Credere al Natale

Ho sempre davvero amato il Natale, con le sue bollicine di attesa e di gioia nella pancia, tanto da aver creato fin da piccola delle tradizioni di famiglia a cui era vietato rinunciare e per le quali mi impegnavo moltissimo.
Ma ammetto di essermi lentamente staccata da tutto questo negli ultimi anni.
Anche se l'emozione della vigilia e del giorno di Natale si sono mantenute intatte nella mia anima di bimba, avevo smesso di credere nella cura della sua preparazione, nel suo avvicinamento graduale e sentito.
Avevo smesso di credere nei suoi rituali, perché le mie sciocche aspettative puntualmente si infrangevano contro le diverse aspettative che avevano gli altri.
Avevo smesso di credere nelle persone per cui valeva la pena spendersi, ferita da chi dimentica, si allontana, giudica, da chi non ama la tua imperfezione e non ha un attimo per guardarti negli occhi e dirti "grazie, ti voglio bene."
Ho iniziato ad avvertire la strumentalizzazione, lo spreco, la frenesia, la leggera forzatura di essere presente a quella cena o a quel pranzo, la chimera della serenità con i propri cari fortemente desiderata ma così fugace.
La delirante rincorsa ai regali che da piacevole donare diventava forzatura per non deludere... tanto che ho smesso di farne e ho scelto solo la beneficienza, e i doni ai più piccoli.
Il mio cuore sognante si è lievemente inaridito e ha vissuto il disagio di dover essere parte di feste cosmetiche, necessarie, in cui il senso del Natale si perdeva con il passare dei minuti tra le prassi da sbrigare e le speranze di egoistici riconoscimenti personali.
Casa restava semi-vuota, solo qualche addobbo ricordava che da lì a poco sarebbe stato Natale.
Tanti impegni, tante trasferte di lavoro, il poco tempo, il giudicare le cose inutili, sciocche e superflue...
Ecco, tutto questo raccontarmela mi ha allontanata dal Natale, dall'accoglienza, dal sentimento di unione e condivisione proprio di un periodo unico, speciale. Santo.
Che fine aveva fatto quel momento in cui tutto sa rallentare, in cui l'aria è eccitata da luci e campanellini e ha la fragranza di pandoro riscaldato nella stufa intinto nel caffèlatte?
Che fine avevano fatto la parte mistica e sacra della nascita, la festa dell'uomo rinnovato e della sua luce?
Non lo so. So solo che piano piano sto rievocando quella dimensione quasi dimenticata.
L'angelo benedetto che porto in grembo mi chiede di preparare oltre che le nostre anime, anche la nostra casa per la sua venuta.
Desidera riconoscere l'aroma del Natale, desidera che rispolveriamo quel linguaggio di cui abbiamo smarrito l'alfabeto.
Arriverai poco prima, o se vorrai, anche qualche giorno dopo rispetto la nascita di Gesú.
Per questo ho già iniziato a rendere accogliente e lucente il nostro nido.
Per questo, così in anticipo, ti faccio ascoltare le canzoni di Natale.
Il dono che porterai rendendoci FAMIGLIA sarà per noi indimenticabile, puro e finalmente in linea con l'autentico senso del Natale: Grazie per aver riacceso in me questa scintilla magica che mi arde nel cuore e lo mantiene al caldo.
Ogni bambino merita di credere, ogni bambino merita di sentire, ogni bambino merita di sognare, gioire, stupirsi e immaginare.
E io ti prometto che mi impegnerò fino a che ne avrò potere a proteggerti dall'indifferenza e dallo scetticismo, per veicolarti la magia e la bellezza del mondo.
Per conservare l'eco della meraviglia e dello stupore.
Credendoci per prima, credendoci da sempre.