Quando ti fermi per un pò... si sta con il fiato sospeso, in attesa che tu riprenda.
Grazie al tuo Istinto questi ultimi mesi hanno avuto una colonna sonora bellissima, e addormentarsi in tua compagnia è stato un grande privilegio.
Grazie Grillo!