La mia Africa: quando viaggi, i tuoi Sensi partono con te?

South Africa, dicembre 2014

Quando viaggi ti rendi conto che siamo contornati da tanti oggetti superflui.
Io per prima, con questo valigione che, se non avesse racchiuso materiale per la settimana del torneo, sarebbe stato decisamente più leggero.
Quando viaggi puoi fare a meno di tantissime cose.
Sembra assurdo perché prima di partire pensi a tutto quello che ti sarebbe utile portare per affrontare ogni situazione nel comfort.
In realtà, quanto indossi un cambio pulito e hai qualcosa per lavarti e per coprirti... sei a posto.

Quando viaggi ciò che è davvero indispensabile portare con te sono i tuoi 5 sensi.
Non quelli che ognuno di noi ha in dotazione e che spesso ci portiamo addosso senza pensare, ma quelli che si accendono grazie alla nostra consapevolezza

- per Vedere oltre le apparenze e fotografare con gli occhi della mente le meraviglie su cui si posano
- per Ascoltare il diverso ritmo della vita dei vari luoghi che incontri
- per Sentire le emozioni, toccare la diversità, esplorare, conoscere, vibrare
- per Assaggiare nuovi Sapori, stupirsi con Gusti sconosciuti
- per Respirare Odori e Profumi fino a saziarsi...

In questi giorni ho visto due oceani, 14 spiagge, 7 fari, la foresta pluviale, svariati fiumi, la savana, il lusso, la miseria delle township. Ho visto chi ha tutto e chi non possiede nulla.
Ho conosciuto bianchi, neri, coloured.
Ho passeggiato mano nella proboscide con un Elefante di 19 anni chiamato Marula, sentendo il suo umido e tiepido respiro, accarezzando la sua pelle spessa e rugosa e scoprendo da dove sgorgano le sue lacrime quando è triste o sta male. E mi è stato insegnato che sono animali così empatici che soffrono quando qualcuno del gruppo è ferito, o triste o soffre o muore.
Ho ascoltato cantare una miriade di uccelli, che ogni mattina ci svegliavano all'alba, apprezzato le loro specie variopinte e il loro diverso modo di volare; ho sorriso vedendo litigare e giocare le scimmie e ho prestato attenzione ai loro dispetti affinchè non ci rubassero occhiali da sole e cappelli!
Ho guardato per ore le onde dell'Oceano perdendomi tra i suoi colori, e preso energia dalla forza del Vento.
Ho ascoltato respirare un ghepardo tramite il contatto delle nostre calde pelli, mi sono lasciata congelare dalla sua velocità e prontezza di riflessi, emozionare dalla profondità del suo sguardo, ipnotizzare dalla perfezione della sua pelliccia maculata... e mi sono resa conto di quanto sia impossibile imitare tanta naturale e viva bellezza.
Ho camminato nel punto più a Sud del continente africano e guardando verso l'orizzonte, sostenuta dal vento di una altezza vertiginosa, ho pensato: "Da qui in poi solo acqua e ghiaccio" e la sensazione di impotenza nei confronti della Natura è stata indescrivibile. Mi sono sentita minuscola al suo cospetto e completamente trascinata e avvolta dal suo Potere e dalla sua Perfezione.

Ho conosciuto il rispetto che la gente locale ha per la sua terra, i suoi animali, i suoi fiori e frutti. Mi sono nutrita dei tanti caldi sorrisi, della gentilezza, la disponibilità, la cura dei dettagli.
Ho goduto di quei tratti percorsi in automobile, seppur lunghi, dove non c'è Niente... solo km e km di strada a interrompere il silenzio del panorama mozzafiato. Ho apprezzato la loro abitudine di farsi da parte nella carreggiata per lasciarti superare, gesto che va ringraziato con le 4 frecce e a cui si risponde "Prego" con i fari.



Mi sono lanciata dall'altezza di 30 metri tra alberi Outeniqua Yellowood con delle carrucole, ho scoperto la foresta pluviale da una prospettiva più...alta e conosciuto la saggezza di creature di 600 anni (uno ne aveva addirittura 1000), tornando con la mente a quando ero bambina e adoravo arrampicarmi sugli alberi. 600, 1000 anni...E sono ancora lì, alti, bellissimi, sani, protetti, curati, rispettati. E hanno una tale energia da farti venire le vertigini. La cosa più sconvolgente è che loro radici sono radicate a terra con una profondità di soli 40 cm e che per sostenersi, questi alberi espandono le loro radici in larghezza intrecciandole con quelle degli alberi vicini: ho trovato meravigliosa l'interdipendenza alla base della vita di questa foresta.
Ho vissuto ogni incredibile e unica esperienza di questa settimana africana.

E il mio cuore ha fotografato così tante varietà di emozioni che non posso descriverle.
Ma una cosa è certa.
Ho viaggiato davvero.
Ho usato i miei sensi in modo consapevole.

"....il viaggio non finisce mai. Solo i viaggiatori finiscono. E anche loro possono prolungarsi in memoria, in ricordo, in narrazione. Quando il viaggiatore si è seduto sulla sabbia della spiaggia e ha detto: "non c'è altro da vedere", sapeva che non era vero. Bisogna vedere quel che non si è visto, vedere di nuovo quel che si è già visto, vedere in primavera quel che si è visto in estate, vedere di giorno quel che si è visto di notte, con il sole dove la prima volta pioveva, vedere le messi verdi, il frutto maturo, la pietra che ha cambiato posto, l'ombra che non c'era. Bisogna ritornare sui passi già dati, per ripeterli, e per tracciarvi a fianco nuovi cammini. Bisogna ricominciare il viaggio. sempre. Il viaggiatore ritorna subito." Josè Saramago