La piscina

Oggi ho portato il mio pancino in piscina.
Pensavo "tra un po' di lavoro e l'altro mi faccio delle belle nuotate così restiamo freschi e ci alleniamo".

Non avevo considerato l'oratorio.

Ebbene, dopo una iniziale mezz'ora di quasi imbarazzante silenzio immersa nel verde e nella quiete, arriva lo schiamazzo fin dal parcheggio di un centinaio di bambini pronti a divertirsi.
Entrano, con colorati zainetti e cappellini, in una finta fila ormai ingestibile, si appostano nelle zone dedicate e dopo venti secondi sono già nudi e costumati con la cuffia in testa che si esortano l'un l'altro: "Andiamo!".

La vasca apre alle 10 in punto, lo scivolo anche, e loro si precipitano in acqua armati di occhialini e di tuffi a bomba.
Molto bene.
Ora la densità della piscina è di 13 bambini per metro quadrato.
Rimando la mia nuotata a più tardi.

Lavoro e li osservo.
Li osservo e lavoro.
La piscina grande è distante circa 70 metri di prato dalla seconda piscina con lo scivolo.
Quindi è un continuo via-vai.
Corrono. Dio quanto corrono.
Con e senza ciabatte.
Corrono.
Pieni di energia ed entusiasmo, come se ogni momento fosse prezioso e da sfruttare al massimo.
Li guardo affascinata e il cuore mi sorride.
Mi chiedo quando è l'esatto momento in cui smettiamo di correre qua e là e decidiamo che per spostarci dobbiamo camminare.
Ero come loro, e ricordo perfettamente le giornate in piscina in pullman con la parrocchia.
Estasianti.
La sera prima io e i miei fratelli ci addormentavamo a fatica per l'emozione!

Si stava in acqua fino a che non eri obbligato da qualche orario o regola ad uscire, si girava sullo scivolo all'infinito impazienti per le lunghe code.
Si mangiava il proprio panino all'ombra, ancora bagnati, con l'asciugamano appoggiato sulle spalle.
E se avevi ancora fame e la mamma ti aveva dato un soldino, per merenda ti compravi la pizzetta al bar.
Ricordo ancora quel profumo.
Era un continuo movimento, una corsa, un gioco, una scoperta, un godimento.

Un vero e proprio tuffo nel passato e la certezza che certe cose non cambiano mai.
Prima di andarmene chiedo ad una ragazza della piscina quando tornano i bambini dell'oratorio.
"Venerdì ", mi dice.
"Ok, a venerdì allora!", rispondo io.

Non so perché mi abbia guardata in modo strano.