A testa bassa: storia di una medaglia non preannunciata

Vi racconto la storia di una medaglia non preannunciata.
Perché se è vero che si va sempre in gara con un obiettivo di risultato chiaro in mente, è vero anche che non tutte le volte durante la preparazione le circostanze ci supportano.

Gli allenamenti per questo mondiale iniziano con uno scossone: in squadra vengono inserite 4 nuove giovani atlete, prestate per questo progetto da Ariskate Verona.
La decisione dello staff, che ha l'evidente obiettivo di rinforzare il team, muove gli animi: queste atlete sono molto brave, sono umili (si rivelano da subito pazzesche per tecnica e predisposizione) e hanno voglia di fare bene, ma la squadra che quest'anno ha presentato il seducente numero "Del Bolero!" in Italia e in Europa teme che si rompano degli equilibri che hanno richiesto mesi per essere affinati.

Abbiamo poco tempo, un mese, il numero va rivisto e perfezionato prima di presentarlo ai Roller Games, e va integrato con questi nuovi elementi, 4 campionesse che nella loro disciplina hanno vinto tutto e non hanno ancora avuto esperienza di sincronizzato.

La squadra si mette al lavoro, sembrano collaborative, si aiutano l'una con l'altra.


Ma quali sono i veri sentimenti che hanno nel cuore?
I primi che mi giungono sono di preoccupazione, di incertezza, sfiducia, timore; alcune ragazze sono deluse perché non desiderano esclusioni, altre propositive e vedono l'opportunità nascosta in questa sfida.
Il team non è unito e ci si contagia a vicenda.
Ogni occasione è buona per ribadire che siamo in ritardo e che le cose non girano.

Tutte si rendono conto dell'importanza oggettiva di fare questo salto per la qualità e la pulizia del numero, ma lo comprendono solo mentalmente e non di pancia perché le loro emozioni vogliono proteggere la squadra che a fatica e con successo si era rialzata dalla batosta dello scorso mondiale vincendo il titolo italiano e l'argento europeo.

Giovanna Galuppo, l'allenatrice, assistita dallo splendido Daniel Morandin (campione del mondo e coreografo del Precision Team Albinea) e supportata dal presidente Gianluca Silingardi, si è presa un grande rischio. 
E' una grande responsabilità rimettere mano ad una squadra così affiatata, unita e vincente, ma se vogliamo puntare ad una medaglia importante a livello mondiale dobbiamo necessariamente cambiare. Dobbiamo alzare l'asticella.
E l'unico modo per farlo è rimescolare le carte.

"Squadra che vince si cambia", sostiene Livio Sgarbi, e questo si fa.

Perché ci serve un gradino in più, perché queste ragazze devono lavorare ancora sotto pressione, perché per fare dei definitivi passi in avanti devi farne necessariamente qualcuno indietro.
Anche se ti costa fatica, anche se non lo capisci subito, anche se è doloroso.

Queste atlete si allenano duramente ad Albinea per tutto il mese di agosto, anche più volte al giorno, all'aperto, con temperature che hanno toccato i 42 gradi perché era necessario abituarsi al clima caldo e umido cinese.
Non sono delle professioniste, ma si comportano come tali: rinunciano alle ferie, lavorano per guadagnarsi l'onerosa trasferta, presenziano ad ogni allenamento mettendo tutto il resto in secondo piano.


Durante questo periodo in cui le supporto come mental coach con incontri dal vivo e non, ricevo chiamate, messaggi, richieste d'aiuto.
Sono consapevoli che stanno lavorando sodo, ma la squadra è preoccupata: "c'è confusione, le cose non vengono, abbiamo poco tempo, Giovanna sembra nervosa, ci richiede tantissimo..."

Il mio ruolo? 
Fare chiarezza, allineare gli intenti, rompere le incertezze, allentare le tensioni, comprendere i loro sfoghi, ristabilire una routine di preparazione all'allenamento, focalizzarle sulle cose importanti, contribuire a costruire una squadra, dare loro fiducia, aiutarle a vedere oltre il momento presente, a lavoro compiuto. 
Ed essere di supporto all'allenatrice.

Dopo ferragosto il cambio di ritmo.
Queste sono atlete allenate fisicamente e mentalmente a cambiare approccio in maniera rapida.
Sono delle fuoriclasse di flessibilità, lo hanno imparato e integrato soprattutto in questi ultimi anni.

Nonostante chi finisce al pronto soccorso, e chi si taglia il mento, ora i ruoli sono più definiti e il numero viene provato per intero.
Ancora ci sono dei gap da colmare, ma le cose vanno meglio.


Fino a che Giulia, la veterana del gruppo, il capitano, non subisce una bruttissima caduta rompendosi due costole e fratturandosi una vertebra.
Altro terremoto in squadra che altera la struttura.
Non ci voleva.

Di nuovo le certezze costruite vanno ritoccate, qualcuno deve pattinare nel suo ruolo.
La squadra si unisce intorno a Giulia e al suo difficile momento, non la lascia sola un secondo, e al contempo stringe le maglie.
Come se dall'ennesima prova non ci fosse altra soluzione che guardarsi negli occhi e dirsi "Noi siamo tutto ciò che abbiamo."

La stanchezza arriva a picchi mai toccati, gli ultimi allenamenti in Italia sono un mezzo pasticcio, ma la consapevolezza delle ragazze è cambiata: si può fare, vogliamo vivere questa esperienza (per alcune forse l'ultima in carriera) al massimo.

Si parte per la Cina, gli ultimi allenamenti in loco servono ad affinare il numero, a riposare e a prepararsi per il grande evento: Nanjing 2017 World Roller Championship, ci siamo!

Nel frattempo succedono altri piccoli inconvenienti, piccoli disagi fisici, fino ad arrivare al giorno prima della prova in Cina in cui Batti, un'altra titolare, si fa male alla caviglia e per certo non potrà disputare la gara.

La storia finisce con volti bellissimi e sorridenti e un prestigioso argento mondiale portato al collo con orgoglio.

Cosa c'è tra la fatica di ogni allenamento e la gioia per un risultato così importante?

  • Una grande squadra che è riuscita a riconoscersi, compattarsi, amarsi e rispettarsi in tempi record.
  • Una grande allenatrice che nonostante le notti in bianco ha studiato, sperimentato e poi giocato con coraggio tutte le carte che aveva a disposizione per creare la migliore formazione possibile.
  • L'atteggiamento vincente, allenato, di ragazze che credono, si affidano, si stringono le mani con forza, hanno il fuoco negli occhi e un grande desiderio di vittoria.

Hanno anche paura? Certo! 
A volte tremano nei secondi prima di entrare in pista.
Ma al momento giusto respirano all'unisono, spiegano le loro eleganti ali e fanno ciò che hanno imparato: volare.

Per scrivere il loro nome nella storia.