Ciao ragazzi, vi ricordate che nell’ultimo appuntamento vi ho raccontato di essere tornata anche in palestra? Ebbene, siamo reduci da una bellissima vittoria per 3 a 1 contro San Giustino… proprio una bella partita, una vittoria di squadra finita giusto un paio di ore fa, con un entusiasmo e un tifo in tribuna da brividi. Questa pallavolo non mi stanca mai!

Grosse novità non ce ne sono, se non che recentemente è uscita la lista definitiva dei primi giochi europei di Baku, una sorta di Olimpiade europea che ospiterà tante discipline, e io e Laura abbiamo ottenuto il secondo posto valido per l’Italia. Ora c’è da sperare in una scelta meritocratica da parte della federazione che premi il nostro impegno e i nostri investimenti fatti alla fine della scorsa stagione per raggiungere questo traguardo. Sia per poterci godere una manifestazione tanto prestigiosa, sia per poter dire la nostra con un buon risultato.
Ciò su cui ci stiamo focalizzando adesso, oltre naturalmente alla preparazione sul campo e in sala pesi, è la ricerca di Sponsor per affrontare la stagione. Giocare a beach volley è essere imprenditori di sé stessi, e non si può pensare di organizzare una stagione tanto ricca di impegni (solo quest’anno sono una ventina), senza avere una solida struttura alle spalle e una tranquillità economica che ci permetta di pianificare la partecipazione ai tornei del 2015. Quindi, ricercare dei Partner che abbiano interesse ad affiancare il loro marchio al nostro percorso, è parte primaria del nostro progetto. Tra organizzazione del lavoro sul campo, e organizzazione del lavoro fuori dal campo c’è davvero un bel da fare! Riflettevo anche su un’altra componente che credo sia fondamentale per la riuscita di un progetto vincente… ed è quella di circondarsi delle “persone giuste”.
Avere intorno persone positive, che condividono i tuoi stessi obiettivi, in trasparenza e fiducia, ti consente di essere più produttivo e di poterti concentrare unicamente a dare il meglio di te.
Cosi come le sfide e le difficoltà possono essere utili a rinforzarci (oltre al fatto che come si decide di affrontarle svela il nostro carattere) così credo anche che sia necessario circondarsi di un Team che abbia fiducia in noi per poter fare il massimo. E con Team mi riferisco sia alla squadra con cui lavoriamo, sia al gruppo che scegliamo di avere accanto, come gli amici, i pari, la famiglia, i nostri punti di riferimento, i nostri guru.

L’ambiente che frequentiamo influenza il nostro modo di vivere e di pensare; il tipo di persone con le quali passiamo più tempo influenza i nostri schemi, le abitudini, gli atteggiamenti, le credenze. Le nostre convinzioni riguardo noi stessi sono determinanti nella riuscita di un qualsiasi obiettivo… infatti si parla spessissimo dell’importanza di avere fiducia in sé stessi, di parlarsi nel migliore dei modi, di non essere troppo rigidi e giudicarci con un po di severità in meno.
Ma vi siete mai chiesti quanto contano i messaggi che ci lanciano continuamente le persone che abbiamo vicino e quanto contribuiscono alla nostra evoluzione o involuzione?

La seconda riflessione riguarda la grande responsabilità che ognuno di noi ha verso gli altri, da educatore, genitore, insegnante, allenatore, coach: tutti abbiamo il potere di contribuire alla crescita delle altre persone con la nostra presenza, il nostro modo di parlare, di incoraggiare, di fare domande, di dare feedback. Quando ci approcciamo ad altri individui verso cui abbiamo un ruolo di sviluppo, di crescita e di esempio dobbiamo abbandonare ogni pregiudizio ed essere in grado di vedere il cambiamento positivo della persona prima che questo si verifichi. Dobbiamo avere fiducia, ci dobbiamo credere.
E’ stato sperimentato infatti (per gli interessati si veda lo studio “effetto pigmalione" o "effetto Rosenthal”) che l’essere umano tende ad assecondare le aspettative che gli altri hanno di lui, sia nel bene, che nel male.
Se vicino abbiamo persone che credono, anche inconsciamente, che noi un determinato obiettivo non saremo in grado di raggiungerlo, che non siamo all'altezza di determinati traguardi, che lì in alto non ci possiamo arrivare, o che non siamo sufficientemente intelligenti, interiorizzeremo questo giudizio finendo per adeguarci a quello che pensano di noi, e la nostra identità si modellerà esattamente a ciò che dobbiamo essere per non deludere le loro aspettative. Portando questo concetto nello Sport, se l'allenatore crede che un suo atleta sia meno talentuoso e dotato lo tratterà, anche inconsapevolmente, in modo diverso dagli altri; il ragazzo avverte e metabolizza questo giudizio e si comporterà di conseguenza; si instaura così un circolo vizioso per cui il ragazzo tenderà a divenire nel tempo proprio come il suo allenatore lo aveva immaginato. Spesso la mancanza di fiducia nelle possibilità di apprendimento dell'atleta blocca l’apprendimento stesso e spinge il ragazzo ad accontentare il suo allenatore diventando proprio ciò che lui si aspetta, avverando la profezia.
Ma grazie al cielo questo funziona anche in positivo: quando abbiamo un allenatore che sente e ci ripete che stiamo crescendo, un coach che vede il cambiamento positivo in noi già all’inizio di un percorso, un genitore che ci dice che siamo bambini intelligenti e che possiamo realizzare ogni cosa che desideriamo, o un insegnante che con pazienza ci spiega, anche due volte, una cosa perché lui è convinto che io abbia la capacità di comprenderla, allora, noi, ci adatteremo a queste aspettative, e faremo tutto il possibile per far si che vengano rispettate. Immaginate quando etichettiamo una persona come “simpatica". Sapendo di essere definita anche cosi tra le sue mille sfaccettature, si impegnerà per non deluderle cercando di dimostrarsi ogni volta divertente e brillante.
Se vicino abbiamo persone che credono, anche inconsciamente, che noi un determinato obiettivo non saremo in grado di raggiungerlo, che non siamo all'altezza di determinati traguardi, che lì in alto non ci possiamo arrivare, o che non siamo sufficientemente intelligenti, interiorizzeremo questo giudizio finendo per adeguarci a quello che pensano di noi, e la nostra identità si modellerà esattamente a ciò che dobbiamo essere per non deludere le loro aspettative. Portando questo concetto nello Sport, se l'allenatore crede che un suo atleta sia meno talentuoso e dotato lo tratterà, anche inconsapevolmente, in modo diverso dagli altri; il ragazzo avverte e metabolizza questo giudizio e si comporterà di conseguenza; si instaura così un circolo vizioso per cui il ragazzo tenderà a divenire nel tempo proprio come il suo allenatore lo aveva immaginato. Spesso la mancanza di fiducia nelle possibilità di apprendimento dell'atleta blocca l’apprendimento stesso e spinge il ragazzo ad accontentare il suo allenatore diventando proprio ciò che lui si aspetta, avverando la profezia.
Ma grazie al cielo questo funziona anche in positivo: quando abbiamo un allenatore che sente e ci ripete che stiamo crescendo, un coach che vede il cambiamento positivo in noi già all’inizio di un percorso, un genitore che ci dice che siamo bambini intelligenti e che possiamo realizzare ogni cosa che desideriamo, o un insegnante che con pazienza ci spiega, anche due volte, una cosa perché lui è convinto che io abbia la capacità di comprenderla, allora, noi, ci adatteremo a queste aspettative, e faremo tutto il possibile per far si che vengano rispettate. Immaginate quando etichettiamo una persona come “simpatica". Sapendo di essere definita anche cosi tra le sue mille sfaccettature, si impegnerà per non deluderle cercando di dimostrarsi ogni volta divertente e brillante.

E, altro aspetto, il nostro ruolo di educatori verso gli altri conta, perché quando noi esprimiamo una grande fiducia nell’altro e nelle sue capacità di raggiungere l’obiettivo prefissato, contribuiamo a fare in modo che lo raggiunga veramente.
Vi auguro una buona e consapevole settimana!
Un abbraccio,
Momi
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