Ostetrica coach

18 dicembre 2017
Ieri avevo il termine della gravidanza, oggi il monitoraggio previsto.
Notte di contrazioni.
Notte di avvicinamento.
Ore 6.50: una lunga doccia calda al risveglio, al profumo di tea three oil e lavanda.
Mi godo il calore del getto sulla pelle, sciacquo via le tensioni: chissà se è l'ultima doccia prima di conoscerci dal vivo.
Ti rassicuro.
Ti amo.
Disegno ripetutamente con l'acqua un sorriso sulla pancia che ti contiene, ti parlo: in qualunque momento tu decida di partire, fai buon viaggio amore nostro.
Mi asciugo con calma, tra una contrazione e l'altra, tra una smorfia ed un respiro.
Mi sorrido allo specchio.
Faccio la piastra, un trucco leggero, voglio essere a posto per il mio appuntamento importante.
Vado in cucina, papà mi ha preparato una colazione sana.
Ci diamo il cambio in bagno, e mentre lui è in doccia leggo la lettera d'amore che ha scritto per me.
Quanta verità nelle sue parole, quanta sincerità!
È un momento davvero straordinario e unico per entrambi. Indimenticabile.
Ore 8.30: Arriviamo in ospedale.
Incontro altre mamme oltre il termine.
Nelle loro parole, così come nelle espressioni e nel corpo, la stanchezza mista al desiderio di tenere il proprio bambino tra le braccia.
Attendo il mio turno, passo dall'ostetrica che compila la mia cartella clinica alla visita con la ginecologa.
È Donna.
Dovrei essere rassicurata, dovrei sentirmi accolta, capita, al sicuro... invece mi rendo conto che a causa della mia esperienza personale, sono un pochino prevenuta. Prediligo la figura maschile in questo ruolo, gli uomini sono stati molto più delicati con me.
Mi visita e mi fa male, malissimo.
Glielo faccio notare.
Mi dice che è normale, che deve farlo, quando so che non è vero, che può essere molto più dolce.
E per tutta risposta mi chiede se ho fatto la visita con l'anestesista per l'epidurale.
"No, abbiamo scelto di non farla."
Mi guarda con disprezzo, e osserva che avrei dovuto fare almeno la visita (per poi decidere se usarla o meno all'occorrenza), perché se ho male già così, figuriamoci durante il parto!
Gianluca le consiglia di fare un corso di comunicazione.
Io mi zittisco, dopo averle fatto con un sorriso amaro una battuta sull'empatia volata altissima, come la proposta del corso.
Esco dallo studio perplessa.
Mi sento invasa, non rispettata.
Gianluca mi guarda, e so cosa pensa.
Torno dall'ostetrica per terminare la prassi (anche lei presente nei frangenti di qualche minuto prima) che con uno splendido lavoro degno del migliore dei Coach mi ristruttura la situazione appena accaduta.
Mi descrive tutti i vantaggi del parto naturale, mi spiega il significato propedeutico del dolore durante travaglio e parto e, soprattutto, mi mette nello stato d'animo di chi ha e acquisisce nel cammino le risorse per farcela.
Mi dice che per l'80% il parto è una questione di testa.
Ogni madre, per diventare davvero madre, deve passare di lì.
Qualunque modalità il processo preveda per lei, quella è la sua prova.
È stata meravigliosa.
Una Donna ha bisogno di sostegno.
Non di medicine.
Una Donna ha bisogno di fiducia.
Non di soluzioni.
Una Donna sa già cosa fare, e se non lo sa, Madre Natura le dona l'opportunità di impararlo sul campo.
In questa vita che nasce è contenuto l'universo intero.
Ps: sono tornata a casa.
Attendiamo