Acchiappa il tuo Sogno


Gli adolescenti e le famiglie stanno molto a cuore a noi coach di Ekis.

Amo lavorare con i giovani atleti e non, per tirare fuori il loro meglio e renderli consapevoli delle ricche risorse che hanno a disposizione.

Sono il fiore che germoglia e che sa profumare le nostre vite.

Qualche giorno fa mi ha scritto una meravigliosa giovane ragazza chiedendomi aiuto rispetto un'importante decisione che deve prendere: scegliere oppure no il suo Sogno e tutto quello che comporta.

"Ho bisogno di te perché sei l'unica che conosco che ha lasciato tutto per inseguire il suo sogno."
Ecco parte della mia risposta.

"... non posso dirti io cosa fare, perché la scelta giusta è già dentro il tuo cuore. Probabilmente è già segnata, va solo ascoltata e compresa.
Però posso dirti cosa ho vissuto io.
Io avevo un sogno: giocare in serie A, magari in Nazionale. 
Essere una professionista, insomma.
E stando dove ero, nel mio piccolo paese, non potevo raggiungerlo. Quindi mi sono attrezzata per far andare le cose in modo diverso.
Mi sono impegnata in quello che facevo e ho avuto la possibilità di fare un provino che mi ha lanciato verso nuove realtà.

Così sono partita. 
A 15 anni.
Mi cagavo sotto.
Mi sarebbero mancati mamma, papà e i miei due piccoli fratelli.
Mi sarebbero mancati la mia cameretta e i miei compagni di scuola.
Non ero pronta, né forte, né potevo immaginare ciò a cui sarei andata incontro. 

Ma conoscevo la sensazione che volevo provare. 
Era un fuoco che mi bruciava in petto, tanto forte da non poter essere ignorato.
E questo era più potente di ogni dubbio, timore, criticità.

Non c'erano alternative, non c'erano altre priorità, avevo due compiti da realizzare nella mia vita: andare bene a scuola ( altrimenti i miei mi avrebbero riportata a casa) e allenarmi forte per crescere e diventare brava.
No gite con la scuola, no compleanni, no feste, niente più amici d'infanzia (o meglio, li vedevo molto poco).
Ma tutto quello a cui rinunciavo era ok, perché la pallavolo veniva prima di tutto.
Amavo la mia squadra e mi concentravo su quella e imparavo ad amare le persone con cui venivo progressivamente in contatto, anche se sapevo che prima o poi la mia carriera me ne avrebbe fatto allontanare.

Così è stato.

Siamo partite in tante con lo stesso sogno, ma siamo arrivate in poche.
Chi ha preferito la carriera universitaria, chi ha mollato, chi ha scelto un lavoro sicuro, chi si è sposato, chi si era stancata di quel tipo di impegno.
Io no.
Io ero solo all'inizio del mio bellissimo viaggio.

E ho rischiato, raschiato il fondo delle volte.
Non è stato facile Sxxx.
Ho dovuto decidere, assumermi le responsabilità da giovane e anche ricominciare da capo svariate volte.

Ma, lo dico sempre, tornassi indietro rifarei tutto.

Perché ogni traguardo che mi sono conquistata è stato prezioso.
I libri che mi sono pagata con i miei primi stipendi, un cellulare grande quanto un telecomando, i miei primi vestiti, le pizze con la squadra, le rate dell'università...

Tutto aveva sapore di indipendenza, di forza, di determinazione. 
Tutto aveva il profumo di Sogno. 
Anche le ginocchiere puzzolenti.

E, sai, non c'è qualcuno che ti possa suggerire una scorciatoia da fuori. 
Che ti possa consigliare. 
Che ti possa impedire di realizzare quello per cui sei nata.

Se è così intensa la spinta che senti, seguila. Vai. Incontrala.
Fidati di te.
Potrai tornare indietro se non sarà come desideravi o potrai cambiare obiettivi lungo il percorso. Sarà ok.

Ma se non ci provi, se non imbocchi quella strada che ti fa vibrare e al contempo ti fa tanta paura, non potrai mai sapere quanto bello sarebbe potuto essere."

Se vuoi conoscere i progetti studiati ad hoc per gli adolescenti, scrivimi a g.momoli@ekis.it



A testa bassa: storia di una medaglia non preannunciata

Vi racconto la storia di una medaglia non preannunciata.
Perché se è vero che si va sempre in gara con un obiettivo di risultato chiaro in mente, è vero anche che non tutte le volte durante la preparazione le circostanze ci supportano.

Gli allenamenti per questo mondiale iniziano con uno scossone: in squadra vengono inserite 4 nuove giovani atlete, prestate per questo progetto da Ariskate Verona.
La decisione dello staff, che ha l'evidente obiettivo di rinforzare il team, muove gli animi: queste atlete sono molto brave, sono umili (si rivelano da subito pazzesche per tecnica e predisposizione) e hanno voglia di fare bene, ma la squadra che quest'anno ha presentato il seducente numero "Del Bolero!" in Italia e in Europa teme che si rompano degli equilibri che hanno richiesto mesi per essere affinati.

Abbiamo poco tempo, un mese, il numero va rivisto e perfezionato prima di presentarlo ai Roller Games, e va integrato con questi nuovi elementi, 4 campionesse che nella loro disciplina hanno vinto tutto e non hanno ancora avuto esperienza di sincronizzato.

La squadra si mette al lavoro, sembrano collaborative, si aiutano l'una con l'altra.


Ma quali sono i veri sentimenti che hanno nel cuore?
I primi che mi giungono sono di preoccupazione, di incertezza, sfiducia, timore; alcune ragazze sono deluse perché non desiderano esclusioni, altre propositive e vedono l'opportunità nascosta in questa sfida.
Il team non è unito e ci si contagia a vicenda.
Ogni occasione è buona per ribadire che siamo in ritardo e che le cose non girano.

Tutte si rendono conto dell'importanza oggettiva di fare questo salto per la qualità e la pulizia del numero, ma lo comprendono solo mentalmente e non di pancia perché le loro emozioni vogliono proteggere la squadra che a fatica e con successo si era rialzata dalla batosta dello scorso mondiale vincendo il titolo italiano e l'argento europeo.

Giovanna Galuppo, l'allenatrice, assistita dallo splendido Daniel Morandin (campione del mondo e coreografo del Precision Team Albinea) e supportata dal presidente Gianluca Silingardi, si è presa un grande rischio. 
E' una grande responsabilità rimettere mano ad una squadra così affiatata, unita e vincente, ma se vogliamo puntare ad una medaglia importante a livello mondiale dobbiamo necessariamente cambiare. Dobbiamo alzare l'asticella.
E l'unico modo per farlo è rimescolare le carte.

"Squadra che vince si cambia", sostiene Livio Sgarbi, e questo si fa.

Perché ci serve un gradino in più, perché queste ragazze devono lavorare ancora sotto pressione, perché per fare dei definitivi passi in avanti devi farne necessariamente qualcuno indietro.
Anche se ti costa fatica, anche se non lo capisci subito, anche se è doloroso.

Queste atlete si allenano duramente ad Albinea per tutto il mese di agosto, anche più volte al giorno, all'aperto, con temperature che hanno toccato i 42 gradi perché era necessario abituarsi al clima caldo e umido cinese.
Non sono delle professioniste, ma si comportano come tali: rinunciano alle ferie, lavorano per guadagnarsi l'onerosa trasferta, presenziano ad ogni allenamento mettendo tutto il resto in secondo piano.


Durante questo periodo in cui le supporto come mental coach con incontri dal vivo e non, ricevo chiamate, messaggi, richieste d'aiuto.
Sono consapevoli che stanno lavorando sodo, ma la squadra è preoccupata: "c'è confusione, le cose non vengono, abbiamo poco tempo, Giovanna sembra nervosa, ci richiede tantissimo..."

Il mio ruolo? 
Fare chiarezza, allineare gli intenti, rompere le incertezze, allentare le tensioni, comprendere i loro sfoghi, ristabilire una routine di preparazione all'allenamento, focalizzarle sulle cose importanti, contribuire a costruire una squadra, dare loro fiducia, aiutarle a vedere oltre il momento presente, a lavoro compiuto. 
Ed essere di supporto all'allenatrice.

Dopo ferragosto il cambio di ritmo.
Queste sono atlete allenate fisicamente e mentalmente a cambiare approccio in maniera rapida.
Sono delle fuoriclasse di flessibilità, lo hanno imparato e integrato soprattutto in questi ultimi anni.

Nonostante chi finisce al pronto soccorso, e chi si taglia il mento, ora i ruoli sono più definiti e il numero viene provato per intero.
Ancora ci sono dei gap da colmare, ma le cose vanno meglio.


Fino a che Giulia, la veterana del gruppo, il capitano, non subisce una bruttissima caduta rompendosi due costole e fratturandosi una vertebra.
Altro terremoto in squadra che altera la struttura.
Non ci voleva.

Di nuovo le certezze costruite vanno ritoccate, qualcuno deve pattinare nel suo ruolo.
La squadra si unisce intorno a Giulia e al suo difficile momento, non la lascia sola un secondo, e al contempo stringe le maglie.
Come se dall'ennesima prova non ci fosse altra soluzione che guardarsi negli occhi e dirsi "Noi siamo tutto ciò che abbiamo."

La stanchezza arriva a picchi mai toccati, gli ultimi allenamenti in Italia sono un mezzo pasticcio, ma la consapevolezza delle ragazze è cambiata: si può fare, vogliamo vivere questa esperienza (per alcune forse l'ultima in carriera) al massimo.

Si parte per la Cina, gli ultimi allenamenti in loco servono ad affinare il numero, a riposare e a prepararsi per il grande evento: Nanjing 2017 World Roller Championship, ci siamo!

Nel frattempo succedono altri piccoli inconvenienti, piccoli disagi fisici, fino ad arrivare al giorno prima della prova in Cina in cui Batti, un'altra titolare, si fa male alla caviglia e per certo non potrà disputare la gara.

La storia finisce con volti bellissimi e sorridenti e un prestigioso argento mondiale portato al collo con orgoglio.

Cosa c'è tra la fatica di ogni allenamento e la gioia per un risultato così importante?

  • Una grande squadra che è riuscita a riconoscersi, compattarsi, amarsi e rispettarsi in tempi record.
  • Una grande allenatrice che nonostante le notti in bianco ha studiato, sperimentato e poi giocato con coraggio tutte le carte che aveva a disposizione per creare la migliore formazione possibile.
  • L'atteggiamento vincente, allenato, di ragazze che credono, si affidano, si stringono le mani con forza, hanno il fuoco negli occhi e un grande desiderio di vittoria.

Hanno anche paura? Certo! 
A volte tremano nei secondi prima di entrare in pista.
Ma al momento giusto respirano all'unisono, spiegano le loro eleganti ali e fanno ciò che hanno imparato: volare.

Per scrivere il loro nome nella storia. 



Il mio bimbo dentro

Tu, con me.

A darmi forza, supporto, prudenza, energia, protezione, nuove intuizioni.

Tu che mi fai sembrare più bella agli occhi di chi mi ama, più luminosa tutta intorno, più morbida e sacra.

Tu che sei la strada della gentilezza, dei sorrisi, delle carezze e dei baci sulla pancia.
Tu che mi rendi "due", che mi fai divenire piena portatrice di vita e autentica saggezza.

Tu che mi imponi di stare nella natura, circondata solo di cose belle, così da essere nutrito attraverso i miei occhi.

Tu che ti palesi alle mie maestre spirituali e lasci loro un commovente messaggio per me. "Abbi fiducia, ce la fai, ti aiuto io".

Tu, canale privilegiato con il divino, con il miracolo che si ripete, con l'evoluzione che prosegue l'incessante cammino.

Tu, che ti fai spazio nel mio corpo, che allarghi i pensieri, le forme, le consapevolezze, la mia creatività.

Tu, che quando papà ti parla e ti accarezza fai già i salti di gioia. Innamorato/a.

Che tu sia libero di essere maschio o femmina, che tu sia libero di aiutarci a darti il nome che ti rappresenta, che tu sia libero di vivere il cammino che ti serve.

Grazie di avere scelto noi, che accogliamo la tua magia, la tua anima, i tuoi progetti.





Coach al Vitality

Con il cuore colmo di gratitudine dico "GRAZIE" al miglior primo team di cui sono stata Coach al Vitality Coaching che potesse capitarmi.

Un'esperienza straordinaria, un compleanno perfetto, sfide affrontate con coraggio, un Team duro come il marmo ma dal Cuore enorme e il supporto di amici e colleghi che hanno trattato la creatura dentro la mia pancia come il gioiello più prezioso del mondo.

Grazie.
Il mio lavoro è davvero tanta, tanta roba!





ll mio compleanno!

Adoro il giorno del mio compleanno, il giorno in cui si celebra la Vita!
La mia Vita.

Adoro il fatto di avere una creatura che ha scelto il mio grembo per crescere, a condividerlo insieme a me. Così da vicino.

Adoro il fatto che per anni ho passato questo giorno su un campo da beach per la settimana scudetto e negli ultimi anni sono in aula ad un corso speciale, il Vitality Coaching, con centinaia di persone ed amici e colleghi fantastici.
Vivere il proprio compleanno facendo ciò che ami non ha prezzo!

Adoro il fatto che tu, amore mio, abbia sempre la migliore sensibilità ed attenzione per me e per le cose che ritengo davvero preziose della mia vita.

Sono orgogliosa di questi 36 anni.

Grazie mamma per avermi portata alla Luce con dolore e immenso amore.



L'amico resta perchè è felice con te

Ho sempre pensato che la "misura"(se di misura ci concediamo di parlare) di un'amicizia si determinasse e quasi congelasse, in attimi cruciali.
Condivisioni di gioie, dolori, confidenze, presenza, esperienze, vacanze, crescita, quotidianità.

È diffuso credere che un "vero amico" sia colui che ti sa stare accanto nei momenti difficili.
Ma su questo non sono completamente d'accordo.

Siamo naturalmente portati ad essere comprensivi, compassionevoli, generosi, e attenti quando qualcuno a cui vogliamo bene è in crisi o soffre.
Siamo i primi a supportare, sostenere, pregare, incitare.
Lo sappiamo fare.
È insito nella natura umana.

Invece esserci nei momenti davvero gioiosi di quella stessa persona non é né facile, né scontato.
Benedire i suoi successi con onestà, ed essere intimamente dalla sua parte.
Felici.
Orgogliosi.

È in queste occasioni che puoi vedere da vicino dentro il cuore delle persone che ti circondano: quando stai bene, quando hai tutto quello che hai sempre desiderato.
E l'amico resta perché è felice con te.



Il mio corpo di donna

Ho ancora del cammino da fare come Donna verso la profonda accettazione di me stessa, e questa gravidanza mi sta dando l'occasione di riflettere e lavorare intimamente su svariati frammenti del mio essere.
È come se Madre Natura, da incredibile Coach, mi offrisse l'opportunità di mettermi di fronte a dei blocchi per conoscermi ad uno stadio insolito, per sciogliere i nodi, mutare ancora, e prepararmi a quello che verrà.

Parliamo di corpo
Di questo strumento portentoso che per anni mi ha supportata e sopportata nel mio lavoro di atleta e nella mia esistenza umana.
Di questo complesso e ingegnoso sistema di perfezione ed eccellenza che instancabile mi ha fornito tutto ciò di cui avevo e ho bisogno.

Eppure, nonostante io mi sia sempre presa cura di lui ascoltandolo, allenandomi, mangiando bene, non prendendo medicine, sento che nei suoi confronti non sono mai stata sufficientemente serena
Nè rispettosa.
Nè grata come avrei dovuto.

Ciò che vedevo riflesso allo specchio, o ritratto in una fotografia difficilmente mi appagava perché non ha mai rispettato i miei canoni di bellezza e di armonia.
Mi sono sempre sentita inadeguata, fin da quando ero bambina.

Vedevo le altre così diverse, così belle, così pronte per essere libere e amate nel mondo. 
Io mi sentivo a disagio.
Non ero abbastanza.
Lo vedevo io, lo vedevo nel confronto con gli altri, lo ascoltavo dai commenti di chi ignaro e inconsapevole con le piccole lame taglienti delle sue superficiali opinioni incideva la mia pelle nel profondo.

Così, negli anni, ho imparato a rivolgere a me stessa giudizi severi e svilenti.
I seni troppo piccoli, i fianchi troppo larghi, un sedere odioso, un viso che non riesce a trasmettere quello che ho dentro e decine di altri difetti che mi sembravano enormi chiazze d'olio su un candido foglio.

Ed eccoci ad oggi, entrata nel sesto mese di gravidanza.
Un momento delicato, sensibile, vulnerabile. Dove non ho più paura di dire quello che penso.

Fatico ad amare questo mio corpo che cambia.

Amo già smisuratamente la vita che cresce nel mio grembo, sono consapevole del Dono che mi attraversa e il mio bimbo sa che la questione è della sua mamma e non riguarda lui, glielo ho voluto spiegare bene.

Nonostante io mi senta sacra, nonostante io sappia che la Natura si muove sempre con divina intelligenza, nonostante io mi stia preparando per accogliere, ammorbidirmi, servire e nutrire, a volte devo farmi forza per accettare ciò che è così diverso dalla mia condizione originaria.

O ideale dovrei dire.

Sí perché la cosa ridicola e che spinge la mia riflessione attuale è che comunque il mio corpo non mi piaceva!
Nemmeno quando giocavo ed ero in formissima!
Nemmeno quando mi allenavo 5 ore al giorno!
Guardo oggi le mie foto e noto tantissime differenze: vedo un fisico atletico, magro, sano e mi chiedo "come è possibile che tu qui non ti piacessi, non ti sentissi bene con il tuo corpo, ti criticassi aspramente? È assurdo!"
Eppure era così.

Allora mi rendo conto di quanto il processo sia nella nostra testa
Di quanto la nostra percezione sia fragile, scostante, a tratti ingannevole, lunatica.
Delle volte noi Donne siamo davvero ingiuste.
Implacabili arbitri di noi stesse. 

E mentre cammino nel mistero e nel miracolo della gravidanza, non mi resta che chiedere perdono a questo corpo e promettergli piú pensieri d'amore, più carezze, più sorrisi di intima complicità.

Per ogni futura volta che vedrò nascere in me una nuova smagliatura, le gambe gonfie, una macchia sul viso, un chilo in più, la ritenzione idrica, gli occhi stanchi, i lineamenti che cambiano, io reciterò guardandomi allo specchio: 
"Mi dispiace, Perdonami, Grazie, Ti amo."

Una frase che ringrazia il suo esistere così come è, prezioso, e che esprime sincera gratitudine, pentimento, amore e gentilezza.


"Che cosa succede se io bacio tutti i luoghi del tuo corpo che ti hanno insegnato ad odiare?
Cosa succede se poso le mani su di te e le lascio così, abbastanza a lungo finchè il mio calore aderisce al tuo e tu dimentichi che fra la mia pelle e la tua c’è spazio?
Che cosa succede se mi piace tutto ciò che ti hanno detto di detestare e passo le mie giornate a sporcare il tuo cervello ben lavato?
Che succede se ti mostro nuove immagini di te stessa che hai accuratamente evitato di vedere allo specchio?
E se ti dicessi che tutto quello che dicono è sbagliato e iniziassi a riempire le tue orecchie con parole vere in una lingua che conosci ma hai smesso di parlare?
Che cosa succede se pianto nuovi fiori nei luoghi ispidi dentro di te e ti insegno i loro nomi e le stagioni della loro fioritura?
Che cosa succede se ti chiedo di non reciderli e permettere che invadano le tue vie e decorino tutta la tua vita?
Succede che non ti permetto di dimenticare mai che non sei altro che bellezza."

Tyler Knott Gregson


Il sorriso della Donna che sa

Quando una donna mi guarda la pancia, scopro un sorriso nascerle sul volto.
Un sorriso che esprime un mix di solidarietà, affetto e nostalgia, verso una creatura che si prepara a venire al mondo, verso una donna che si prepara a divenire Madre.
Quel sorriso esprime il nostro potere creativo che si risveglia proprio di chi dona, nutre e cura.

Come se indipendentemente dall'essere mamme o meno le Donne conoscessero,
un po' streghe e un po' fate, l'universo che la mia rotondità racchiude.

E tutte insieme, in un meraviglioso girotondo siamo ancora al servizio della vita.



L'allenatore


L'allenatore è una persona, e in quanto persona non può essere perfetto.
Ma prende continuamente decisioni affinché il suo team esprima il massimo del potenziale.
Spesso non ci dorme la notte per trovare soluzioni, per risolvere imprevisti, per pensare a come poter fare, e lavora ore e ore al giorno, anche più dei suoi atleti, per incastrare ogni pezzetto del puzzle al suo posto e assicurarsi che ogni cosa si svolga in maniera proficua.
E lo fa pur sapendo che non potrà mai mettere d'accordo tutti!

L'allenatore si confronta con il suo staff, spesso anche con i suoi giocatori, ma poi è consapevole che essendo il leader, l'ultima parola spetta a lui. Quindi si assume la responsabilità, non cerca alibi, non cerca colpevoli in campo o fuori, ma educa i suoi giocatori all'autonomia, alla mentalità vincente, al lavoro duro.

Spesso è antipatico, severo, nervoso, ai limiti dell'incomprensibile.
Ma è il tuo allenatore e sappi che anche in quei momenti sta facendo del suo meglio.
Forse sta cercando una reazione, forse rompe un equilibrio per crearne uno di più forte, forse ti abitua alla pressione a cui il tuo avversario ti sottoporrà in gara, forse ti sta spingendo oltre quelli che tu consideravi dei limiti.

E fa male. A volte lo vorresti strozzare perché già tutto ti sembra complicato e hai una quantità pazzesca di cose da dover gestire... perché ci si mette anche lui?!

Perché lui è lì per questo.
Ti allena. Ti sfida. Il suo compito è quello di portarti ad un livello superiore.
Tecnico, Fisico, Mentale.

L'allenatore ha necessariamente un disegno più completo di quello del singolo atleta e vuole il bene della squadra. 
Lavorerà sempre per ottenere il miglior risultato possibile.
Anche perché il culo è il suo.

Il tuo allenatore è una persona. Ricordatelo.
Il tuo allenatore, che tu ci creda o no sta dalla tua parte: esulta con te e piange con te. Magari di nascosto.
E sono certa che quando ti confronti con lui porti a casa sempre una lezione e un punto di vista che non avevi considerato.

Conviene fidarsi davvero, prendere il massimo che ti può dare e concentrarti solo a mettere grande intensità in ogni allenamento e gara.


Il coaching NON funziona!

Sai cosa ti dico?
Il coaching non funziona!

Ho iniziato il mio percorso come mental coach 5 anni fa, e forse la vita mi preparava già da molto prima per diventare questo tipo di professionista.
Per cui lo grido a gran voce: il coaching non funziona!

O meglio. Non funziona da solo. Nemmeno se hai al tuo fianco il mental coach più incredibile del pianeta!

Il mental coach che ti supporta, ti da strumenti, risorse, strategie, ... non basta.
Il vero grande lavoro lo fa il coachee che prende gli insegnamenti, gli spunti, le tecniche e le sperimenta nel suo campo d'azione ogni giorno.
Che studia e fa sua ogni frase che lo colpisce, ogni prospettiva, ogni nuovo e utile punto di vista.
Che ascolta e riascolta gli audio affinché diventino il pane quotidiano dei suoi ragionamenti.
Che prende del tempo e lo dedica alla profonda conoscenza di se stesso e alla pratica del coaching.

Esattamente come ha fatto Massimo, brillante pilota di aerei che mi ha contattata con l'obiettivo/sogno di superare l'esame (assessment) per diventare Capitano.

Massimo è felicissimo del lavoro che abbiamo fatto in questi mesi:
"Più passano i giorni e più mi rendo conto di quanto sia stato essenziale il lavoro fatto insieme.
Mi hai aiutato a formare la squadra che ha portato al conseguimento dell'obiettivo.
Non ho mai avuto dubbi su quanto fossi speciale.
Sei un esempio eccellente.
Grazie Giù".

Massimo ha raggiunto l'obiettivo perché ha studiato, ha applicato, ha messo in pratica e sperimentato i miei suggerimenti senza mollare mai.
Quotidianamente, con metodo, fiducia e determinazione.

Ci sono stati momenti difficili?
Momenti in cui l'emozione era alle stelle per questa prova così impegnativa?
Certo, eccome.
E li abbiamo vissuti, conosciuti, sfidati e affrontati.

Massimo ha superato l'esame con un punteggio ben oltre quello che ci siamo posti come tetto.
E io sono tremendamente orgogliosa di lui.

Questo è il genere di coachee che rende ancora più appassionata la mia missione.
Queste sono le persone che determinano ogni giorno, un mondo migliore.
Il coaching non funziona da solo.
Sono le persone che scelgono di farlo funzionare, sporcandosene le mani.
E creando vere e proprie magie nella loro vita.

Bravo Massimo Ciardi!


Le mie bolle di sapone

Aspettavo di sentirti.
Ma niente.
Qualche movimento che somigliava più a dell'aria intestinale che a te.
Mi dicevo:" Beh quando avvertirò il mio bambino sarà chiaro che è mio/a figlio/a, e non una futura puzzetta!"
E ci sorridevo su. Impaziente.

Ti sento in me fin dal primo giorno e percepisco il grande lavoro che stai facendo per entrare nel mondo, per svilupparti, affinarti e definirti immerso in questo nuovo universo di vibrazioni che continuamente ti modella.
Desideravo una tua manifestazione fisica.
Ti parlavo, cercando un codice fatto di respiri e di un tamburellare con le dita sulla pancia al quale tu potessi rispondere.

E poi mi hai fatto questo regalo!
Da qualche giorno vibri nel mio ventre, nuoti libero, bussi, ti fai spazio.
Mi dai il buongiorno, la buonanotte e reclami la mia attenzione "Mamma sono qui! Sono sveglio!"
L'altra sera ti ha sentito e visto muoverti per la prima volta anche papà.
Si è emozionato

Un battito d'ali di farfalla?
Mmm no, non tu.
Un serpentello?
Nemmeno.
Bollicine?
Non esattamente.

Sai a cosa somigli?
A tante colorate bolle di sapone che giocano tra loro e che quando si incontrano scoppiano di gioia.
Sí, sei bello come le bolle di sapone.
Rifletti tutto il mondo incantato e protetto che vivi lì dentro, facendomene percepire la realtà, la dimensione, la composizione.
Mi mostri la matrice da cui provieni e nella quale ti sei stabilito.
Dove i rumori sono musica e ritmo che tu capti attraverso le tue antenne.
La mia voce vibra e attiva ogni tua cellula, insegnandoti la vita.
Il movimento nel mio lago caldo è cullato, nuotato, leggero e sospeso.
Le immagini bellissime del mondo e delle persone che vedi sono quelle che io sto selezionando con cura per te.

Che grande responsabilità mi dai! Quale compito sacro!

Navighi tra le mie endorfine e provi il mio piacere e insieme modelliamo la tua capacità di imparare, pensare e sentire.
Impari attraverso il mio tocco e quello di papà, impari attraverso i suoni, acquisisci informazioni.
Lingua, musica, canto parole belle e brutte ti rimangono impresse.
Così come riconosci l'intensità con cui io e papà ci amiamo.

So che ci incontriamo nei sogni, anche se non li ricordo, e insieme li ci conosciamo meglio, ci fondiamo l'uno nell'altro e sconfiggiamo le reciproche paure.
Continua a contare su di me, come io conto su di te.

Il mondo ti aspetta piccolo mio.


Donna

Tante amiche Donne mi hanno detto "Goditi questo periodo della gravidanza, è magico".

Subito non capivo cosa intendessero, ma mi fidavo, ed ero curiosa di lasciarmi sorprendere.
D'altronde, si chiama "stato interessante"!

Devo dire che i primi mesi non sono stati facili: vomito, nausee, malessere, fastidio per ogni odore e profumo, persino per i miei piatti preferiti, tanta stanchezza, dubbi, a volte paure.
Ma sapevo che era una condizione necessaria, naturale, transitoria, sana, a fare sì che il mio corpo si abituasse ad una nuova vita e che la mia consapevolezza facesse spazio ad un diverso sentire.
Ammetto di non essere stata sempre di buonumore, (e Gianluca anche in questo si è rivelato prezioso) perché in alcuni momenti è stata proprio dura.
Ma mai, mai, mai nemmeno per un singolo conato di vomito è mancato l'amore verso la nostra creatura.

Oggi la mia condizione è completamente cambiata.
Sono quasi a metà gravidanza e posso dichiarare con gioia di non essere mai stata cosí felice in tutta la mia vita.
Lo stato che provo più frequentemente è la Beatitudine: "...Perfetta felicità derivante dalla contemplazione di Dio concessa alle anime del Paradiso".

Ed è così: mi sento Sacra, Benedetta.
Mi ritrovo a pregare spessissimo solo per dire "grazie", per dire "grazie che ci proteggi", per dire "Ti Sento tra di noi".

E questo stato di Grazia non arriva da fuori: non da una medaglia, non da una convocazione in nazionale, non dal "brava" di un genitore, o di un fan, o di un allenatore, non da un complimento di un uomo, o dalla risposta del tuo specchio, o da un risultato lavorativo.

Arriva da dentro, arriva da me.
Arriva dal mio corpo che sto imparando ad amare nonostante io non veda più il mio fisico di atleta.
Arriva dalla mia pancia che pulsa, respira, vive, nuota.
Arriva da Madre Terra che mi indica la strada.

Arriva dal fatto di essere Donna.
La donna che crea, che intuisce, che comprende, che è completa.
La donna che è rotonda, morbida, dolce, che sa arrendersi.
La donna che si inchina alla terra e si offre al cielo.
La donna che impara a dire "No!" e a farsi rispettare e venerare come merita.
La donna che per sua condizione procrea sempre, la donna che è sempre incinta, anche se non è mamma.

Mi sono data il permesso di essere vulnerabile.
Non serve più vestire i panni della guerriera.

Adesso mi basta essere me stessa.



Il mio pancino, il mio bambino.

Come cresci piccolo seme d'amore.

Sei il Sole e la Luna insieme, dentro di me.

Tu mi rendi divina.





I giorni del dio Sole

Sono giorni magici, sono i giorni del Dio Sole.

"Il solstizio d'estate è il giorno più lungo dell'anno, la festa di Mezza Estate.
È il momento dell'unione feconda di Cielo e Terra, momento di compimento, celebrazione di fuoco e allegria.
E' il momento per le feste, la musica, le danze e i falò: il tutto per onorare il Dio Sole e incoraggiarlo a raggiungere la sua massima potenza.

La Dea, che nel suo aspetto di fanciulla ha incontrato il giovane Dio adesso è Madre, incinta, così come la Terra è pregna del prossimo raccolto.
La Madre regna come Regina dell'Estate ed è attraverso lei che il suo Consorte raggiunge la realizzazione del ruolo e del suo ultimo sacrificio.

Lei è la Terra; lui è l'energia e il calore che è entrato in lei per far nascere nuova vita.
La sua energia esploderà con il raccolto."

Tratto da "La città della luce".



La piscina

Oggi ho portato il mio pancino in piscina.
Pensavo "tra un po' di lavoro e l'altro mi faccio delle belle nuotate così restiamo freschi e ci alleniamo".

Non avevo considerato l'oratorio.

Ebbene, dopo una iniziale mezz'ora di quasi imbarazzante silenzio immersa nel verde e nella quiete, arriva lo schiamazzo fin dal parcheggio di un centinaio di bambini pronti a divertirsi.
Entrano, con colorati zainetti e cappellini, in una finta fila ormai ingestibile, si appostano nelle zone dedicate e dopo venti secondi sono già nudi e costumati con la cuffia in testa che si esortano l'un l'altro: "Andiamo!".

La vasca apre alle 10 in punto, lo scivolo anche, e loro si precipitano in acqua armati di occhialini e di tuffi a bomba.
Molto bene.
Ora la densità della piscina è di 13 bambini per metro quadrato.
Rimando la mia nuotata a più tardi.

Lavoro e li osservo.
Li osservo e lavoro.
La piscina grande è distante circa 70 metri di prato dalla seconda piscina con lo scivolo.
Quindi è un continuo via-vai.
Corrono. Dio quanto corrono.
Con e senza ciabatte.
Corrono.
Pieni di energia ed entusiasmo, come se ogni momento fosse prezioso e da sfruttare al massimo.
Li guardo affascinata e il cuore mi sorride.
Mi chiedo quando è l'esatto momento in cui smettiamo di correre qua e là e decidiamo che per spostarci dobbiamo camminare.
Ero come loro, e ricordo perfettamente le giornate in piscina in pullman con la parrocchia.
Estasianti.
La sera prima io e i miei fratelli ci addormentavamo a fatica per l'emozione!

Si stava in acqua fino a che non eri obbligato da qualche orario o regola ad uscire, si girava sullo scivolo all'infinito impazienti per le lunghe code.
Si mangiava il proprio panino all'ombra, ancora bagnati, con l'asciugamano appoggiato sulle spalle.
E se avevi ancora fame e la mamma ti aveva dato un soldino, per merenda ti compravi la pizzetta al bar.
Ricordo ancora quel profumo.
Era un continuo movimento, una corsa, un gioco, una scoperta, un godimento.

Un vero e proprio tuffo nel passato e la certezza che certe cose non cambiano mai.
Prima di andarmene chiedo ad una ragazza della piscina quando tornano i bambini dell'oratorio.
"Venerdì ", mi dice.
"Ok, a venerdì allora!", rispondo io.

Non so perché mi abbia guardata in modo strano.



Esempio del coaching pre-gara

Questa foto risale a 8 anni fa.
Mi ero abituata a disegnare con la penna, un piccolo pallone sulla mia mano sinistra prima di lasciare la stanza d'albergo e recarmi al campo da gioco.
Era parte della mia routine pre-gara.

A cosa mi serviva?
A stare nel presente quando durante la partita vivevo un momento difficile: io guardavo quella piccola palla e tornavo nel qui e ora
A ricordarmi perché amavo tanto giocare. All'interno di quel disegno invisibile ai più, avevo messo le mie intenzioni, la mia passione e tutti i motivi per cui adoravo giocare a beach volley. Durante le fasi importanti della partita connettermi con quella piccola palla mi dava una sensazione di fiducia, divertimento, determinazione e leggerezza.

Era un rituale "magico" per me.

Grazie al mio lavoro da mental coach ho poi compreso anche il "dietro le quinte" di questo meccanismo (ancoraggio) dal potere incredibile.
Lo considero uno strumento straordinario che ogni atleta dovrebbe conoscere e avere a disposizione durante i suoi incontri per essere ancora più performante.

Il coaching è anche questo: è metterti a disposizione strumenti e strategie per guidare il tuo gioco nella direzione dei tuoi sogni.

Casa

E quel tuo profumo di fiori preferito che credi sia gelsomino, ma che invece è Casa.

Il coaching ti fa crescere

Il mio cuore è sempre molto felice quando i miei coachee ottengono soddisfazioni.

Non solo in termini di risultati, ma di nuove e solide consapevolezze.
Davvero Bravo Mimmo Cilenti! :)




Accendiamo la mente

Si è concluso un viaggio bellissimo di 5 incontri a Guastalla (RE) attraverso noi stessi, le nostre emozioni e l'utilizzo della nostra mente.
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In questi incontri abbiamo affrontati i temi:
1. Obiettivi
2. Gestione del tempo
3. Comunicazione efficace
4. L'autostima
5. Gestione dello stato d'animo.

Grazie a chi ha permesso tutto questo e grazie alle meravigliose persone che hanno partecipato con tanto entusiasmo!
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Facciamo un lavoro straordinario!