RUBRICA- CrossOver- Quando la vita può cambiare in pochi minuti


Ottobre 2013
Benvenuti a tutti in questo nuovo numero di Pallavoliamo.it

Vi scrivo da Ostia, Roma, in una splendida giornata di autunno. Oggi ho scelto di dedicare la mia intervista di CrossOver ad una persona davvero straordinaria. Un marito, un padre, un lavoratore, un musicista, un atleta di Paraciclismo che con la sua "due ruote" ha compiuto imprese incredibili portando i colori dell'Italia sulla cima del mondo. Si chiama Andrea Devicenzi e oggi vi racconto la sua storia perché a me, conoscerlo, ha emozionato. Ho molto rispetto per ogni atleta di qualunque disciplina: so che cosa significa lavorare quotidianamente e diligentemente per un obiettivo; quanto impegno, passione, volontà, sacrificio lo sport richieda. E quante gioie, soddisfazioni, importanza, calore e appagamento sappia regalare. Lo sport ti sprona a fare del tuo meglio, ti aiuta ad elevare i tuoi standard.

Quando l’ho incontrato e ho conosciuto il suo trascorso, il rispetto si è trasformato in stima, in orgoglio. Uno sguardo umile, buono, attento e discreto… lui che, a detta di tutti, è “un grande” perché con una gamba soltalto ha fatto cose incredibili che la maggior parte di noi non si sognerebbe di fare nemmeno con due.

L’obiettivo della mia rubrica è quello di fornirvi degli spunti di riflessione e ispirazione: oggi lo faccio tramite Andrea, un campione di sport e di vita. Perché, ciò che resta non sono le medaglie che hai vinto o i traguardi che hai raggiunto, ma la persona che sei diventata grazie a quelle esperienze e a tutti gli insegnamenti di cui hai fatto tesoro. 
Ad arrivare sempre più in alto, a superare ogni barriera.




1.Ciao Andrea, vorrei che fossi tu a presentare l’inizio della tua storia ai nostri lettori: vuoi raccontare loro che cosa ti e' successo in giovane età?
1 - All'età di 17 anni, in seguito ad un incidente in moto, mi viene d'urgenza amputata la gamba sinistra
per salvarmi la vita. Il cuore, dopo essersi fermato, viene rianimato al terzo tentativo dai medici con il defibrillatore ed ha continuato a battere per regalarmi ancora tute le emozioni della vita.
 
2.Come hai reagito alla sfida a cui la vita ti ha sottoposto? Come ti sei approcciato alle prime difficoltà che inevitabilmente necessitavano di soluzioni? Qual è stato il tuo atteggiamento?
 2 - Quando era a terra dopo lo scontro con la macchina, il primo pensiero è andato subito alla moto, come ogni giovane che amasse la moto...era perfettamente pulita, senza nemmeno un graffio. L'ho cercata con lo sguardo, era davanti a me, ma tra me e lei c'erano il mio corpo e le mie gambe, o quello che di una era rimasto. In quell'istante le preoccupazioni per la moto sono sparite ed è stata immediata la consapevolezza che era successo qualcosa di molto grave e di irreparabile.
All'indomani quando mi sono svegliato nel letto, la gamba non c'era più, mi era stata amputata d'urgenza per salvarmi la vita. Penso che a quell'età ci siano due principali modi di reagire: lasciarsi andare allo sconforto che poi ti inseguirà per molti anni o reagire subito senza perdere un' attimo della tua vita. Fortunatamente faccio parte della "seconda specie": ho reagito subito, cercando fin dai primi giorni dopo l'incidente di trovare nuovi obiettivi, consapevole che una vita senza una gamba non poteva essere identica a prima.
 
3.Quando ti sei avvicinato allo sport? E quando è sbocciato l'amore per la bicicletta?
3 - Ho sempre praticato sport nella mia vita fin dalla giovanissima età: calcio, atletica e judo. Spesso, tra i 7 e i 14 anni, capitava che ad inizio stagione, in settembre, decidessi di smettere lo sport fatto fino a luglio per iniziarne un' altro; penso di non aver mai fatto lo stesso sport per tre anni consecutivi e di questo ne sono orgogliosissimo.
L'incidente non ha bloccato questo amore, ma al contrario, consapevole del benessere che regala ad ogni fine allenamento, mi ha visto fin da subito, appena fu possibile ricominciare, allenarmi, adattandomi ad uno sport fattibile senza una gamba. Ed è stato nel gennaio del 1991, dopo i quattro mesi di degenza in tre ospedali diversi, che assieme all'amico Marco ed al cugino Rossano ho visto il primo obiettivo post incidente, la partecipazione alla Vogalonga di Cremona, 54 km sul Fiume Po con una barca a quattro remi.
Nell'estate successiva mio padre mi ha regalato la Mountain Bike, mi piaceva moltissimo, ma purtroppo ero ancora chiuso in uno stato mentale da non riuscire a pedalare senza protesi (come invece faccio ora)): mi provocava grossi arrossamenti all’ inguine dandomi pochissima autonomia in chilometraggio percorso; dopo pochi mesi ho smesso per i continui dolori che avevo nel camminare. Dopo qualche anno, vinta la barriera della protesi e deciso di andare senza, comprai una bici da corsa, per due anni l'ho utilizzata togliendomi a livello personale parecchie soddisfazioni, ma per lavoro e studio della musica abbandonai questo sport. Lo ripresi poi nel 2007, in seguito ad una vacanza con la famiglia a Cesenatico, terra del mitico Marco Pantani. Aumentato parecchio di peso, circa 20 km rispetto ad ora per il lavoro sedentario e l'abbandono dello sport per lo studio del Sassofono, decisi una volta tornato a casa di iniziare ancora una volta a fare sport, per perdere peso e stare meglio fisicamente. Decisi di rispolverare la vecchia bici e pedalare.
 
4. 700 km in 8 giorni in India nel 2010 e la Randonèe Parigi-Brest-Parigi nel 2011, unico atleta disabile ad aver raggiunto traguardi tanto impegnativi e vette cosi alte. Queste solo due delle tue imprese, che significato hanno avuto per te?
4 - Il Raid in india fatto nel 2010, è stato il detonatore che mi ha fatto definitivamente innamorare di questo meraviglioso sport. Come la maggior parte delle persone potrebbe pensare quando sente parlare di ciclismo, si immagina le gare in gruppo con volata finale. Questo è totalmente l'opposto: l'avventura è stata in una terra magnifica ma allo stesso tempo molto pericolosa (è una delle tre strade più pericolose al mondo). E' stato un viaggio molto personale, intimo, durante gli 8 giorni impiegati da Manali a Leh. Sia durante la giornata in bici che nei momenti di riposo o alla sera, erano tantissimi gli spazi che dedicavo a me stesso, ai miei pensieri e alle mie riflessioni su moltissimi argomenti. E' stato un successo personale che mi ha legato definitivamente a questo mezzo che è la bici e a queste avventure vissute in autonomia per molti giorni.
La Parigi/Brest/Parigi, 1.230 km percorsi in 72 ore e 42 minuti è stata un'impresa radicalmente diversa da quella fatta in India. E' stata una preparazione durissima lunga circa 8 mesi dove gli allenamenti duravano tantissime ore. Quando partii da Parigi per i tre giorni che mi aspettavano in sella alla bici, mi accorsi fin da subito, che al contrario dell'India (dove ogni tanto impugnavo la telecamera per filmare o fotografare i paesaggi) qui non ci sarebbe stato tutto quel tempo. La priorità, se si voleva terminare nel tempo dichiarato per l'omologazione di 80 ore, era pedalare. Forse anche complice la stanchezza, ricordo pochissimo soprattutto della parte centrale, dove mi sono trovato a dormire solamente dopo 36 ore e 707 km.
Entrambe però mi hanno fatto capire che le possibilità di ognuno di noi sono infinite, dipende da quanto crediamo nel nostro progetto e da quanto siamo disposti a rinunciare per riuscirci. La cosa principale a cui penso sempre quando vado all'estero per alcuni giorni, per le competizioni e per i molti allenamenti che giornalmente faccio, è il tempo "mancato" con la mia famiglia, mia moglie e le mie due figlie, tempo che mai nessuno mi ridarà indietro ma che mi stimola nei momenti di intensa fatica in gara o durante gli allenamenti.
 

5.Cosa ti rende un vincente?
5 - Riesco a dare il massimo di me stesso ponendomi sempre degli obiettivi, non riesco ad immaginare di fare le cose tanto per fare. Con obiettivo non intendo di fare imprese strabilianti, intendo anche cose che sono piccole per qualcuno ma che per altre sono immense. Se una persona, definita "sedentaria", inizia a voler correre, penso che porsi l'obiettivo di partecipare ad una maratonina di 10 km possa essere di grande stimolo nei momenti difficili della vita, quando non avresti voglia di vestirti per uscire o ti senti un pò stanco. Se in quel momento hai un' obiettivo, ti balza subito in mente e la percentuale che poi tu vada ad allenarti è altissima, al contrario se non ce l'hai la percentuale che tu quel giorno stia a casa è praticamente scontata.

6.Quanto ti alleni? Come prepari le tue gare? Cosa ti spinge e ti motiva ad allenarti così duramente mettendoti costantemente alla prova?
6 - Negli ultimi due anni gli allenamenti sono cambiati completamente perché dal 2012 sono passato dalla specialità del ciclismo a quella del Paratriathlon. Non essendo professionista, ho il mio normalissimo lavoro che mi occupa dalle 8 alle 10 ore al giorno e gli allenamenti li faccio in base a come ho programmato la giornata e la stagione. Generalmente mi alleno ogni giorno in una delle tre specialità, che sono nuoto, bici e corsa. Al mattino preferisco fare corsa o bici, nella pausa pranzo nuoto, prima di cena qualunque specialità. Solitamente durante la settimana che precede una gara seguo regolarmente gli allenamenti come da tabella, per durata e intensità. Se la gara è la domenica, il sabato faccio un due ore circa di "scarico" in bici. Sto molto attento all'alimentazione alla sera e soprattutto al mattino della gara, senza però inventarmi nulla e mantenendo le abitudini. Mi motiva l'obiettivo che voglio raggiungere, dando il massimo di me stesso. Tante volte nei momenti difficili penso ai sacrifici miei, della mia famiglia e del mio team che mi hanno portato in quella situazione e questo eleva tantissimo la mia concentrazione ed aumenta la soglia del dolore facendomi superare anche alcuni limiti fino a quel momento impensabili. Mi accorgo sempre più che in una preparazione atletica è di fondamentale importanza la parte mentale perché è la mente che fa partire ogni nostro movimento.



7.Qual è l’insegnamento più grande che hai tratto dalla tua esperienza?
7 - Ho imparato che non esistono limiti se veramente crediamo in quello che facciamo e negli obiettivi che vogliamo raggiungere. Le due imprese mai riuscite prima da un atleta amputato che sono riuscito a fare testimoniano proprio questa teoria. Non ho e secondo me non esistono persone con super poteri, esistono però persone che rispetto ad altri si sacrificano e mettono in gioco sè stessi per raggiungere l' obiettivo in cui credono completamente. Inoltre ho imparato a non dare mai nulla di scontato. 17 anni nella vita si hanno una volta sola, e a quei tempi io pensavo di avere la vita in mano; credevo di riuscire a fare ogni cosa e soprattutto che non mi potesse succedere niente. La realtà poi ha dimostrato il contrario, non potrò mai tornare ragazzo e spiegare  a me stesso i reali pericoli che si possono correre su di una strada, ma posso però spiegarlo e farlo capire ai ragazzi di quell'età, oggi.

8.Come ci si sente a rappresentare l’Italia in importanti competizioni internazionali?
8 - Indossare la divisa "azzurra" é una sensazione indescrivibile, inoltre quest'anno ho avuto anche la possibilità di vivere l'incredibile emozione di sentire l'inno Nazionale per essere arrivato primo in una gara Europea. È emozionante averla sempre nei cassetti assieme alle altre divise e poterla indossare anche in allenamento, ma non ho mai legato il mio impegno nello sport alla maglia azzurra, quello c'é a prescindere.

9.Che significato dai alla parola “limite”?
9 - Mai come negli ultimi anni ho lottato, pensato, superato alcuni dei miei limiti. A livello sportivo, l'avventura in India e la Parigi/Brest mi hanno fatto capire veramente quanto lo si possa spostare più in là se si vuole con tutto noi stessi una cosa. Penso inoltre che non esista in ognuno di noi un limite, a meno che non ce lo imponiamo noi di non riuscirci. Se non fossi certo di questo non avrei mai accettato sfide che mai nessuno aveva tentato prima e sono altrettanto certo che possono essere ripetibili. Ovviamente con tanto sudore.

 10.Hai un portafortuna?
 10 - Non ho nessun porta fortuna da portare con me alle gare, ho però una "costante" che ho imparato a controllare ed un un certo senso anche godermi. È la tensione pre-gara, che per molti è il principale motivo del "non competere". Generalmente la sera prima mangio un po' meno, lo stomaco è leggermente chiuso, mentre la mattina della gara riesco a fare una abbondante colazione. Mi porta ad essere più taciturno del solito ed essere molto concentrato.
 
11.Ti sei avvicinato all’ambiente della crescita personale e del coaching. Come questo sta migliorando ulteriormente la tua vita? Che progetti hai per il futuro? 

11- Mi sono avvicinato alla Crescita Personale per puro caso, sono stato contattato da un amico su un social network per partecipare ad un corso outdoor dove portare la mia esperienza di vita e sportiva. Ricordo che al termine della prima giornata andai in camera dicendomi "ma questa roba come faccio a portarla nella vita di tutti i giorni?", pensavo fosse inutile, giochetti momentanei della durata di pochi giorni. Il giorno successivo feci il mio intervento al mattino e seguii il corso fino al termine, mentre tornavo a casa, eravamo in Trentino, telefonai a mia moglie e gli disse che qualcosa dentro di me era cambiato. Dentro di me sento da sempre un vuoto che e' quello di non avere studiato e non ho mai trovato il canale giusto per trovare libri da leggere su cui imparare, ora l'ho trovato ed e' nata una vera passione. L'obiettivo e' sicuramente quello di diventare un Coach, un bravo Coach, portando la mia esperienza di vita e quello che imparero' ancora. Sono stato in grado nel corso della mia vita di trasformare grosse difficolta' in diverse eta' e mi piacerebbe insegnare alle persone come trasformarle in opportunità.
 
12. Quali sono i tuoi nuovi obiettivi/impegni sportivi?
12- Da due anni pratico il Paratriathlon a livello internazionale, ho partecipato ai Campionati Europei dove ho vinto due medaglie, una di bronzo e una d'argento, oltre ad una partecipazione ai Campionati del Mondo in Nuova Zelanda.
Purtroppo quest'anno ho dovuto rinunciare ai Campionati del Mondo a Londra per un forte mal di schiena; la risonanza magnetica ha evidenziato un' ernia ed una protusione.
In questo momento potrei definirmi in standby, parto dal presupposto che lo sport debba essere, soprattutto se praticato a livello amatoriale, fatto per divertimento, che non vuol dire non dare il massimo e non metterci impegno, ma che deve essere salutare. Sebbene la mia disabilità sia superata, non voglio dimenticare che la vita è ancora lunga e la gamba che mi sorregge ora dovrà farlo per tantissimi altri anni. E' una decisione difficilissima perchè l'istinto direbbe di non fermarsi mai, ma una nuova consapevolezza maturata soprattutto negli ultimi mesi riesce a farmi valutare le situazioni da altre angolazioni. Significherebbe rinunciare alla maglia azzurra ed in primis all'obiettivo delle Paralimpiadi di Rio 2016, ma sulla bilancia c'è la salute.
 


13. Che cosa ti appassiona?
Cosa ti piace fare?

13- Mi piace stare con la mia famiglia, godermi ogni momento che vivo con loro perchè per lavoro e sport sono spesso lontano da casa. Sto imparando a vivere sempre più nel presente, nel senso che riesco a concentrarmi, a godere, a vivere il momento che sto vivendo in quell'istante riuscendo a raggiungere un'elevata intensità e portarmelo poi con me nei lunghi momenti lontano da loro. Sono per la qualità e non la quantità.
Mi piace fare sport, molto sport. Ogni allenamento, anche se lo inizio già stanco per vari motivi, riesce a resettare il mio fisico e la mia mente regalandomi una meravigliosa sensazione, tale da non vedere l'ora di ripartire il giorno successivo.
 
14.Cosa diresti a chi sta vivendo un momento di difficoltà? Quanto conta la fiducia in sé stessi quando dobbiamo superare un ostacolo?
14 - La fiducia in se stessi è determinante, non si può pensare di affidarsi agli altri. Qualsiasi ostacolo che ci si presenta davanti senza che noi siamo pronti o peggio sfiduciati, ci può fermare. E' una condizione difficile da superare ma prima di pensare di cadere nella disperazione bisogna anche essere maturi nel riflettere sul: "dove mi può portare di diverso questa disperazione?", la risposta sarà inevitabilmente, "ancora più in profondità di dove sei ora", ecco che qui deve uscire la vera maturità di ognuno e farci pensare positivo ed in tante occasioni farci valutare in diverso modo l'entità della nostra disperazione.
 
15.Che significato dai alla parola disabilità?
15 - Negli anni ho sempre attribuito questa parola alle persone che avessero problemi celebrali, amputazioni di arti, cechi, ecc... Negli ultimi anni, grazie soprattutto alle esperienze sportive, ho scoperto che la gente si costruisce nella propria mente dei muri, delle barriere a volte senza motivo. Nasce in loro un' insicurezza, paura, vergogna, chi li blocca nel fare qualsiasi cosa. Bè secondo me questa è una disabilità ben più grande di chi è stato amputato ad una gamba come me. Non solo io ma tantissimi altri "disabili" hanno dimostrato con i fatti che si può fare tranquillamente una vita normale e non solo, ma fare anche cose straordinarie che gente "normodotata" non è in grado di fare, ma non per problemi fisici ma per i blocchi costruiti nella mente.
Ho vissuto sulla mia pelle più volte l'esperienza che non è il corpo a permetterti di superare momenti difficili, ma la mente, se il pensiero lo mantieni vivo e positivo chiunque è in grado di fare qualsiasi cosa.
 
16. In una battuta che cos'è per te:
- la vita
- la gratitudine 
- la fatica
- la competizione
- la felicità

- la determinazione
- la famiglia

 
 
16 - LA VITA - Un dono che merita di essere vissuta integralmente in ogni momento.
LA GRATITUDINE - Riconoscere chi contribuisce a migliorare la vita altrui.
LA FATICA - Una sensazione con la quale ho imparato a convivere e che cerco, perchè ogni volta mi regala forti emozioni.
LA COMPETIZIONE - Un modo per misurarsi con gli altri ma soprattutto per misurarsi con se stessi e migliorare ogni volta.
LA FELICITA' - Ci vuole una grande consapevolezza per rendersi conto di essere felici. E' un'emozione tante volte difficile da riconoscere perchè siamo immersi in mondo a volte ingannevole. Capita a volte di passare momenti felici ma ce ne accorgiamo troppo tardi.
LA DETERMINAZIONE - Avere ben chiaro da dove si parte ma soprattutto dove si vuole arrivare, la fermezza e la sicurezza delle nostre azioni.
LA FAMIGLIA - Un miracolo a cui auguro ad ognuno di provarne le emozioni.



Grazie di cuore Andrea per la tua testimonianza.

Un saluto a tutti voi, alla prossima

Momi ;)

www.giuliamomoli.blogspot.it

RUBRICA- CrossOver- Maria Clara e Carolina

Settembre 2013

Ciao ragazzi oggi vi presento l'intervista proposta alle sorelle Salgado. Queste due splendide atlete brasiliane sono molto unite e giocano insieme dal 2003. Si allenano a Rio de Janeiro davvero intensamente e hanno un modo di giocare ordinato, tecnico e coinvolgente. Hanno determinazione e passione da vendere, sono sempre molto disponibili e inseguono il sogno olimpico...in casa propria!
Scopriamo qualcosa in più sul loro rapporto e su come ragionano i campioni. Buona lettura!

Maria

1. Come cambia il vostro rapporto dentro e fuori dal campo?
M: We are really close to each other since always. As sister we know that both of us wants the best for the other and we don't have any vanity between us as some other teams. So when we fight, we fix it right away. We talk about everything and we try to don't keep hiding bad feelings. And we are together the whole time when we are not playing.
M: Siamo molto unite da sempre...come sorelle sappiamo che entrambe vogliamo il meglio per l'altra e non c'e' nessuna vanità tra di noi come potrebbe esserci in altre coppie. Quindi quando litighiamo, sistemiamo tutto nel modo giusto. Parliamo di ogni cosa e proviamo a non tenere nascoste le cattive sensazioni. Stiamo insieme tutto il tempo, anche quando non stiamo giocando.
 

2. Cosa si prova a rappresentare un paese come il Brasile con una grande tradizione in questo sport e tanta competizione di altissimo livello tra le squadre?
M: Its really good to be able to play and being one of those teams representing Brasil, we worked a lot for this and we know that we always need to work more and more cause we have a lot of good players here. In another way its was really hard always cause in our sport u have a restricted number of teams per each country so was really hard to get in MD having always 3 brasilian teams in the top 8 of the world. We needed to play country quote for a long time, always a match in really high level even before tournament starts and sometimes was too hard to stay out of MD knowing that we had level to be playing. Was frustating but made us stronger.
M:.E' davvero bello poter essere tra le squadre che rappresentano il Brasile, abbiamo lavorato molto per questo e sappiamo che dobbiamo continuare a lavorare ancora e ancora perché ci sono molto ottimi giocatori qui. D'altra parte e' stata sempre molto dura per noi perché nel nostro sport c'è un numero ristretto di coppie per ogni nazione, quindi e' stata tosta accedere al Main Draw quando c'erano sempre tre coppe brasiliane tra le prime otto al mondo. Abbiamo dovuto giocare i country quota per molto tempo, facendo sempre una partita ad altissimo livello anche prima che il torneo iniziasse. A volte e' stato davvero difficile starsene fuori dal main draw sapendo che eravamo del livello per giocarci...e' stato frustrante, ma ci ha rese più forti.

3.Quali sono secondo te gli aspetti più importanti che deve avere un top player?
M: For me, a strong mind is essencial cause in beachvolley you dont have reserve players to put in your place when u have any problem so u need to play with injuries, bad weather conditions or unconfortable situations and u need to face them the whole time.. U r really exposed there and if u have a problem in the match u know that your opponent is serving u and u cant run away! This is incredible for me.. We need to find a solution for all uncofortable things that could happen and the player who does it quicker, has more chances to win for sure.. Of course skills and the phisical part is essencial but sometimes u see so many players that r not perfect in those things but stronger minds and this or me is the hardest part to work and what can make the difference.
M:Per me una mente forte e' essenziale perché nel beachvolley non hai un giocatore di riserva da far entrare al tuo posto quando hai qualche problema, quindi devi giocare con problemi fisici, cattive condizioni climatiche, o situazioni di disagio che vanno affrontate per tutta la durata della gara. Sei molto esposto in campo e se hai qualche problema durante la partita sai che il tuo avversario batterà su di te, e tu non puoi scappare via! Questo ha dell' incredibile per me: dobbiamo trovare una soluzione a tutte le cose scomode che ci possono accadere e il giocatore che lo fa più velocemente ha di certo più possibilità di vincere. Ovviamente le abilità tecniche e la parte fisica sono essenziali, ma qualche volta si vedono giocatori che non sono perfetti in quelle cose, ma che hanno una testa forte...e questa per me e' la parte più difficile da allenare e quella che fa la differenza.

4.Qual'e' la caratteristica che apprezzi di più in Carolina? Come giocatrice e come sorella.
As a sister she is wonderfull, her, Pilar and Pedro are my best friends and the persons that i most count in my life..we grew up helping eachother and really close so thanks to my mum, it couldnt be different! As a player i think she has great skills. Her reception is one of the best, she serves a hard float and she works hard! After the pregnancy, in one month she was already in the sand, trying to be in shape as soon as she could and she is doing a great job!
Come sorella e' meravigliosa, lei, Pilar e Pedro sono i miei migliori amici e le persone che più contano nella mia vita... siamo cresciuti aiutandoci l'uno con l'altra, sempre molto uniti...e grazie a mia mamma le cose non sarebbero potute andare diversamente. Come giocatrice credo che abbia ottime caratteristiche. La sua ricezione e' una delle migliori, la sua battuta float e' notevole e lavora sodo! Dopo la gravidanza in un mese era già sulla sabbia cercando di tornare in forma al più presto, e sta facendo un ottimo lavoro!



5.In che cosa siete simili e in cosa completamente diverse?
M: I think we r different in most of things.. Carol has more tecnic in my view but its harder for her to get the aerobic part, breathing, she gets more tired during matches than me and im quicker than her. Basically oposites hahaha I think thats way we can play together.. She has long arms and block then im quicker and can play defense haha!
M: Credo che siamo diverse nella maggiorparte delle cose. Carol ha più tecnica secondo me, ma e' più difficile per lei tenere la condizione aerobica, respirare, si stanca più di me in partita, e io sono più veloce di lei. Praticamente opposte ahahah, penso che per questo giochiamo insieme: lei ha braccia lunghe per murare e io sono più veloce e posso giocare in difesa ahah!

6.Siete una famiglia molto unita di campioni: oltre voi due anche Pedro, e vostra mamma prima. Avere degli esempi di eccellenza cosi vicino ti aiuta?
I think its not about being good, the exemple that my mum gave us is about practesing hard and getting involved.. She was a great player but she always left everything she had in her practises and games. When she coached us, she was like this and always wanted us as this kind of athlets.. We believe more in hard work than in just being born with great skills.. She helped us a lot and still do it
Credo che non sia solo questione di essere bravi, l'esempio che mamma ci ha dato riguarda l' allenarsi duramente e farsi coinvolgere. E' stata una grande giocatrice, ma ha sempre lasciato tutto quello che aveva negli allenamenti e in partita. Quando ci allenava era cosi e ha sempre voluto che noi fossimo quel tipo di atlete. Crediamo molto di più nel lavoro che nell' essere nati con grandi capacità. Mamma ci ha sempre aiutate molto e ancora continua a farlo.

7. Cosa ami della vita del beacher?
M: I love that we travel a lot to places that we probably wouldnt go and that we meet so many people on tour from everywhere.. Being able to open your mind and making your world bigger is amazing.. Learning every week a different culture and always meeting new people.. And that we need to learn how to handle with all kinds of feelings while we play, so many different emotions during each season.. And i like that you dont have so much time to cry for a bad result or to be happy for a good one cause you almost always, have another one in the next week and the next is always the most important
M: Amo il fatto che viaggiamo in molti posti dove probabilmente non saremmo andate e che nel torneo incontriamo tante persone da qualunque luogo...essere in grado di aprire la tua mente e rendere il tuo mondo più grande e' incredibile...imparare ogni settimana una differente cultura e incontrare sempre nuove persone. E amo il fatto che e' necessario imparare a gestire tutti i tipi di sentimenti, mentre giochiamo, tante emozioni diverse nel corso di ogni stagione. E mi piace che non c'è tanto tempo per piangere per un cattivo risultato o di essere felice per uno buono, perché quasi sempre, hai un altro torneo la prossima settimana, e la prossima è sempre la più importante.

Carol

1. Com'è giocare uno sport dagli equilibri cosi delicati con la propria sorella?
C: We play together for a really long time and we learned a lot and improved the way we such act as a team.. We know each other really good to understand the moments from the other and we still talk a lot about our relation inside the court.
C: Giochiamo insieme da davvero molto tempo e abbiamo imparato e migliorato il modo in cui dobbiamo agire come squadra. Ci conosciamo molto bene da capirci nei vari momenti e ancora parliamo tanto del nostro rapporto dentro al campo

2. Come risolvete le situazioni di difficoltà? Chi fa il primo passo?
C: We always talk about those moments and we try to dont let things for later so we dont acumulate bad feelings.. Both can take the first step depending what happened.
C: Parliamo sempre dei momenti di difficoltà e proviamo a non lasciare le questioni per dopo, cosi da non accumulare cattive sensazioni. Entrambe possiamo fare il primo passo, dipende che cosa e' successo.

3. Avete dei rituali che fate tra di voi o delle parole importanti che vi dite quando dovete cambiare ritmo alla gara?
C: Yes.. We have a lot of rituals during tournaments and they help us a lot as a team
C: Si abbiamo molti rituali durante il torneo e ci aiutano molto come squadra

4. Cosa ti spinge a migliorare ogni giorno?
C: I still need a lot and like to work all my skills.. The good part is that i still have a lot to improve and a lot of work to do!!
C: Ne ho ancora molto bisogno e mi piace lavorare su tutte le mie capacità. La cosa buona e' che ho ancora molto da migliorare e molto lavoro da fare!

5. Qual'e' la caratteristica che apprezzi di più in Maria? Come giocatrice e come sorella.
M: As sisters we are really good friends and we count a lot with eachother and i like her spirit in the court.. The energy that she plays and her attack is her best skill
C: Come sorelle siamo delle ottime amiche e contiamo molto l'una sull' altra. Mi piace il suo spirito in campo, l'energia che mette quando gioca. Il suo attacco e' la sua migliore abilità.

6. E' nato anche il piccolo Josè (figlio di Carolina), come riesci a conciliare il tuo ruolo di mamma con il professionismo? Sono cambiate le tue priorità?
C: Its just amazing to be a mum.. he is a wonderfull boy and really easy going. I stayed one season out of WT events and I missed a lot. Was great to enjoy my family while I was pregnant, have some time off but I was looking forward to comeback so I worked hard for this.. Jose is my priority in life but I still have my professional goals like winning a grand slam, world champ or going to rio in 2016.
C: E' incredibile essere mamma...lui e' un bambino meraviglioso e tutto procede facilmente. Sono stata fuori dal circuito mondiale per una stagione, e mi e' mancato tanto. E' stato grandioso godermi la mia famiglia mentre ero incinta e avere un po di tempo libero, ma non vedevo l'ora di rientrare, quindi ho lavorato duramente per questo. Jose e' la mia priorità nella vita, ma ho ancora i miei obiettivi professionali da raggiungere, come vincere un Grande Slam, un Mondiale o qualificarmi per i Giochi di Rio 2016

7. Che sensazione è ospitare le Olimpiadi nella propria città? Cosa significa per te?
C: Its just amazing to imagine playing a olimpic game at home and its a big goal! Its what all brasilian athlets will be thinking in the next 3 years...we know how hard is to get aplace there! This is my dream with maria as a team and I'll do my best to make it happen.
C: E' praticamente pazzesco immaginare di giocare un' olimpiade a casa e questo e' un grande obiettivo! E' ciò a cui tutti gli atleti brasiliani penseranno nei prossimi 3 anni...sappiamo quanto e' dura ottenere un posto li. Questo e' il mio sogno con Maria e farò del mio meglio per farlo accadere.

Alla prossima!
Momi
www.giuliamomoli.blogspot.it
 

RUBRICA CrossOver- Una settimana al Foro Italico

 
 Giugno 2013

Bentrovati!
Settimana diversa per me quella del World Tour di Roma 2013, direi speciale.
Guardare un torneo dalla prima all' ultima partita, senza prenderne parte atleticamente e' stato emozionante, a tratti difficile perché il campo mi manca. In questi giorni ho svolto un ruolo che non mi appartiene, quello di reporter e commentatrice televisiva, ma che ho scoperto piacermi moltissimo. E' stato divertente interagire con i professionisti del settore, imparare da loro, seguire i loro consigli e metterci del mio. Ci tenevo ad essere presente in questo torneo italiano, volevo poter contribuire e alla fine di questa settimana vissuta intensamente devo dire di essermela proprio goduta. E' stata una nuova sfida affrontata con entusiasmo. Bellissimo rivedere amici internazionali, interessante scoprire le nuove coppie, importante essermi tuffata nel ritmo di gioco osservando attentamente ogni particolare. 
Ora che sono Mental Coach e' stato ancor più curioso per me soffermarmi tra le parole dette dagli atleti, tra i loro sguardi e il loro modo di affontare le partite.
Questo sport mi piace sempre di più, per lo stile di vita e per le difficoltà alle quali ti sottopone, che ti garantiscono spunti di miglioramento continui. E' essere parte di una grande famiglia dove vigono tra gli atleti il rispetto, la competizione, la condivisione, lo spirito di adattamento.

E' molto più di un gioco, e' un tatuaggio sulla pelle.
Un abbraccio, Momi

Un "promemoria" da tuo figlio



1. Non viziarmi. So benissimo che non dovrei avere tutto quello che chiedo. Voglio solo metterti alla prova.
2. Non aver paura di essere severo con me. Lo preferisco. Questo mi permette di capire in che cosa sono valido.
3. Non usare la forza con me. Questo m’insegna che la potenza è tutto ciò che conta. Sarò più disponibile ad essere guidato.
4. Non essere incoerente. Questo mi sconcerta e mi costringe a fare ogni sforzo per farla franca tutte le volte che posso.
5. Non fare promesse che potresti non essere in grado di mantenere. Questo farebbe diminuire la mia fiducia in te.
6. Non cedere alle mie provocazioni quando dico e faccio cose solo per imbarazzarti, perché cercherei allora di avere altre vittorie simili.
7. Non fare per me le cose che posso fare da solo. Questo mi farebbe sentire sempre come un bambino piccolo e potrei continuare a tenerti al mio servizio.
8. Non correggermi davanti alla gente. Presterò molta più attenzione se parlerai tranquillamente con me a quattr’occhi.
9. Non farmi sentire che i miei errori son colpe. Devo imparare a fare rrori senza avere la sensazione di non essere onesto.
10. Non zittirmi quando faccio domande oneste. Se lo fai, scoprirai che smetto di chiedere e io cercherò le mie informazioni altrove.
11. Non brontolare continuamente. Se lo fai, dovrò difendermi facendo finta di essere sordo.
12. Non proteggermi dalle conseguenze. Ho bisogno d’imparare dall’esperienza.
13. Non pensare assolutamente di apparire ridicolo se ti scusi con me. Una scusa leale mi fa sentire sorprendentemente affettuoso con te.
14. Non permettere che i miei timori superino la tua ansia, perché allora diventerei più pauroso. Indicami il coraggio.
15. Non preoccuparti per il poco tempo che passiamo insieme. E’  “come”  lo passiamo che conta.
16. Non dimenticare che non posso crescere bene senza molta comprensione e incoraggiamento, ma non ho bisogno di dirtelo, vero?

E RICORDATI: IO IMPARO DI PIU’ DA UN ESEMPIO CHE DA UN RIMPROVERO.



Children See, Children Do.

Donne in rinascita

Più dei tramonti, più del volo di un uccello, la cosa meravigliosa in assoluto è una donna in rinascita.
Quando si rimette in piedi dopo la catastrofe, dopo la caduta.
Che uno dice: è finita.
No, non è mai finita per una donna.
Una donna si rialza sempre, anche quando non ci crede, anche se non vuole.

Parlo di te, che questo periodo non finisce più, che ti stai giocando l'esistenza in un lavoro difficile, che ogni mattina è un esame, peggio che a scuola.
Te, implacabile arbitro di te stessa, che da come il tuo capo ti guarderà deciderai se sei all'altezza o se ti devi condannare.
Così ogni giorno, e questo noviziato non finisce mai.
E sei tu che lo fai durare.

Oppure parlo di te, che hai paura anche solo di dormirci, con un uomo; che sei terrorizzata che una storia ti tolga l'aria, che non flirti con nessuno perché hai il terrore che qualcuno s'infiltri nella tua vita.
Peggio: se ci rimani presa in mezzo tu, poi soffri come un cane.
Sei stanca: c'è sempre qualcuno con cui ti devi giustificare, che ti vuole cambiare, o che devi cambiare tu per tenertelo stretto.
Così ti stai coltivando la solitudine dentro casa.
Eppure te la racconti, te lo dici anche quando parli con le altre: "Io sto bene così. Sto bene così, sto meglio così".
E il cielo si abbassa di un altro palmo.

Oppure con quel ragazzo ci sei andata a vivere, ci hai abitato Natali e Pasqua.
In quell'uomo ci hai buttato dentro l'anima ed è passato tanto tempo, e ne hai buttata talmente tanta di anima, che un giorno cominci a cercarti dentro lo specchio perché non sai più chi sei diventata.Comunque sia andata, ora sei qui e so che c'è stato un momento che hai guardato giù e avevi i piedi nel cemento.
Dovunque fossi, ci stavi stretta: nella tua storia, nel tuo lavoro, nella tua solitudine.
Ed è stata crisi, e hai pianto.

Dio quanto piangete!
Avete una sorgente d'acqua nello stomaco.
Hai pianto mentre camminavi in una strada affollata, alla fermata della metro, sul motorino.
Così, improvvisamente. Non potevi trattenerlo.
E quella notte che hai preso la macchina e hai guidato per ore, perché l'aria buia ti asciugasse le guance?

E poi hai scavato, hai parlato, quanto parlate, ragazze!
Lacrime e parole. Per capire, per tirare fuori una radice lunga sei metri che dia un senso al tuo dolore.
"Perché faccio così? Com'è che ripeto sempre lo stesso schema? Sono forse pazza?"
Se lo sono chiesto tutte.
E allora vai giù con la ruspa dentro alla tua storia, a due, a quattro mani, e saltano fuori migliaia di tasselli. Un puzzle inestricabile.

Ecco, è qui che inizia tutto. Non lo sapevi?
E' da quel grande fegato che ti ci vuole per guardarti così, scomposta in mille coriandoli, che ricomincerai.
Perché una donna ricomincia comunque, ha dentro un istinto che la trascinerà sempre avanti.
Ti servirà una strategia, dovrai inventarti una nuova forma per la tua nuova te.
Perché ti è toccato di conoscerti di nuovo, di presentarti a te stessa.
Non puoi più essere quella di prima. Prima della ruspa.

Non ti entusiasma? Ti avvincerà lentamente.
Innamorarsi di nuovo di se stessi, o farlo per la prima volta, è come un diesel.
Parte piano, bisogna insistere.
Ma quando va, va in corsa.
E' un'avventura, ricostruire se stesse.
La più grande.
Non importa da dove cominci, se dalla casa, dal colore delle tende o dal taglio di capelli.

Vi ho sempre adorato, donne in rinascita, per questo meraviglioso modo di gridare al mondo "sono nuova" con una gonna a fiori o con un fresco ricciolo biondo.
Perché tutti devono capire e vedere: "Attenti: il cantiere è aperto, stiamo lavorando anche per voi. Ma soprattutto per noi stesse".

Più delle albe, più del sole, una donna in rinascita è la più grande meraviglia.
Per chi la incontra e per se stessa.
È la primavera a novembre.
Quando meno te l'aspetti...


Testo originale Diego Cugia, alias Jack Folla



Da Coaching Break: Palla e Cuore, Cuore a Palla

Dall'articolo di Coaching Break di Giuseppe Montanari, del 22 Agosto 2013
http://www.coachingbreak.com/palla-e-cuore-cuore-a-palla

"Ultimo giovedì di ferie… da lunedì prossimo si riparte!
Ero tentato di fare un altro articolo “short”, ma poi mi arriva un messaggio su FB di un’atleta TOP che mi dice una cosa tipo “Ho buttato giù un po’ di cose e ho pensato al tuo blog, ti va di leggerlo?”.
Eh bè… che domande sono!
Letto, piaciuto e risposto una cosa tipo: “Dammi il titolo e giovedì sei on-line”. icon wink Palla e Cuore. Cuore a Palla!
Detto – Fatto!

Lei è una che la vita la prende a PALLATE, lei è un’atleta di livello nazionale ed internazionale
… ladies and gentlemen: Giulia Momoli." 


Periodo strano per me, costellato di alti e bassi.
Mi sento come sulle montagne russe, che peraltro non amo. Momenti in cui fremi per comprare il biglietto e salire sulla giostra, arriva il tuo turno, ti sistemi e parte la corsa. Attimi in cui ti gusti il panorama, poi sale la tensione, attimi dove l’adrenalina è al massimo, attimi nei quali ti manca il fiato, attimi in cui, dopo essere andato su e giù, dici “Ce l’ho fatta, che figata!”.
Cosi è per me: giorni in cui mi godo ogni singolo passo e mi sento la persona più felice, ricca e fortunata del mondo; giorni in cui avverto il potere di fare qualsiasi cosa nelle mie mani e dove pensieri e azioni sono coerenti tra loro.
Ogni risorsa, ogni possibile strada sono illuminate davanti a me… io sono in connessione e in pace con le persone, con la natura, con l’energia dell’universo che tutto invade.
E giorni in cui, invece, mi rendo conto che non aver raggiunto il mio obiettivo, non essere ancora tornata in campo, pesa nello stomaco più di qualsiasi cosa. Le scadenze per rientrare che mi ero posta continuano ad essere rimandate e le domande più sciocche si impossessano del mio focus mentale: “Perchè Gino (soprannome dato al mio ginocchio) non guarisce?
Che cosa vuole dirmi questa situazione?
Che cosa sto facendo di sbagliato?
Che cosa non ho fatto di indispensabile, di importante?
Dovevo impegnarmi di più? Come?

E inizi a vagare nell’incertezza: quanto mi manca ancora?
Con chi giocherò al mio ritorno?
Quale sarà il prossimo torneo che potrò disputare?
La nazionale mi confermerà tra le sue atlete?
Faccio bene ad ostinarmi cosi?
Non starò perdendo del tempo prezioso che potrei dedicare ad altre attività?”.
E per uscire da questo stato cambi pensieri, immagini, domande: “Voglio resistere, tutto questo mi servirà.
Porta pazienza, manca poco.
Lavora con fiducia capirai presto qual è il tuo disegno.
Continua a dare e fare il massimo, continua a pensare che questo amore e questa dedizione verranno premiati in qualche modo, in qualche forma”.
E poi ancora: “Cosa ti insegna tutto questo?
Come posso tornare più forte di prima, come persona e come atleta?
Quali altre risorse mi servono per raggiungere i miei scopi?

E ti vedi mentre fai brillantemente quello che sai fare meglio… e senti nel profondo che hai fatto il tuo massimo in quel momento, in quella situazione, anche quando hai pianto di nascosto e sei rimasta a letto tutto il pomeriggio, priva dell’energia che ti contraddistingue.
E ricominci con entusiasmo… per poi cadere qualche ora dopo perché il dolore ha fermato l’ennesimo allenamento, o il medico ti ha dato una diversa indicazione o perché non hai idea di un tuo programma futuro, anche immediato.

Cadi e ti rialzi, cadi e ti rialzi, cadi e ti rialzi… e ogni volta che cadi ti fai più male e ogni volta che ti rialzi sei più agguerrito, determinato e disposto a combattere… Ti circondi dei libri giusti, di persone potenzianti, cambi strategia, routine, alimentazione, ti nutri di albe e tramonti, respiri, mediti… e cadi di nuovo e di nuovo ti rialzi… fino a che il tuo corpo decide di manifestare all’esterno la stanchezza di questa lotta, questo stress.
In questi casi molte persone cominciano a sentire la pressione dell’ansia… e io non ho fatto eccezione.

Pensi: “Cavolo io so come funziona, so che certe immagini mi possono far scattare determinate sensazioni, so che questo dialogo interno non mi porta a niente di buono, so come dovrei fare per smettere”.
E, oltre a questo malessere, ti vergogni perché ti senti poco coerente con la persona e il coach che desideri essere.
Ti dici: “Ok, tu vuoi aiutare le altre persone ad avere il controllo dei propri pensieri per vivere sempre al top, e tu per prima, nonostante le tecniche che ora sono a tua disposizione, non stai interrompendo questo meccanismo”.

Quando sei dentro alla situazione fatichi ad essere oggettivo, ed è il momento in cui anche il coach ha bisogno di un coach… in questo caso ho fatto la cosa forse più complessa di tutte… l’ho fatto a me stessa. Volevo riuscirci da sola.

Potevo continuare ad accusarmi di non essere all’altezza, ad infierire sulla mia autostima… invece poi… una notte, mi sono guardata allo specchio, stanca di provare queste emozioni distruttive che non voglio facciano parte di me, stanca di sentirmi sola anche se non lo sono e stanca di comportarmi da vittima di una situazione che non posso completamente controllare, ma che devo, semplicemente accettare.

E ho rigirato la questione a mio favore.

Pensa a quando incontrerai delle persone in grande difficoltà, pensa a quando ti diranno che si sentono nella m… fino al collo, anzi fino al naso, avendo la sensazione di soffocare. Pensa a quanto si sentiranno capite, pensa la speranza che potrai dare loro solo guardandole negli occhi perché tu sai di che cosa si tratta e sai, per certo, che è solo un passaggio, pensa a come sarai in grado di aiutarle attraverso la tua esperienza e tutto ciò che hai imparato sulla tua pelle”.

E mi sono perdonata per tutte le pretese che ho avuto nei miei confronti in questi ultimi 6 mesi, per la pressione alla quale mi sono sottoposta.
Per le responsabilità che mi sono assunta in termini di scelte mediche; per aver protetto e allentato, facendomene carico, la preoccupazione e il dispiacere di non vedermi in campo di chi mi ama, soprattutto della mia famiglia.
Mi sono complimentata con me stessa per il coraggio che ho avuto nell’affrontare questo infortunio, per tutte le volte in cui mi sono comportata “come se…fosse tutto veramente ok, nonostante mi mancasse l’ossigeno che lo sport mi ha dato nei miei ultimi 24 anni.

Ho chiuso gli occhi e ho viaggiato nella mia linea del tempo, più avanti, nel futuro. Non sono riuscita a vedere immagini chiare di questo epilogo, non so che cosa succederà, ma mi sono percepita più felice, più evoluta, più serena, più pronta.

È un po’ come su un navigatore: imposti la meta e parti.
Mentre stai viaggiando, dalla schermata vedi la posizione in cui ti trovi e poco oltre; poi segui la voce che ti guida con le indicazioni.
Se vuoi avere un’idea più generale e completa della navigazione schiacci il tastino, allarghi il campo e ottieni la panoramica dell’intero percorso fino a destinazione.
Ho visto la vita attraverso questa metafora: la mia attenzione è sul presente e i movimenti che faccio sono guidati dalla mia voce interiore, verso un obiettivo.
Puoi sbagliare strada, ma il navigatore ti rielabora il percorso e ti rimette nel giusto cammino. A volte si incastra, ma quando sai dove devi arrivare il modo lo trovi, anche se si tratta di perderci un po’ più di tempo e consumare più benzina.

Se sei veramente fico puoi anche visionare il traffico, grazie ai colori verde, giallo e rosso che mostrano lo stato della strada, dove verde indica che tutto è pulito e rosso la piena congestione.
icon wink Palla e Cuore. Cuore a Palla!

Così, rimpicciolisco l’immagine in modo da poter guardare l’intero percorso e capisco che questo mio sfidante periodo non è altro che un breve tratto rosso lungo la lunga linea verde che rappresenta la mia vita futura.
Si tratta di una fase, un intoppo passeggero, qualche chilometro in percorsi differenti che possono riservare piacevoli sorprese.

Un po’ di pazienza… poi la strada tornerà a scorrere, la musica a suonare, l’aria a scompigliarti i capelli… verso nuovi traguardi e meravigliose vittorie.

Verso la migliore versione possibile di me.



Keep dreaming… Keep growing.

Giulia.

La ZebrIntervista con... Giulia Momoli

ZebrIntervista con….Giulia Momoli

di Mirko Zebrone
www.mirkozebrone.it

15 Agosto 2013


Foto @ Marco Mottolese
Dagli ostacoli che ti riserva la vita c'è tanto da imparare. Sono quelle situazioni in cui ti trovi dentro, nelle quali devi sapere quali azioni adottare per affrontarle, occasioni importanti per scoprire lati della propria persona di cui, forse, si conosceva ancora poco.
La mancata qualificazione olimpica non le ha tolto l'amore per il beach, un tatuaggio indelebile sulla pelle, l'infortunio al ginocchio e la riabilitazione le hanno aperto le porte per quelle vie che percorrerà in un futuro non lontano.
Buongiorno a tutti e benvenuti nello beach volley zoo della zebra con la nuova ospite di questa giornata calda di Ferragosto: Giulia "Momi" Momoli.

Z: Ciao Giulia, come stai? Direi di cominciare con una bella frase trovata su pallavoliamo.it per descrivere il tuo sport, il beach volley: "E' molto più di un gioco, è un tatuaggio sulla pelle". Parlando a ruota libera, che cos'è per te il beach volley? Perché questo sport e il suo ambiente sono così importanti per te?
G: Ho deciso di tatuarmi una palla, la presenza costante della mia vita, perché volevo che fosse visibile anche sulla mia pelle il segno indelebile per questa passione. Ho conosciuto la palestra a 7 anni e ne ho vissute davvero tante, con la pallavolo prima e il beach volley poi. Essere una beacher è speciale, ogni giocatore di beach volley ha dentro di sé una scintilla di coraggio e unicità che lo rende indistinguibile. E’ uno sport ricco di sfumature: è determinazione, costanza, allenamento, forza, dedizione, agonismo, nervi saldi, aggressività, mente lucida ed emozioni. E’ resistenza alla fatica, all’impegno, alla pressione, “agli urti”. E' uno stile di vita per chi ama viaggiare, conoscere, arricchirsi, mettersi costantemente alla prova. E' un abitudine al lavoro, all'adattamento ad ogni condizione, alla resilienza. E’ la capacità di dare il tuo meglio in campo mettendo il tuo compagno nelle condizioni di poter fare lo stesso. E’ limare i tuoi punti deboli e sviluppare quelli forti, ampliare le tue capacità, rafforzare i tuoi talenti. E' la ricerca dell'eccellenza del gesto tecnico, del modo giusto di pensare, di muoversi, di mangiare. E' questo e molto di più... e avere la possibilità di ricercare ogni giorno il tuo massimo è un'esperienza straordinaria.

Z: Cara dott.ssa Momoli (così ricordiamo che sei laureata in Scienze della Formazione, 2006), hai preso parte al World Tour di Roma in una veste insolita, ovvero quella della reporter e commentatrice, sfruttando poi le tue conoscenze da Mental Coach per analizzare parole e sguardi degli atleti in campo. Che valutazione puoi dare a questa "nuova" esperienza che ti ha visto protagonista? Quanto ti ha arricchita, in particolar modo dal punto di vista professionale?
G: Sto seguendo un Master con l’azienda Ekis per diventare Mental Coach quindi ho approfittato dell'occasione del World Tour di Roma per osservare attentamente i giocatori impegnati nel torneo, concentrandomi non solo sulla loro capacità tecnica, ma anche sull'atteggiamento mentale che mostrano in campo. Vestire i panni della commentatrice tv è stata un'esperienza diversa e divertente! Ho cercato di descrivere al meglio ai telespettatori, le partite proposte con la visione e la prospettiva di un giocatore. Mi ha arricchito svolgere un ruolo che abitualmente non mi appartiene e ho vissuto la settimana con tanto entusiasmo. Mi sono sentita a mio agio nel ruolo di commentatrice tecnica, aiutata dal mitico Maurizio Colantoni… quindi poi chissà, per il futuro, non si sa mai...

Z: Domanda molto difficile e molto professionale: che fai di bello in questa estate 2013?
G: Da febbraio sono impegnata nel recupero del mio infortunio: sono stata operata al tendine rotuleo, e sto lavorando quotidianamente, con impegno ed energia, per tornare in campo. La stagione è stata decisamente diversa per me, non ho ancora disputato un torneo e mi sto allenando per rientrare nella migliore condizione fisica. Come sto continuando a ripetere da mesi questo stop mi sta dando la possibilità di imparare molto e sono certa che tutto quello che saprò trarre da questo periodo, soprattutto dai tratti in salita, mi darà un valore aggiunto in qualsiasi campo. Nel beach volley, nella mia vita personale e in quella professionale futura, di mental coach, quando metterò a servizio degli altri questa esperienza. Mi piace pensare a quanto sarò d’aiuto ad un’atleta che deve relazionarsi ad un infortunio importante! Questo limite fisico mi ha tenuto fuori dal campo e ha richiesto un lavoro rigoroso e personalizzato, ma mi ha dato una grande possibilità: se da un lato c’è stato il dispiacere di non essermi allenata a pieno regime per disputare i tornei, dall’altro ho avuto l’occasione preziosa di poter studiare con continuità, scoprendo e sviluppando un’area di grande interesse che mi ha permesso di iniziare a seminare un interessantissimo futuro. Inoltre, grazie a Gino (questo il nomignolo dato al mio ginocchio) in questo percorso di riabilitazione, ho incontrato persone straordinarie che hanno arricchito considerevolmente la qualità della mia vita.

Z: Gli inizi nella pallavolo, l'amore per il beach nel 2006: dal 4x4 del 2006 (Supercoppa Italia) al titolo di campionessa italiana nel 2012. Quali sono state le gioie più grandi e le delusioni più difficili da digerire che questo sport ti ha riservato?
G: Mi ritengo una persona fortunata, faccio la vita che sognavo da bambina: l'atleta professionista. Partendo da questo presupposto lo sport ad alto livello, si sa, richiede sacrificio, impegno e dedizione totale. Ti direi che gioisco ogni giorno della possibilità che ho di vivere di ciò che amo. Chiaramente un'agonista gode delle vittorie: i ricordi più belli? La prima medaglia d'oro al campionato italiano nel 2006, i due scudetti, il primo con Daniela, il secondo con Lucia, la World Cup a Mosca valida per la qualificazione olimpica (che nonostante l’obiettivo olimpico non raggiunto, è stato uno dei tornei più intensi della mia carriera) e la medaglia d'argento alla finale del campionato dei paesi dell' Est con l'atleta russa Eugenia Ukolova. Lo sport ti insegna che non esistono fallimenti ma solo risultati; tutte le vittorie e le sconfitte della mia carriera mi hanno portato ad essere la persona che sono oggi. Ciò che probabilmente per il mio modo di vivere lo sport è stato più sfidante, non è la tal partita persa o il tal obiettivo mancato, ma la lontananza dalla competizione e dagli allenamenti di questi ultimi mesi. Ma si sa, noi atleti lavoriamo con il nostro corpo e anche lui va rispettato!

Z: Curiosità del tutto personale. Sulla base della tua esperienza azzurra, dando per scontato il piacere e soprattutto l'onore di indossar i colori della propria nazione, in che misura hai sentito la responsabilità nel rappresentare l'Italia in campo?
G: Credo che rappresentare la propria nazione sia il sogno di ogni atleta ed è, come hai detto bene, un piacere, un onore, un orgoglio ed una responsabilità. Sono sempre stata spinta da una grande passione e dal desiderio di migliorare ogni giorno, per crescere ed evolvermi come giocatrice e come persona e farlo sapendo di portare la tua bandiera nel mondo è bellissimo. Io e Daniela ci sentivamo azzurre anche quando facevamo beach volley privatamente e abbiamo sempre avuto un grande rispetto per quella scritta ITA nel toppino.

Z: "To dare", che tradotto dall'inglese all'italiano significa sfidare, provocare, azzardare. Quali sono le sfide che ti attenderanno? E quali sono gli obiettivi che ti poni?
G: La sfida che attualmente sto affrontando è legata naturalmente al mio recupero con l’obiettivo di tornare in campo. La chiamo sfida perché va affrontata con molta determinazione, ora che i tempi di recupero si sono allungati più del previsto non si tratta più di guarire, ma di “tenere duro” e continuare per la mia strada. Ringrazio di questa opportunità, perché sostenere le difficoltà che incontro quotidianamente mi avvicina alla persona che voglio diventare. A livello sportivo il goal è tornare competitiva, ma ci sono tante variabili che non dipendono da me e che non posso controllare, quindi al momento mi concentro sulla mia forma fisica, poi vedremo che cosa accadrà. A livello professionale, (parlando di coaching) la mia Mission è “Essere il meglio di me e divenire un veicolo di ispirazione e arricchimento per gli altri”. Quindi l’obiettivo è diventare un ottima Mental Coach per dare un valore aggiunto alle persone che desiderano scoprire o migliorare i loro talenti, incrementare la qualità della loro vita e accompagnarle in una parte del percorso verso la loro eccellenza.

Z: La rete ed i social hanno facilitato l'interazione con utenti, tifosi, semplici appassionati di sport, che per una ragione o per l'altra non possono seguire il beach dal vivo. Quanto tempo spendi nell'utilizzo dei social? E come si comportano con te i tuoi followers (detto alla twitter mode)?
G: I social sono un’arma a doppio taglio: se da un lato ti permettono di mantenere i contatti con le persone importanti per te, dall’altro possono distrarti dalla realtà e catturarti nella loro “rete”, appunto. Io li uso con l’obiettivo di condividere conquiste, fatti, riflessioni, frasi per me importanti. Amo molto fare fotografie, soprattutto nei momenti di contemplazione della natura, quindi i miei profili ne sono intasati! Amici, famiglia e tifosi sono speciali, hanno sempre dimostrato grande affetto e mi mandano una bellissima energia della quale mi nutro con piacere e gratitudine.

Z: Rimanendo in tema rete, è doveroso parlare del tuo blog giuliamomoli.blogspot.it . Il titolo è semplice e molto carino: "Palla e cuore". Ti chiedo subito il perchè della scelta di tale titolo e con quale fine è nato il tuo blog.
G: Il titolo che ho dato al blog era la password del mio pc già da qualche anno e mi sembrava idoneo a descrivere la passione che provo per lo sport che pratico. Credo che mettere cuore in ogni cosa che si fa aiuti a farla meglio e renda più ricca la nostra vita. Niente vive senza amore, mi sembrava un messaggio chiaro, pulito, idoneo al mio intento.
Il mio blog è nato con l'idea di condividere parole, video, musiche, articoli che possano, con umiltà, dare valore a chi lo legge, spunti di riflessione, testimonianze sullo sport, sulla vita, sull'alimentazione. Curiosando tra i post troverete molti esempi di eccellenza, pezzi che rileggo o riascolto spesso per nutrirmi di buoni sentimenti e di un'intelligente prospettiva di vedere le cose. Combinare lo sport, come sano e meraviglioso strumento di crescita ad un atteggiamento aperto e flessibile nei confronti del mondo mi permette di vivere la mia vita con gioia e gratitudine. Considero la nostra mente una grande alleata in grado di aiutarci a vivere pienamente il presente e lavorare per raggiungere i nostri sogni.

Z: La letteratura, la musica e la cucina sono i tuoi hobby preferiti. Tripla domanda al volo: il tuo autore preferito, il/la tuo/a artista (o band) preferito/a, il tuo piatto preferito e quello che cucini meglio?
G: Amo moltissimo i libri e non ho un autore preferito, mi lascio spaziare. Generalmente, se non cerco qualche titolo in particolare, vado in libreria e sono loro a scegliere me: diventando più visibili, luminosi...attraenti! E il libro che mi sceglie è esattamente quello di cui avevo bisogno ;) .
In questi ultimi mesi mi sono focalizzata su formazione, crescita personale e alimentazione. Attualmente sto leggendo “Credere per vedere” di Dyer, e studio “Il potere dell’inconscio e della PNL di Bandler“ e “The China study” di Campbell.
La musica...beh, mai senza! Anche qui sarebbe un peccato ridurre tutta la meraviglia che abbiamo a disposizione, quindi nessuno in particolare e un po' di tutto. Naturalmente dipende dai momenti, te ne cito qualcuno: Musica italiana (Jovanotti, Ligabue, Vasco, Mina, …) da cantare a squarciagola in macchina e durante le pulizie domestiche, Einaudi e Beethoven se mi voglio rilassare o concentrare, Pop, Rock e House per caricarmi e ballare, e il Jazz per godermi momenti di tranquillità. Ho imparato ad apprezzare anche gli audiolibri, molto comodi quando non si ha la possibilità di leggere o quando si vogliono godere le parole ad occhi chiusi.Dunque, la cucina: adoro mangiare bene e in modo sano per nutrire il mio corpo come atleta e come persona che vuole vivere nel benessere. Da qualche mese non mangio più carne quindi ultimamente mi sto specializzando in gustose insalate di cereali, semi, legumi e verdure, perfette per la calda stagione estiva.
La salute riveste un ruolo molto importante nelle mie giornate, per questo sono testimonial di A.M.O.R.E, un prodotto naturale volto al benessere del proprio organismo. Credo che ognuno di noi dovrebbe sviluppare la consapevolezza di quanto i nostri gesti quotidiani siano responsabili della qualità della nostra vita e di quanto il nostro corpo vada considerato, curato, amato a partire dall’alimentazione. Se vi andasse di ricevere qualche utile consiglio e di approfondire di cosa si tratta ecco il link. http://www.naturalei.it/

Z: Dopo averti ringraziata per la disponibilità a rilasciar questa intervista, a te la parola per le conclusioni finali.
G: Grazie per questa intervista! E' stato un piacere rispondere alla tue domande.
Auguro a tutti voi una meravigliosa giornata.
Life is good!

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